13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Agorà

Prendiamo a “volare”! E magari da “Grottaglie”!

Gli “Ori di Taranto”, custoditi nel MarTa
Gli “Ori di Taranto”, custoditi nel MarTa

Il futuro di Taranto? Bisogna sbrigarsi che il futuro inizia dalla prossima interruzione della “fetida”, ormai inutile, respirazione bocca a bocca alla grande industria?

Ogni millantato credito, incapacità progettuale, da quando si fa politica a Taranto, trova la parola magica, utile a suscitare il genio della lampada, in “cultura e turismo ci salveranno!”. Cioè nulla, finora! E c’ho i testimoni, e dalla fine del ‘700!

Intendiamoci, non si può dire che negli ultimi mesi non vi sia stata, quanto a cultura, la riconsegna alla città di cultura, spettacoli e luoghi adatti allo spettacolo. Si avverte il desiderio e la possibilità di una svolta che sembra impegnare il governo cittadino, ma dobbiamo rapidamente uscire dalla “cassa integrazione in deroga” dell’indescrivibile lungo passato”.

Ora il post-industriale (ma sempre con industria) sembra abbacinato da una nuova speranza e sempre nel solco delle “dipendenze”: rifiorisce ammiccante l’occhiolino dell’elettorale governo nazionale pronto a sprecare ancora un soldi industriali e si candida a demiurgo il “decarbonizzato” Emiliano a insegnarci come farci… elettrici o a gas.

Finora le uniche “secolari” continuità culturali tarantine, con i loro evidenti limiti, forse sono state favorite dalle tante trascuratissime, snobbate, associazioni culturali cittadine, spesso avamposti di importanti sodalizi nazionali. Associazioni impegnate a coltivare costanti rapporti con la più accorsata cultura nazionale ed europea, in rispettosa continuità con quei “visionari” dei nostri nonni che, per bilanciare le “pagliette” arsenalotte e farci “nazionali”, vollero ad Unità ancora fresca proporsi subito da “gente colta” con Liceo classico, un Liceo Musicale. un Museo, una Sovrintendenza (poi sparita… nottetempo).

In seguito ci siamo culturalmente… distratti e, pensate, continuiamo ancora a chiederci, a distanza di quasi 60 anni dal famoso avvio al risanamento-riqualificazione, cosa farne della Città vecchia, ormai in comatosa vita residuale, amata solo perché i tarantini da sempre sono formidabili tasmigratori del presente in una oppiacea accettazione del fantasioso che ci fa di volta in volta Spartani, eredi del Cristianesimo petrino, patria consapevole di molti geni, fino a Paisiello, Carrieri et similia, ma tutti fuggiti in tempo per farsi geni, appunto …

La storica mancanza di sensibilità progettuale della politica e dell’imprenditoria ha quasi banalizzato alcuni indiscutibili primati della nostra terra che si offrirebbe invece, e da sempre, come quinta adatta a sostenere grandi eventi internazionali, dove Sparta, san Pietro, Paisiello brillerebbero di verità e prestigio. Molti lo sanno e lo invocano da… a.C.N.

Mi è sembrato che tra i leit motiv del primo “Agorà”, Guadagnolo, pur continuando a considerare obbligo “nazionale” l’acciaieria, chiedesse una svolta e, tra le possibili, preconizzava investimenti nei beni culturali (cultura, dico io) e anche Bray, ospite del giornale, inventa per noi addirittura il “Palazzo della conoscenza”. Claudio Signorile poi in una sua lettera aperta al presidente Conte sottolinea di fatto la sostanziale unità del Sud, da sottrarre a protagonismi locali, riconoscendo (dico io) indirettamente qualcosa che in Italia solo il Sud può vantare: essere stato sempre “nazione unita”, dalla caduta dell’Impero Romano all’Unità d’Italia. E Taranto, più di ogni altra città meridionale, potrebbe essere capofila di un rilancio culturale di quella “nazione”.

Ma dovremmo liberarci da una sorta di minorità psicologica, per cui pensare in grande ci fa paura o ridere e dovremmo guardare Taranto per ciò che davvero è stata e sia, cioè “prima” in tantissimi settori: industria – marina – urbanistica – tecnologia – poesia classica e contemporanea – potenza magnogreca – centro politico-filosofico del mondo antico – sede del primo Cristanesimo nella Cripta del Redentore – patria di Giovanni Paisiello – Festival paisielliano – primo Seminario Arcivescovile del Sud nell’Europa postridentina – grande Museo Nazionale Archeologico – centro di una kora archeologica di grande valore – Museo Diocesano tra i più prestigiosi d’Italia – innovativo metodo d’intervento nel recupero dei beni culturali (Castello Aragonese) – prima nella coltivazione del mare – sede di qualificati convegni internazionali, tra tutti quello sulla “Magna Grecia”- capitale di un Principato, potenza politico-culturale per più di ‘400 anni – inventrice del “Premio Taranto” di Carlo Emilio Gadda, Raffaello Brignetti, Pier Paolo Pasolini…. – centro di un territorio caratterizzato da alcune assolute eccellenze: i “trulli” e i documenti di arte e civiltà italo-greca, riconosciuti a livello mondiale dai purtroppo interrotti (per quattro soldi) “Convegni internazionali sulla civiltà rupestre”- città partecipe di tradizioni popolari laiche e religiose – partecipe di un’importante orchestra (“Magna Grecia”)…

Ma tutto questo, se non diventa sistema e coscienza dinamica, continuerà solo ad essere orgoglio culturale consolatorio per pochi e fonte di povero reddito occasionale.

