07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

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La pandemia, gli errori e il complottismo

Gli untori, nella fantasia popolare descritta dal Manzoni, diffondevano la peste consapevolmente e a pagamento. La credulità del volgo profano si ripropone oggi in quelle ricostruzioni complottistiche che raccontano gli Oronzo Canà del Covid-19: “il virus è stato costruito in laboratorio dagli Usa per mettere in ginocchio la Cina…” il coronavirus è un’arma biologica progettata; il coronavirus è stato creato per vendere vaccini; il coronavirus è stato prodotto dalla Bill & Melinda Gates Foundation / Donald Trump / CIA / Cina; il coronavirus è uno schema di controllo della popolazione… Il nostro cervello e la nostra psiche non sempre sono come li vorremmo, né possono evitare che l’emotività disordinata prevalga sulla ragione ed il pendolo continua ad oscillare tra la negazione della pandemia e la sua enfatizzazione. Questo non ci impedisce di giudicare errori e manchevolezze nel proseguire la lotta contro il virus. Anche oggi, come allora: “l’imperfezione degli editti, la trascuranza nell’eseguirli, la destrezza nell’eluderli”.

Il senatore della Lega Marco Centinaio, criticando l’ordinanza del Presidente della Lombardia, suo compagno di partito, ha detto che violerà il coprifuoco: “da domani sapete che faccio? Dopo le undici di sera scendo in strada, mi metto a passeggiare per Viale Cremona, nella mia Pavia. Vediamo se qualcuno viene ad arrestarmi”. Nulla sarà più come prima…e invece quel che pare insopportabile è la necessità di cambiare “stile di vita”, le proprie abitudini. Appare un sacrificio rinunciare al cinema, al calcetto, all’happy hour, alla festa di compleanno, a quella di laurea, ai ricevimenti che seguono le comunioni che fanno concorrenza ai più sfarzosi matrimoni. I vizi nascosti sotto quei quotidiani rituali a cui non vogliamo rinunciare. Manzoni descrive il conflitto interessante tra religione e prudenza sanitaria: “i medici sconsigliano gli assembramenti, ma il clero preme per chiedere tutti uniti a Dio di allontanare la peste…”, persino Papa Bergoglio ha dovuto giustificare certe sue scelte coraggiose per la celebrazione della Messa. Poi c’è l’economia che va male e può peggiorare non si sa ancora quanto. lo spettro della recessione, il turismo al collasso, i negozi, i parrucchieri, le estetiste, le palestre, le aziende che rischiano di chiudere. Tutti quelli che si ostinano a non capire. Credono che lasciare che le cose vadano “naturalmente” come sempre, sia la soluzione migliore. Vivi e lascia vivere…ma intanto si muore.

“Le scuole sono le ultime cose che dobbiamo chiudere”. Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania è convinto che la risposta dettata dalla ragione e supportata dai dati che vengono dall’Asl Napoli 2 (nelle scuole 380 positivi tra casi diretti e casi correlati), sia un’altra: “Le prime o le ultime attività da chiudere sono determinate dal livello di contagio, non dagli ideologismi. Non per ragionamenti astratti. E le ultime cose da chiudere sono certamente gli ospedali, che dobbiamo preservare a tutti i costi dai contagi. Evitiamo che il contagio si diffonda in maniera incontrollata anche sulla popolazione studentesca e poi a cascata sulle famiglie, cercando di potenziare la didattica a distanza.” Secondo l’ultimo aggiornamento del bollettino del ministero della Salute sono 19.644 i nuovi casi individuati nelle ultime 24 ore, che portano a 504.509 il numero dei contagiati. In aumento l’incremento delle vittime, 151 in un giorno che portano il totale a 37.210. La regione con più casi è ancora la Lombardia (+4.956), seguita da Veneto (+1.729), Campania (+1.718), Lazio (1.687) e Toscana (1.526). Le uniche due regioni con incremento a due cifre sono Basilicata (+50) e Molise (+66). Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia Covid supera quota mezzo milione e sale a 504.509. Gli esperti della Johns Hopkins University di Baltimora, sulla rivista Science, hanno voluto descrivere il motore su cui si muove il Covid-19: convivenza sotto lo stesso tetto, attività di gruppo, ambienti affollati, ma anche asintomatici sfuggenti, superdiffusori e contesti che amplificano i contagi. I ricercatori sottolineano come la gran parte dei contagi avvenga in casa: i conviventi hanno un rischio sei volte maggiore di essere infettati rispetto agli altri contatti stretti. I più esposti sono i coniugi dei malati e gli anziani che vivono in famiglia con persone più giovani. Il rischio è alto anche negli ospedali, nelle case di cura, nei dormitori e nelle carceri, dove i contatti sono ripetuti e stretti, in genere tra persone di età più avanzata.

