22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 16:57:00

Agorà

Acciaierie d’Italia, si intervenga al più presto

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ex Ilva

Sviluppo, crescita, investimenti, occupazione, rappresentano direttrici irrinunciabili perché si realizzi un effettivo rilancio economico e sociale dei nostri territori, in un momento storico unico, come quello presente, grazie alle risorse finanziarie che una ritrovata solidarietà europea ha reso disponibili per l’Italia. Sarà importante, certo, conoscere l’ammontare di quanto destinato alle nostre comunità e soprattutto per quali specifici progetti ma, chiarito ciò, sarà opportuno anche assicurare un’efficiente ed efficace capacità di spesa da parte delle Amministrazioni pubbliche. Le prime due missioni del PNRR, relative alla digitalizzazione ed alla rivoluzione verde devono costituire opportunità per realizzare quella inclusione e coesione prevista dalla missione n.4, affinché non solo si salvaguardi chi oggi un lavoro ce l’ha ma anche tutte quelle donne e quei giovani che ancora aspirano ad una realizzazione sociale e professionale, senza dovere scappar via dalle proprie città d’origine e dai propri affetti.

A tal proposito, può risultare apprezzabile l’avvio del corso per la preparazione di supertecnici specializzati nell’automazione avanzata, rivolto a 25 ragazzi ed organizzato dall’ITS Cuccovillo di Bari in collaborazione con Acciaierie d’Italia, in quanto ciò fa presagire destini importanti dal punto di vista professionale per i giovani della nostra realtà. Peccato che, dal punto di vista dei piani industriali, ambientali, occupazionali, relativamente allo stabilimento siderurgico di Taranto, l’unica certezza che continua a manifestarsi è l’incertezza. Salari decurtati da anni, per via degli ammortizzatori sociali e privazione del lavoro per migliaia di dipendenti, rappresentano una vera contraddizione in un sito produttivo che intende rappresentare un esempio di innovazione e di realizzazione professionale per i succitati “aspiranti supertecnici” e, quindi, possibili future risorse umane dello stabilimento. Formazione ed educazione ad una nuova cultura del lavoro, ovvero un lavoro dignitoso, sostenibile, ecologico, che consideri la persona nella sua “integralità” concetto proprio della Laudato si di Papa Bergoglio, non possono più essere variabili indipendenti tra loro.

Temi dibattuti, questi, nel webinar “Ripensare l’uomo, Ripensare il lavoro, Ripensare lo sviluppo” del 23 settembre u.s. organizzato dalla Cisl nazionale, con la Fondazione Giulio Pastore e l’Archivio Mario Romani, quale contributo alla 49^ Settimana sociale dei cattolici Italiani che si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre p.v. dal titolo “Il Pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro, #tuttoèconnesso”. Webinar partecipato da relatori illustri del mondo accademico e da S.E. Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto, il quale si è molto soffermato sull’aspetto di una ecologia integrale che, appunto, non è solo ambientale, in quanto prima della “Tecnica e del consumo” c’è la “persona”. Ed è anche sulla scorta di quanto ribadito, nelle conclusioni, dal Segretario generale della Cisl Luigi Sbarra “Il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento ma è lo strumento attraverso il quale l’individuo si fa persona…”, che auspichiamo l’apertura di un tavolo di confronto, con Acciaierie d’Italia, come da tempo richiesto dalla nostra Fim e non più procrastinabile, per il bene, la salute e l’occupazione dei lavoratori coinvolti e della città.

Nella recente assemblea di Confindustria il premier Draghi è intervenuto lanciando la proposta di un Patto economico, sociale e produttivo per il Paese, a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni; ne è scaturita una standing ovation! Da tempo, come Cisl, chiediamo un nuovo Patto sociale anche nei territori per governare un cambiamento epocale che non ha simili nella storia e che metterà alla prova, più che mai, proprio il “lavoro” di chi ce l’ha e di chi aspira ad averlo. Tale cambiamento è già caratterizzato da una transizione digitale accelerata dall’emergenza pandemica, alla quale, però, si è aggiunta una transizione ancor più incisiva, che maggiormente condizionerà i nostri sistemi produttivi, sociali, ambientali, occupazionali, i nostri stili di vita, non escludendo nessuno, ovvero la transizione ecologica. L’avvento della nuova società Acciaierie d’Italia per noi ha rappresentato la speranza di avvio nella fabbrica ionica di un nuovo modello di relazioni industriali di più alto profilo, senza il quale qualsiasi progetto di ambientalizzazione e di innovazione risulterebbe impresa complicata da realizzare, perché senza coinvolgimento e partecipazione non c’è opportunità vera di cambiamento. La presenza dello Stato nella proprietà avrebbe dovuto divenire già occasione per imprimere una svolta dopo nove lunghi anni di stallo dal sequestro impianti del 2012, mentre il mercato dell’acciaio in Europa e nel mondo registrava ben altri progressi.

Recuperare questo tempo perduto non è semplice ma noi continuiamo a crederci, consapevoli di una sfida che richiama responsabilità delle Parti, azzerando ogni genere di strumentalizzazioni che, fino ad ora, sono servite a nulla, salvo esasperare gli animi dentro e fuori la fabbrica. E’ forte in noi la consapevolezza che la Puglia è annoverata tra le regioni italiane che devono affrancarsi da una situazione di illegalità e di criminalità preoccupante, come si evince dalla relazione semestrale della DIA consegnata al Parlamento – ripresa da diversi organi di informazione – che evidenzia tra l’altro i condizionamenti sociali, economici ed occupazionali presenti in tutte le Province.

E poiché, come si legge nello stesso rapporto, la povertà attrae l’illegalità, sono legittime le preoccupazioni per la deriva illegale che potrebbe derivare, nel tessuto sociale ed economico di questo territorio, dalla crisi produttiva ex Ilva. Preoccupazioni, anche queste, che impongono una risposta immediata e concreta per quella che è una delle fabbriche più importanti d’Europa; risposta che riparta dalla questione ambientale e culturale, che rimetta al centro la salute, la sicurezza, l’occupazione e la tutela professionale di tutti i dipendenti diretti e indiretti. Il siderurgico ionico è connaturato al destino industriale dell’Italia, pertanto senza tale svolta, vediamo l’unica alternativa di un destino ancora più incerto, dal punto di vista ambientale, produttivo ed in particolar modo occupazionale, considerando che il lavoro si conferma la vera emergenza del Paese, particolarmente del Mezzogiorno ed atteso che non ci sarà un solo sistema lavorativo esonerato, nel breve-lungo tempo, dalle profonde trasformazioni già in corso.

Gianfranco Solazzo
Segretario Generale Cisl Taranto Brindisi

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