17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 00:33:00

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Didattica in presenza. Un atteggiamento ideologico che mette in crisi la sanità

Aula scolastica
Aula scolastica

La didattica in presenza a tutti i costi è un atteggiamento ideologico che mette in crisi il sistema sanitario territoriale La comunicazione ha un ruolo fondamentale per rispettare regole e comportamenti decisivi a circoscrivere e limitare il contagio di una pandemia. La gente, da mesi ormai, assorbe, attraverso i media, servizi e notizie più o meno attendibili ed è innegabile che, mettendo in fila i “pareri degli esperti”, siano emerse numerose contraddizioni. Di fronte ad un virus che mai aveva colpito la specie umana, è possibile formulare solo ipotesi. Non deve sorprendere quindi, che la verità scientifica non sia assoluta ma in costante divenire. E’ il suo normale procedere formulare ipotesi, appunto, valutandone la consistenza attraverso l’esperienza per eleggerle a “verità”, salvo poi scartarle quando la raccolta di nuovi dati sperimentali non li confermi.

La scienza è la ricerca della verità. E’ la comprensione di fatti o informazioni ottenuti attraverso l’esperienza, l’apprendimento e la ricerca che arricchiscono conoscenza e consapevolezza. Alcuni sono profondamente convinti che la verità sia ciò su cui un gran numero di persone possono trovarsi d’accordo. E’ una convinzione che determina un buon rapporto con la gente. Questa idea della verità come di un consenso collettivo è particolarmente tenace. Molti scienziati se ne accorsero a proprie spese, quando proposero teorie che discordavano con ciò che la maggioranza dei loro contemporanei riteneva vero. La ricerca della verità-consenso ha espresso e orientato la scienza per intere epoche. La ricerca di smentite alle verità-consenso ha cambiato la mentalità di intere epoche… Dimostrazione evidente è la ricerca del consenso rilevato dai sondaggi elettorali. L’ansia del decimale in più o in meno che ti spinge a sostenere la protesta più o meno legittima, a fartene interprete a prescindere dal merito. Le ambizioni ed i destini politici di certe persone sono legate a quei numeri spesso più che alla capacità di governare le Istituzioni… Poi ci sono quelli che “danno i numeri”: una espressione ambigua forse, per riferirsi agli scienziati.

Eppure, nell’immaginario comune di questo periodo che sta portando l’uomo della strada al limite dell’esasperazione, il senso proprio, quello per intenderci di Galileo, quando si riferiva alla descrizione dell’universo come un gran libro scritto nel linguaggio dei numeri che gli scienziati devono saper leggere, si sta pericolosamente confondendo con quello volgare, con l’immagine cioè dei tecnici e dei ricercatori quali sgangherati propalatori di numeri e dati senza utilità. Tra appelli e manifesti contrapposti, risposte al limite dell’insulto, persino querele, il mondo scientifico si è reso protagonista di un sistema mediatico che dà la fama, spesso favorendo una sterile contrapposizione tra “virologi”, che coprono numerose branche della medicina (dall’infettivologia alla pneumologia alla rianimazione). Alcuni ricercatori, principalmente di area clinica, sono interpreti di un certo “intuito scientifico”: il “senso clinico” che permetterebbe di toccare con mano la realtà e dare le indicazioni migliori attraverso la vicinanza diretta ai malati, fonte di osservazione. Comprendere come le epidemie si propagano attraverso il numero medio di persone infettate da ogni soggetto ed il tempo in cui questo processo avviene, consente di conoscere la fase esponenziale della crescita epidemica. E’ ovvio che le misure da adottare sono tutte quelle che rendano più piccolo il numero medio di persone infettate da ogni infetto e allunghino il tempo in cui queste infezioni eventualmente si realizzano. La diminuzione del numero medio di contatti efficaci nel trasmettere il virus con persone diverse nel tempo raggiunge entrambi gli scopi, per cui tutte le misure che vanno in questo senso hanno ovviamente un’efficacia proporzionale alla loro abilità di isolarci dai contatti. I ragionamenti astratti inevitabilmente si scontrano con i numeri.

Le scelte da compiere sono dettate dal livello del contagio e dalla sua veloce diffusione. La scuola deve essere l’ultima a chiudere… è una affermazione astratta. Esprime un principio che, per quanto condivisibile, in quanto principio, deve fare i conti con i numeri essendo la scuola un aggregatore sociale, rappresenta comunque un fattore facilitante per la diffusione del virus. Le prime o le ultime attività da chiudere sono determinate dal livello di contagio, non dagli ideologismi. Certamente è fondamentale evitare che vada in tilt il sistema sanitario territoriale. L’attività didattica in presenza nelle scuole pugliesi di ogni ordine e grado da venerdì 30 ottobre 2020 è sospesa La decisione è stata presa di fronte all’evidenza dei dati rilevati dai Dipartimenti di Prevenzione. I contagi nella nostra regione hanno intrapreso un ritmo di crescita esponenziale estremamente preoccupante. Da quando è partita la attività didattica ad oggi sono stati segnalati 1121 casi di positività fra la popolazione di età 6-18 anni, corrispondenti all’11% dei casi totali. Questa percentuale era del 6% nella settimana dal 17 al 22 settembre e dell’8% nella prima settimana di apertura della scuola. L’aumento della proporzione di casi in quella fascia di età è dunque sicuramente contemporaneo alla riapertura della scuola nella nostra Regione. Ogni volta che si sviluppa un caso di positività nella comunità scolastica, si avvia una macchina sanitaria imponente per isolare i casi e i loro contatti, eseguire i tamponi a tutti ed avviare la indagine epidemiologica in ogni caso secondario che dovesse risultare positivo.

Nella ASL di Lecce, la meno colpita dal contagio nella nostra regione, a fronte di 34 studenti positivi sono al momento in isolamento domiciliare 840 studenti. Un carico di lavoro per gli addetti al tracciamento, che rischia di ingolfare un’attività cardine per il controllo dell’epidemia, si aggiunge l’enorme numero di richieste di certificazioni richiesta contestuale di inutili tamponi di cui sono inondati i pediatri di famiglia. La didattica in presenza a tutti i costi è un atteggiamento ideologico che mette in crisi il sistema sanitario territoriale che non può risolversi con i banchi a rotelle…

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