23 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

Agorà

Questione ex Ilva, le risposte concrete che vogliamo

L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

È tutt’altro che una questione risolta e superata. Da otto anni la vicenda Ilva si trascina a colpi di decreti, liti giudiziarie, annunci, proposte, anche le più disparate. Dal 2012, da quel 26 luglio giorno dei sequestri degli impianti e degli arresti dei Riva, la città e la sua provincia vivono in un limbo dal quale ancora oggi non si sa come e quando uscire. Non si sa neppure, a poco più di un mese dalla dead line, se l’attuale gestore Arcelor Mittal resterà o meno a guidare l’azienda siderurgica o se si limiterà ad una presenza comprimaria nel caso dell’annunciato ingresso dello Stato attraverso Invitalia o, infine, se deciderà di mollare tutto e andare via. Una questione tutt’altro che residuale rispetto alle sorti complessive della città e della sua provincia, perché Taranto, ancora oggi dopo otto anni, non sa se e come dovrà continuare a convivere con lo stabilimento che, esauriti i gloriosi fasti degli anni ’60, oggi è uno dei problemi più esplosivi del Paese.

Nella sua visita istituzionale del 12 ottobre, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sull’argomento è stato piuttosto chiaro: «Chiudere un polo siderurgico in Italia è un problema di sistema». Come a dire che quello stabilimento non si può chiudere perché la sua chiusura metterebbe in crisi un intero sistema produttivo. Peraltro i durissimi colpi inferti alla nostra economia dalla pandemia rendono ancora più complicato pensare di poter fare a meno della fabbrica d’acciaio.

Conte, ripetendo un refrain che a Taranto ascoltiamo da troppi anni, ha manifestato tutta la volontà di procedere con la transizione energetica, con la svolta green – utilizzando anche il Recovery Fund che ormai tutti tirano per la giacchetta.

Bisogna allora porsi alcune domande: con quali tecnologie sarà possibile realizzare la svolta green dell’ex Ilva? E, a seconda della tecnologia, con quale capacità produttiva? Con quale dimensione occupazionale? Ma soprattutto, cosa si può realisticamente fare nelle attuali condizioni tecniche e manutentive degli impianti? E in quanto tempo?

Dalla risposta a queste domande si potrà cominciare a capire quale dovrà essere il rapporto del territorio con l’industria. A queste domande proveremo a dare risposte già dal prossimo appuntamento con Agorà, martedì 27 ottobre. Non slogan – perché ne abbiamo abbastanza di parole roboanti e purtroppo assai inconcludenti. Proveremo a offrire un quadro realistico e concreto per comprendere se ci sarà ancora un futuro per il siderurgico di Taranto e in quale misura.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

1 Commento
  1. Alberto Pratesi 1 mese ago
    Reply

    Caro Direttore,
    ArcelorMittal non resterá. Non resterá perché la sua strategia industriale e commerciale non c’entra niente con Ilva, per cui alla fine per Taranto é un bene che non resti: se restasse sarebbero problemi e contrasti tutti i giorni, come é stato finora.

    ArcelorMittal é entrato in Ilva perché é stata ingannata dalla sua componente Italiana che per interessi personali gli ha spregiudicatamente prospettato una situazione diversa dalla realtá (libertá di licenziare e di disporre a piacimento dei livelli di produzione), inducendola a credere di poter implementare una strategia che fin dall’inizio era irrealizzabile. E di questo -purtroppo- i tarantini pagano le conseguenze.

    Alberto Pratesi

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