14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 08:15:36

Agorà

I grandi eventi? Sì, con De Matteis e S. Cataldo

foto de Il Cappellone della cattedrale San Cataldo
Il Cappellone della cattedrale San Cataldo

Ora che il governo cittadino ha elaborato l’ultima “riflessione” di giunta, con mia personale soddisfazione noto che tra le voci mai apparse nella storia della nostra città, appare anche una delega (che impegno! gravisissimo) a pensare Taranto quale sede di “grandi eventi”.

Non oso ritenere che la cosa recepisca anche una lunga (noiosa?) perorazione del sottoscritto, apparsa nella seconda puntata della pagina “Agorà” del giornale, dove si diceva che per fare Taranto davvero internazionale,… nascondi ILVA e vilipendio canzonettistico, e renderla vivacemente culturale come meta di “pellegrini” con borsa e cervello pieni, bisognerebbe finché non sen accorga … Bari, reimpossessarsi anche di un patrimonio, detto ”napoletano” (ma solo a onor di sintesi) e proporlo in grandi eventi. Cosa diversa dagli eventi- “intrattenimenti” (anche di qualità) che coltivano direi solo la pedagogia del gusto e della conoscenza, ma sono di passaggio e sempre merce importata. I grandi eventi segnano diversamente la cultura, la storia, la sensibilità e il prestigio di un tempo e della comunità che li pensa e li ospita. Esempi di eventi culturali grandi celebrati a Taranto ne ricordo solo due, tre, quattro: la mostra degli Ori, che ha reso Taranto anche la “città degli Ori” e ci ha salvato in parte dal “discredito” dell’ILVA; poi la mostra sul Grand Tour e Ducros (2004), che ha invitato persino sotto… i “fumi” decine di migliaia di visitatori, contribuendo ad un deciso recupero dell’immagine del Sud… pre-schifo! E c’è il Festival paisielliano, che potrebbe diventare un colossale evento in grado di animare un anno intero. Ma anche altro (sono testimone) si è pensato, proposto e… cestinato, nel medio-lontano passato. Il Premio Taranto! E non aggiungo altro, passando ad altri “insuccessi” del… dopo Cristo.

I cataloghi del Museo Archeologico di Taranto (che ci azzeccano? Ci azzeccano!), ora colpevolmente interrotti perché la Provincia che dava una mano è defunta, né altri sono usciti dalle fosse, determinò grande interesse da parte di De Luca, allora socio di Leonardo Mondadori, (primo editore dei cataloghi tarantini e “colpevole” della mostra di Van Gogh a Roma e altre “quisquiglie”), si innamorò (capita!) di cose nostre e insieme si elucubrò che questa capitale senza stato, per le sue ritualità pasquali poteva naturalmente essere la sede per importanti mostre riferite appunto alle ritualità, tali da articolare, in maniera culturalmente diversa dagli eventi spagnoli, il rapporto con quelle manifestazioni. Fu stilato un programma per esporre incisioni d’importanti artisti europei operanti tra XV e XVII secolo, che trattavano appunto la Passione. Quei 30-40 milioni di lire utili all’impresa (oggi poche migliaia di Euro) furono negati e i competenti di queste cose (che ci facevano peraltro lo sconto) non vollero mischiarsi a letto… coi… criaturi per via delle note “umide” consegenze. Ma ciò accadeva nel passato immemorabile, ma “memorabile”. Ora abbiamo i grandi eventi in giunta. Benissimo! Allora? Si può fare di tutto, ovviamente, ma credo che sia difficile lanciare Taranto come sede di ogni desiderio. Taranto è mare, Magna Grecia e cose nascoste, per lo più “napoletane”. La Magna Grecia a Taranto (purtroppo a forza di dirlo non ci si crede quasi più), con i convegni e l’Istituto, mai “sfruttati” nei loro rapporti con gente di altissima qualità, che vanno seminando cultura in mezzo mondo, li teniamo in… frigorifero, scongelati una volta l’anno e l’Istituto è quasi sempre in attesa dello sfratto. Giacimenti auriferi, quelli, insieme con il Museo, da sfruttare con produzione ininterrotta di pepite.

E sentite questa: a Senise, bel terremotato borghetto lucano, pensate, avendo orecchiato di essere ai confini della Magna Grecia, si sono inventati la rappresentazione continua, estiva, partecipatissima, e di qualità, di spettacoli che raccontavano come fossero nate le grandi città della Magna Grecia. E mienze alle muntagne hanno ricavato delle gradinate da teatro antico, e poi per farsi un po’ di mare ci hanno messo una pozzangherona e lì ecco guerrieri, greci, filosofi a spiegarci, parlando di noi con altri nomi, chi siamo… E su mar Piccolo, e presso il Galeso? Un bel dì vedremo… Altre tre cose, e passo. Prometto però più scientifiche puntate. Pochi sanno che il sig. Paolo De Matteis pittorone andato in mezza Europa, e pure in America (ma in mostra), a Taranto si fermò per dipingere l’immesa volta del capellone, quella di San Giuseppe, e altro. Una sua cosa restaurata grazie al FAI, della collezione del vescovo Ricciardi sta nel Museo. Ebbene, recentemente ha goduto dell’attenzione di Sgarbi per piccole rassegne nel napoletano. Considerando il suo grande, invisibile (mettiamoci almeno un cannocchiale) affresco nel Cappellone, la diffusissima opera cittadina e nel Regno, quel “nome” reggerebbe alla grande un primo evento internazionale. Una esposizione del suddetto, sarebbe già notevole solo “rubando” momentaneamente le opere sparse nel Salento e qualcuna a Napoli, creando in città un percorso artistico che esplodesse nel Trionfo di San Cataldo al cappellone. Non mancherebbero gli spazi e le forze culturali in campo. Un annetto di lavoro e pronti… per le prossime elezioni.

E poi c’è Sammartino, Giuseppe, quello del Cristo Velato (napoletano) che a Taranto sempre in quel Cappellone (vera esposizione di genio sudista) ha più opere di quante ne abbia avute nel suo atelier, tutte volute da quei “primitivi” dei nostri antenati. E una “personale” su di lui, con qualche statua, alcuni bozzetti e studi preparatori? Pensate che non interesserebbe un po’ e… moltissimo? Credo che la città con queste cosette si emanciperebbe anche un po’ da chi fa… l’indiano. E chiudo, per ora (è una minaccia) l’elenco delle cose da strafare. Però, parliamoci chiaro, per non sciupare tempo e magari, distraendoci, perdere la “serie C”: Naturalmente se si creano incarichi per i “grandi eventi”, occorre sapere che non solo i matrimoni, ma specialmente i “quelli” non si possono celebrare con i fichi secchi e senza invitati adeguati. Gli invitatati questa volta (stato, regione, imprenditori, commercianti e Comune) per stare a tavola e banchettare dovrebbero partecipare con valore e valuta. E con il seguente cartiglio all’ingresso: “non ci sono posti riservati a quanti non hanno fatto e non hanno dato nemmeno un… fico secco”.

 

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