19 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2021 alle 07:41:00

Agorà

Giustizia e solidarietà: tre casi a confronto

foto di Mimmo Lucano ex sindaco di Riace
Mimmo Lucano ex sindaco di Riace

Tre vicende giudiziarie, politiche, ma soprattutto umane, hanno arricchito in questi giorni le pagine della solidarietà pelosa… Proverò quindi a mettere a confronto queste tre storie emblematiche che si sviluppano lungo l’iter giudiziario: una indagine in corso, una sentenza di primo grado, una sentenza definitiva… Morisi, è indagato, dalla procura di Verona, per cessione di stupefacenti. Col tempo capiremo se si tratta di uso personale o di cessione e quanto sia configurabile il reato. Molti per il momento si sono affrettati a definirla “una debolezza” che va curata. E’ evidente che “la debolezza” di Morisi è un fatto che riguarda la persona e l’uso della droga.

Chi scrive ha firmato il referendum che vuole depenalizzare la condotta illecita relativa alla Cannabis. In realtà la vicenda di Luca Morisi, tutta da definire, riguarderebbe reati che tanti dei suoi detrattori vorrebbero depenalizzare. Si rivolta contro la “Bestia” che Morisi ha maneggiato, con la stessa brutalità e disumanità. Quando un’esperienza politica comincia a esaurirsi si ritorce sui suoi mandanti Luca Morisi è l’ideatore della “bestia” nel 2014, finalizzata nel 2016: un sistema che nasce dal team di SistemaIntranet di Mantova, di cui è socio di maggioranza. E’ stato lo spin doctor digital della Lega, di fatto il responsabile della comunicazione di Salvini. All’inizio si trattava di un semplice tool di monitoraggio e sentiment. Poi si è perfezionato, con l’analisi dei post di Facebook e Twitter in sinergia con la mailing list. Esercita il controllo sulle reti social analizzando i post e i tweet e il tipo di persone che interagiscono, modificando la strategia attraverso la propaganda. In pratica: si pubblica un post su Facebook sull’ immigrazione, il maggior numero di commenti riguarda “i migranti ci tolgono il lavoro”. Il successivo post orienta a rafforzare questa paura. Ricordate il concorso “Vinci Salvini” a qualche settimana dal voto? Ti dovevi registrare online e quanti più contenuti di apprezzamento alla Lega pubblicavi, maggiori erano le possibilità di vincere il “premio”: incontrare Salvin!

La totale disinformazione, frotte di like su post propagandistici e falsi, portano a quello che si definisce vanity KPI (Key Performance Indicators): l’elettore rimane soddisfatto nel condividere post che hanno migliaia di like, e quindi affermano le proprie convinzioni. Su questo si è montata la campagna mediatica che ha massacrato gli avversari. Morisi ha chiesto scusa al suo amico e mandante Salvini, che subdolamente difende i confini di una vicenda personale «Chi spaccia droga è un delinquente, chi la usa è un cretino: la differenza tra un criminale e un cretino, da codice penale, è evidente. E, comunque, Morisi, non c’entra nulla con la Lega, perché lui risponderà a se stesso e alla sua coscienza…». Purtroppo per Salvini non è così, visto che a quel “cretino” ha affidato l’immagine della Lega e sua personale, quella del “capitano” quand’era Ministro degli Interni.

Luca Morisi, spin doctor di Salvini e consulente del governo, nel giorno di Pasqua del 2019 pubblicò su Facebook la foto del Ministro dell’Interno che imbracciava un mitra scrivendo che “loro, i seguaci del Capitano, sono armati. Oggi la definisce debolezza, ma a Salvini quella debolezza ha fatto comodo, eccome! Mimmo Lucano, è stato per tre volte sindaco di Riace. Noto e apprezzato da alcuni per il suo coraggioso “modello”di accoglienza ai migranti. L’accoglienza diversa dall’ammasso di carne umana dei centri di detenzione. Quella difficile, che si propone di rammendare le comunità con i fili spezzati di comunità interrotte nei paesi di provenienza. Il modello Riace viene travolto con l’arresto di Lucano nell’ambito dell’inchiesta Xenia della Procura di Locri il 2 ottobre del 2018. I PM hanno chiesto per Lucano una condanna a 7 anni e 11 mesi con un lungo elenco di reati contro la pubblica amministrazione: associazione per delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e in certificato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio e peculato. Il Tribunale ha deciso, con sentenza di primo grado, la condanna a 13 anni e 2 mesi di carcere. Un pugno nello stomaco in chi continua a credere che l’accoglienza e l’inclusione, così poco popolari e perdenti, siano la migliore risposta al cannibalismo della “bestia” dei “giovani amici fragili” dei vecchi marpioni… Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi 90 giorni. Per il momento sappiamo che il Tribunale ha assolto Lucano dalla concussione e dal favoreggiamento di immigrazione clandestina, rispettivamente per non avere commesso il fatto e perché i fatti non risultano. Possiamo presumere che identificato il reato più grave nel peculato (pena minima 4 anni), compiuto per 16 diversi fatti, in continuazione del reato in associazione per delinquere con altri (quindi la pena era aumentabile fino al triplo) ha per questo condannato Lucano a 10 anni e 4 mesi. Poi ha rideterminato il reato di abuso di ufficio in quello di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”, con altri 2 anni e 10 mesi.

