20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 18:58:00

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Carlo Bonomi

Le parole del presidente di Confindustria Bonomi, che voleva consolare il Sud che è stato depredato delle risorse dai fondi europei che gli spettavano, ci conferma che per il Mezzogiorno non ci sono speranze.

Quando riconosce che la nostra crescita non esiste, che il Nord si sta staccando sempre più, che i nostri giovani sono costretti ad emigrare e conclude che non ci resta che il turismo, ovvero: costruire nuove infrastrutture per favorire l’invasione dei lanzichenecchi, ci toglie ogni speranza. Il turismo non è una risorsa stabile, che rispetta per sua natura le comunità e l’ambiente, ma che consuma, deturpa e devasta se non è razionalizzato, umanizzato, limitato. Lo hanno dimostrato, quest’anno, le invasioni barbariche che hanno afflitto il Salento e reso impotenti i sindaci di città meravigliose come Gallipoli e Porto Cesario, assieme quasi tutte le altre città, in cui solo ristoratori e albergatori hanno goduto assieme ai gestori degli stabilimenti balneari, mentre la nostra gente ha perso qualcosa, a cominciare all’aumento dei prezzi di ristoranti e pizzerie.

Per non parlare di interi paesi e quartieri trasformati in mense a cielo aperto in cui non c’è neppure spazio per passeggiare! L’idea di trasformare il Mezzogiorno in un immenso luna park è deprimente e soprattutto non fa che incentivare la fuga dei nostri cervelli. Che, secondo questa logica, per restare dovrebbero trasformarsi in giostrai. È già comprovato che molti giovani professionisti, laureati anche brillantemente, hanno dovuto riconvertirsi a fare i pizzaioli, i camerieri o al massimo i piccoli imprenditori aprendo vinerie e focaccerie: è questo il solo futuro a cui vogliamo destinarli? Ridurci come la Grecia che, non avendo industrie, deve aspettare i turisti che la stanno letteralmente sconvolgendo e rinunciare a “tutti” i suoi giovani professionisti? No! Non è questo lo sviluppo che vogliamo.

Accanto al turismo, la cui offerta va qualificata e disciplinata per accogliere un turismo d’élite, qualificato, diciamo pure: elevano e non orde di consumatori attratti da discoteche a cielo aperto e traffici inquietanti…accanto a quel turismo occorre lo sviluppo delle altre potenzialità: l’industria verde, l’agroindustria qualificata e l’agricoltura tutelata contro pirateria, contraffazione e camorra. E il successo dei nostri vini all’estero qualcosa dimostra! Occorre puntare sulle università, che nel Sud sono state messe in ginocchio dalle logiche privatistiche, che spingono tutte verso il Nord, occorre incentivare la medicina di alto livello, che dalle nostre parti è ancora una rarità (in alcuni casi non c’è neppure quella di basso livello!). È vergognoso che lo Stato negli anni della crescita, abbia relegato al Sud l’industria inquinante: la siderurgia e il petrolchimico soprattutto, e che finanzi con strumenti finanziari specifici imprenditori che dopo pochi anni trasferiscono liberamente le produzioni nei paesi in cui i lavoratori sono sottopagati. E che secondo Giorgetti sono liberi di continuare a farlo!

L’idea del turismo come unica risorsa per il Sud è umiliante, insoddisfacente, sbagliata. È un settore sottoposto a oscillazioni evidenti, a un consumo abnorme di territorio spesso sottratto ad altre potenzialità, crea occupazione talmente instabile che quest’anno – è dimostrato dai fatti – tutti i ristoratori stanno trovando difficoltà enormi a reclutare personale. E questo non a causa del reddito di cittadinanza, come qualcuno capziosamente sostiene, ma a causa dell’insicurezza, del basso reddito, dall’instabilità. È semplice dimostrare quanto dico: se gli imprenditori fossero veramente interessati ad assumere personale, come sostengono di volere, potrebbero avanzare richiesta al “collocamento” che recluterebbe disoccupati che, in caso di rinuncia, rischierebbero di perdere il reddito di cittadinanza! E invece questo non avviene. Il Sud ha bisogno di altro per crescere. Se poi il turismo porta valore è un bene. Se invece distrugge è un male. I massimi esperti del settore hanno spiegato che un turismo di massa come quello abbattutosi sul Salento quest’anno non è tollerabile. Ma nessuna economica solida può fare a meno di una formazione di altissimo livello, di un cultura industriale avanzata, di agricoltura di qualità, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio.

Silvano Trevisani

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