A livello di comunità, la trasmissione dell’infezione risente molto dell’azione degli asintomatici, che rispetto ai malati continuano a circolare pur avendo una carica virale paragonabile. La diffusione del virus può diventare superdiffusione in particolari contesti, come nei cori, nei grandi magazzini e negli eventi religiosi, dove le persone hanno più contatti ravvicinati in un breve arco di tempo. Esistono poi dei contesti in cui la trasmissione può essere amplificata se più infezioni avvengono una dopo l’altra in rapida successione, come si è già visto nei mattatoi, nelle chiese e nelle scuole. L’amplificazione dei contagi, sommata all’azione dei superdiffusori, potrebbe spiegare perché il 10% dei positivi al virus SarsCoV2 è responsabile dell’80% dei contagi. Le misure drastiche per evitare l’aumento dei casi e dei decessi per Covid-19 potrebbero essere meno pesanti per l’economia rispetto a quanto accadrebbe se la pandemia andasse fuori controllo. Lo sostengono 100 scienziati firmatari fra i quali il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma, l’economista Gianfranco Viesti, dell’Università di Bari, il geologo Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’astronoma Alessandra Celletti, vicepresidente dell’Agenzia per la valutazione della ricerca (Anvur).

“Prendere misure efficaci adesso serve proprio per salvare l’economia e i posti di lavoro”, “assumere provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni” e “il necessario contemperamento delle esigenze dell’economia e della tutela dei posti di lavoro con quelle del contenimento della diffusione del contagio deve ora lasciar spazio alla pressante esigenza di salvaguardare il diritto alla salute individuale e collettiva sancito nell’art. 32 della Carta costituzionale come inviolabile”. Nelle ultime sere, Napoli, Roma e Milano e Roma sono state oggetto di una guerriglia urbana organizzata da ben noti agit prop. C’è chi irresponsabilmente alimenta la protesta nel momento in cui le Istituzioni, tutte, devono assumersi l’onere del governo dell’emergenza. Ritornando, per chiudere, ai “Promessi Sposi”, Umberto Eco descrive: “Il signor Alessandro sembra amare molto i poveretti, ma certo non sa proprio come aiutarli a far valere i loro diritti. E siccome, per l’appunto, era un cristiano assai fervente, tutti hanno detto che la sua morale era che bisogna rassegnarsi e sperare solo nella Provvidenza”. Non capita sovente di soffermarsi sul “sugo della storia” dopo la peste e il matrimonio di Renzo e Lucia: …Prima che finisse l’anno del matrimonio, venne alla luce una bella creatura… Ne vennero poi col tempo non so quant’altri, dell’uno e dell’altro sesso… E furon tutti ben inclinati; e Renzo volle che imparassero tutti a leggere e scrivere, dicendo che, giacché la c’era questa birberia, dovevano almeno profittarne anche loro. Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. “Ho imparato, – a non mettermi ne’ tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda: ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che possa nascere”. E cent’altre cose… Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta…

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