Nel chiedere la condanna, il pubblico ministero di Locri, nel corso della sua requisitoria, ha affermato che “a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico…” Gli esiti della candidatura di Lucano dimostrerebbero il contrario. Nel paese simbolo delle politiche di integrazione, dopo 15 anni alla guida dell’amministrazione, Mimmo Grafica: SPARTA soc. coop. Lucano ha incassato una sconfitta netta giungendo terza. Alle Europee, a Riace la Lega è stato il primo partito, con il 30,75%. Quello che più sconcerta è la solidarietà pelosa espressa dagli amici di Lucano, capolista nella circoscrizione nord di “Un’altra Calabria è possibile” a sostegno di De Magistris che di lui ha dichiarato: “Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità ed illegittimità, ma sono convinto che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male”. Una singolare concezione del come amministrare la giustizia secondo la quale, la valutazione dei fatti prescindendo dalla valutazione dei codici, delle norme e del diritto, vedrebbe attribuire ai giudici il potere divino di distinguere il bene dal male.

Confidiamo nella giustizia, dicono sempre gli ipocriti giustizialisti della prima ora, clementi con se stessi ed i propri amici e, con disinvoltura, altrettanto intransigenti e severi con i nemici. La base su cui si fonda l’uso politico della giustizia che non perde occasione per calpestare il diritto fondamentale alla presunzione d’innocenza sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Michael Giffoni diplomatico di carriera dal 1992 al 2014 ha ricoperto numerosi e delicati incarichi nazionali ed europei. Dopo aver trascorso gli anni ’90 in Bosnia e nel resto dell’ex-Jugoslavia in guerra, è stato Capo della Task-force per i Balcani dell’Alto Rappresentante per la Politica estera Ue, Javier Solana, poi per 5 anni primo Ambasciatore d’Italia in Kosovo (2008-2013) ed infine (2013-14) Capo Ufficio per il Nord Africa e la Transizione araba al Ministero degli Affari esteri. Venne travolto da una inchiesta sui traffici di visti e permessi di soggiorno dall’ambasciata italiana a Pristina. Sospeso dal servizio ancora prima del processo, la Farnesina lo espelle dal corpo diplomatico. Il TAR ordina il reintegro.

Ma per due volte la Farnesina ribadì la sua destituzione: una a firma del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Federica Mogherini; la seconda, del segretario generale Elisabetta Belloni. Lo accusarono di dolo e colpa grave, senza uno straccio di sentenza. L’ennesimo caso di giustizialismo nostrano a cui, il sistema burocratico-amministrativo, spesso liscia il pelo, mostrandosi prono al sentire popolare dei nostri tempi alimentato dal populismo e dal sentiment “anti” casta, politica, impresa, vaccino, green pass. La radiazione d’un diplomatico è equiparata alla fucilazione per alto tradimento in tempo di guerra. Griffoni in questi anni ha avuto due infarti, un ictus, un tumore, il suo matrimonio finito. Per sopravvivere è dovuto tornare alla casa materna e sopravvivere con la pensione della madre. La sentenza è arrivata lo scorso lunedì 27 settembre. Era tutto infondato. Assolto perché il fatto non sussiste. Non solo si è distrutta la carriera dell’Ambasciatore Giffoni, si è anche privata la nostra politica estera di un validissimo diplomatico che aveva ancora tanto da dare soprattutto la dove le principali risorse e sfide future ci aspettano.

Ci sono tristi vicende umane e giudiziarie che, anche se non ci toccano direttamente, lasciano un senso di amarezza e di insicurezza che resta a lungo in agguato quando riaffiorano nella cronaca o nella mente. L’idea che esse possano un giorno colpire a caso chiunque fa rabbrividire. Qualcuno, ancora una volta, in queste vicende, ha mostrato i peli sullo stomaco, altri sulla lingua, alcuni addirittura, li hanno cercati nell’uovo. Io non ho peli sulla lingua. Se ne ho, occasionalmente qualcuno, giuro che non è mio! E’ sbagliato porre il garantismo e il giustizialismo sullo stesso piano. Ancor più sbagliato assumerlo pretestuosamente per salvare se stessi o per convenienza politica. Non è così. Il garantismo è un’idea alta che regge le democrazie evolute e gli equilibri sociali fondandoli sul rispetto della dignità della persona e sul dubbio come criterio di valutazione delle azioni umane.

Alfredo Venturini

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