Faccio qualche esempio di cosa sia stato il nostro passato culturale, richiamando rimpianti ancora urticanti: la grande mostra sui “Greci d’Occidente”, che di fatto proponeva solo il nostro Grande Sud, si fece a Palazzo Grassi a Venezia e quella su “Taranto e gli splendori del Mediterraneo” a Brest, senza nessuna ricaduta sulla città: sempre così, come per l’Italsider! qui la produzione, la direzione a Nord. E il Galeso? forse che non continua ad essere “inutile”? eppure da solo, con la sua immensa eco poetica radicata nella cultura occidentale e scolastica europea, sarebbe in grado di catturare parte cospicua di quel turismo scolastico che muove in Italia ogni anno milioni di giovani.

La terza città del meridione (allora no) potrebbe (oggi certo sì) dotarsi, con minor spesa di quella gettata in “fumi”, di una snella ma prestigiosa TARANTINA ”Agenzia”, partecipata in solido dalla mano pubblica, dalle operose fondazioni nostrane di ricerca e di scienza (Università e Politecnico) e dall’imprenditoria privata per la organizzazione di grandi eventi SUL SUD e PER IL SUD, da ospitare in un prestigioso poligono di sedi espositive oggi esistenti, maturate autonomamente e finora senza alcun collegamento tra loro, come sarebbe il “sistema” Castello, Marta, Mudi, Rossarol e fra un po’ anche Mudit e gli ex Baraccamenti Cattolica.

Qualche “involontario” ed episodico esperimento di “grandi cose” si è fatto nel passato ed ha reso innegabili risultati: gli “Ori di Taranto” e poi “Ducros” al Marta ebbero decine di migliaia di visitatori giunti da ogni parte d’Italia, che certo lasciarono l’“obolo” -diversamente non sperabile- magari per una… pizza e un caffè, con lo schizzo…

Il “pubblico” dovrebbe sollecitare con forte determinazione tale esigenza di sprovincializzazione e il “privato imprenditoriale” guardare con interesse a campi di investimento davvero sicuramente redditizi. E specie ora che la città parrebbe (condizionale?) essere investita da un uragano di Euro (ancora eterodiretti?) da destinare a rivoltarla, come forse solo negli anni dell’ubriacatura post-unitaria.

Dunque, la ricetta è semplice, ma non semplicistica: o Taranto acquista una valenza internazionale nella produzione e offerta qualificata di cultura o rimarrà una decorosa città di provincia, impiegatizia, più o meno sollecitata da episodiche (magari anche gradevoli) iniziative culturali.

Intendiamoci, nulla è obbligatorio! Si potrebbe anche decidere di ridurci in 100.000 e goderci la bella pace paesana, dolcemente immalinconita da continui appelli al passato felice e addormentare definitivamente il presente già in dormiveglia: fare i “bagni”, gustare i gustati e rigustati ex “prodotti tipici” e arrivare in serie… C. Basta volerlo.

Mi pare però che la città delle nuove generazioni, dei “gruppi” più consapevoli e acculturati stia esprimendo, sia pure in un inevitabile e un po’ scomposto fermento, l’ansioso bisogno di crescita e di svolta. E allora bisogna far presto, il futuro che conta è alle porte e non ci si può sempre presentare col vestitino stretto del monsieur Travet e con divertenti (anche importanti) piccole storie, scambiate per grandi eventi, dimenticando la “storia grande” che impone cose grandi.

Purtroppo per noi, questa volta i nostri secolari lamenti (un po’ furbacchioni) sarebbero giudicati severamente, perché non potremmo più “non sapere” come vanno le “cose del mondo”, i “media” offrono indigeribili confronti.

E allora? prendiamo a “volare”! E magari da “Grottaglie”!

1 Commento
  1. Vincenzo 7 mesi ago
    Reply

    Bello l’intervento del prof. Massafra. Avrei voluto che lo stesso, nel suo intervento, lungo e articolato, ha dimenticato di aggiungere qualche parola su chi ha diretto la politica a Taranto. Questi, nel loro cammino politico hanno sempre dimenticato di porre un freno,fermo e forte, ai vari scippi subiti dai colleghi in Regione che, nel silenzio generale, hanno portato via da Taranto TUTTO nel silenzio generale che voleva dire, in vernacolo: ” ce m’n fùtt a me”. Ometto tutti gli scippi perpetrati a danno di Taranto, tanto sono noti a tutti. Il più clamoroso è quello fatto con l’aeroporto Arlotta. Quell’aeroportpo importante sino agli inizi degli anni ’70 e chiuso con la famosa frase: “ristrutturazione dell’aerostazione” e mai più riaperto (solo utile a supplire agli aeroporti di Bari e Brindisi chiusi per la guerra in corso nella vicina ex jugoslavia). Oggi, 29.10.2020, tutti entiusiasti della decisione presa in modo rapido, dall’ENAC Puglia (sostenuta anche con i soldi tarantini) per dedicare l’Arlotta ai voli turistici orbitali. Evviva chi vede il lato utile della cosa senza mai pensare allo scopo e a che cosa serve. Il mio pensiero è che serve solo e unicamente a qualche nababbo che con una spesa milionaria, si toglie lo sfizio di fare un giro attorno alla terra e vederla da quell’altezza. Il nababbo, verra a Grottaglie con un jet privato, sceso dallo stesso, farà il volo da nababbo, tornerà a Grottaglie e ripartirà col suo jet nella sua città per raccontare l’emozione al club dei miliardari. Lo stesso a Taranto e e Grottaglie non spenderà neanche un’euro per un caffè e la nostra economia rimarrà come al solito delusa e dopo e solo dopo dirà: “fregati un’altra volta” solo per distrarre chi di dovere a non voler aprire ai voli civili come auspica, oggi, il prof . Massafra. Cordiali saluti. Vincenzo Frisenda

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