30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 13:00:06

foto di giustizia
Giustizia

“Le cattive compagnie conducono l’uomo alla forca”, recita un vecchio adagio toscano. Se non fosse per una riconosciuta capacità di “scandalizzare” e “bestemmiare”, per parafrasare le parole dello stesso Pier Paolo Pasolini, ci si dovrebbe meravigliare della straordinaria capacità con cui i radicali si stan scavando la fossa ancor prima di salire sul patibolo. Da sempre i radicali sono “riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani, più morti, più infrequentabili”.

Senza “alcun rispetto umano, nessuna falsa dignità… né di meretrici né di pubblicani, e neanche – ed è tutto dire – di fascisti”. Nel rispetto dello spirito liberale che da sempre ha caratterizzato la storia radicale, a partire da Ernesto Rossi sino ai giorni d’oggi, il Partito Radicale ha sempre rivendicato nel corso degli anni la sua capacità di sapersi liberare dalle catene ideologiche preconcette che limitano alleanze di scopo, in nome di obiettivi d’interesse comune. “Ci sono troppe splendide cose che potremmo/ potremo fare anche con il “nemico” per pensare ad eliminarlo”, disse una volta Pannella. Ed ancora: “La vera vittoria, consiste nel voler con/ vincerli”. A questo sono riconducibili le tanto contestate “presenze”, “vicinanze” ed “alleanze” che hanno caratterizzato nel corso degli anni la storia del Partito Radicale, a partire dalla presenza di Pannella al XIII congresso del MSI, nel febbraio 1982, l’elezione nella lista radicale del brigatista Tony Negri dell’anno seguente, sino all’alleanza per le regionali nel Lazio con Francesco Storace, passando per la partecipazione al Governo “liberale” di Berlusconi, per arrivare all’appoggio alla candidatura dell’ex magistrato Luca Palamara alle suppletive della Camera, e dunque al referendum sulla giustizia promosso con la Lega di Matteo Salvini. Solo che questa volta, in assenza del giocattolaio, il meccanismo sembra essersi inceppato del tutto.

Ciò che è successo per i referendum sulla giustizia, battaglia storica del Partito Radicale Transnazionale di Enzo Tortora delegata incautamente alla Lega di Matteo Salvini, ha infatti dell’incredibile. La campagna per la raccolta firme aveva visto in estate la partecipazione ingombrante della Lega, giustificata da ragioni logistiche e organizzative. Anche la stessa scelta dei quesiti, con particolare riferimento al quesito sull’abrogazione della Legge Severino, in merito all’incandidabilità alle elezioni politiche dei condannati definitivi con condanna superiore ai due anni di reclusione, era frutto di un “giusto” compromesso di scopo. Per indire referendum abrogativo, in base all’art 75 della Costituzione, servono 500mila firme o cinque Consigli Regionali. In piena pandemia, con le restrizioni imposte dal greenpass, e un clima africano, riuscire a raggiungere la soglia delle 500mila firme “analogiche” era stato in estate davvero complicato. Ciò nonostante, grazie anche ad una forte partecipazione civica e civile, lo scopo era stato raggiunto, a dimostrazione che il tema tocca un nervo scoperto della sensibilità pubblica.

Il 17 Agosto con un post trionfalistico su Facebook, Matteo Salvini dichiarava: “Già 500mila firme raggiunte per i #referendumgiustizia, ma non ci fermiamo!”. Ed in effetti non si sono fermati. Come dichiarato dallo stesso Matteo Salvini, seduto al congresso del Partito Radicale accanto al Segretario Maurizio Turco, “Raccogliere le firme in estate in tempo di Covid è stata una fatica immane. Ho ancora l’incubo dei moduli, delle pec, dei certificati”. Inizialmente la Lega aveva dunque rivendicato una proroga del termine fissato al 30 settembre per il deposito delle firme in Cassazione, giustificata dalle restrizioni e dalle difficoltà dovute dal covid. Nel frattempo era però intervenuta la ratifica dell’iniziativa promossa dall’avv. Mario Staderini, già segretario di Radicali Italiani, che con l’approvazione dell’emendamento presentato il 20 luglio da Riccardo Magi, deputato di +Europa, aveva introdotto nel paese la possibilità della firma digitale. Il referendum promosso dall’Associazione Luca Coscioni, in merito al fine vita, aveva ottenuto un riscontro importante, servendosi della firma digitale solo in maniera residuale negli ultimi giorni di campagna. Il referendum sulla cannabis, si era invece inizialmente servito in maniera quasi esclusiva del nuovo strumento, raggiungendo lo scopo delle 500mila firme in tempi da record.

Il 29 settembre il Consiglio dei ministri approvava dunque il decreto legge che prorogava il termine al 31 ottobre, per tutti i referendum. I ministri leghisti, si astenevano. C’era da aspettarselo, concluderà il lettore, se non fosse che al 29 ottobre non erano ancora state ancora depositate le firme sul referendum giustizia. Dal congresso del Partito Radicale il venerdì sera Maurizio Turco rassicurava gli elettori: il deposito avverrà senza problemi. Solo che quel deposito, di oltre 700mila firme secondo quanto dichiarato da Matteo Salvini, non è mai avvenuto. Infatti con un comunicato la Lega ha deciso di avvalersi dell’appoggio dei 5 Consigli Regionali come previsto dalla Costituzione, bypassando l’obbligo di deposito. 5 firme valgono più della volontà espressa da 700 mila elettori! Poco male, “la durata è la forma delle cose”, in assenza della forma ci accontenteremo della sostanza. E non si sono fermati, per dirla alla Matteo Salvini.

Non si sono fermati davanti a niente. Infatti, con un vero e proprio blitz, il 3 novembre, in Commissione Affari costituzionali della Camera la Lega ha provato a far passare un emendamento soppressivo dell’articolo del decreto 132 del 30 Settembre 2021 con cui il Consiglio dei ministri aveva approvato la proroga per tutti i referendum. “Inserire una norma di chiara natura elettorale all’interno di un decreto legge”, ha dichiarato il deputato leghista Igor Iezzi, capogruppo della Lega in Commissione Affari costituzionali, “rappresenta un errore clamoroso e di certo non basta, come scusante, considerarlo un provvedimento attinente alle regole procedurali”. L’emendamento è stato respinto, ma la Lega si dice pronta a dar battaglia. Chissà cosa starà passando nella testa di coloro che in quel di Torre Argentina hanno deciso di lanciarsi sulla cattiva strada. Forse che “Le cattive compagnie conducono l’uomo alla forca”. Ma adesso è ora che io vada…

Mirko Venturini

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