28 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 28 Gennaio 2022 alle 09:58:00

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Il dramma carceri: meglio le pene alternative

foto di Un carcere - archivio
Un carcere - archivio

La situazione carceraria può essere paragonata ad una vasca da bagno a cui è stato tolto il tappo ma il rubinetto resta sempre aperto. Oggi il Covid, per via dei contagi e la necessità dei distanziamenti nella prevenzione, ha messo ancora più in evidenza come il sistema carcerario sia in crisi. Riformare il sistema penale e penitenziario non è semplice, soprattutto nell’ individuazione dei reati con sanzione detentiva. Molto spesso l’impossibilità da parte dei detenuti, soprattutto immigrati, di avere al di fuori del carcere una casa, una famiglia o un lavoro complica la situazione nel costruire possibilità alternative alla detenzione. Il nodo fondamentale è l’obiettivo che si vuole ottenere attraverso l’utilizzo della pena detentiva e se il carcere sia lo strumento più idoneo ad ottenerlo. Il comma 3 dell’art 27 dice “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

La messa alla prova, attraverso i servizi sociali e la detenzione domiciliare, sono alternative che si inseriscono in quest’ottica, cosi come l’Articolo 21 Legge sull’ordinamento penitenziario (L. 26 luglio 1975, n. 354) prevede che, i detenuti e gli internati, possono essere assegnati al lavoro all’esterno, in condizioni idonee a garantire l’attuazione positiva degli scopi previsti dall’articolo 15. Non mancano esempi di attività, soprattutto in ambito della ristorazione, ma troppo pochi rispetto alla necessità. Ci sono esempi di lavoro all’interno delle stesse strutture carcerarie (sartoria, falegnameria, ecc.), o in regime di semilibertà. Da un’analisi sommaria della popolazione carceraria, appare evidente che la maggioranza è di sesso maschile, i detenuti stranieri sono aumentati in maniera esponenziale con la presenza di alcune nazionalità in numero superiore rispetto ad altre; non sono da trascurare le fasce di età maggiormente presenti cosi come il grado di istruzione, che nella maggior parte dei casi e bassa. La presenza dei tossicodipendenti è elevata ed è correlata alle patologie dell’HIV ed hcv, a cui segue l’alcool. Vi è circa un 20%, che trascorre mesi o anni in attesa della sentenza di primo grado o sentenza in appello o ricorso.

Tutto questo per evidenziare che è necessario strutturare interventi e percorsi riabilitativi che tengano in considerazione i profili sanitari specifici, l’approccio alle dipendenze ed un reinserimento al lavoro che possa dare dignità e recuperare la persona finalizzato al non perpetuarsi del reato. Il problema dei detenuti stranieri per lo più extracomunitari molti dei quali non in regola, apre altre problematiche prima fra tutte la comunicazione: con l’incomprensione del linguaggio, si accentua l’isolamento, viste le difficoltà a concedere colloqui o telefonate con i familiari o documentare rapporti di parentela. Difficile anche il reinserimento in percorsi sociali. Le drammatiche condizioni ambientali e psicologiche, l’assenza di prospettive, la rottura dei legami familiari e sociali, sono elementi che spesso spingono alcuni a forme di autolesionismo e suicidio. Il sistema penitenziario prevede anche le guardie carcerarie, gli operatori sanitari, volontari, cooperative ed associazioni che rappresentano la rete sociale che deve accompagnare la transizione delle persone dal circuito penitenziario, all’inserimento socio lavorativo. La società stenta ancora a comprendere quello che dovrebbe essere il proprio ruolo in processi di prevenzione e riscatto.

Maria Vittoria Colapietro
Sociologa

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