26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 17:47:00

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Il Parco del Mar Piccolo per favorire lo sviluppo sostenibile

Il Parco del Mar Piccolo
Il Parco del Mar Piccolo

I l Green New Deal è il piano europeo che mira a rendere il nostro continente a impatto climatico zero entro il 2050. Il Just Transition Fund (Fondo per la transizione equa), è certamente uno degli strumenti più importanti del piano europeo, volto a favorire la transizione energetica di quelle aree maggiormente legate a produzioni inquinanti. Nell’ambito del Just Transition Mechanism, un elemento centrale è l’elaborazione di piani territoriali dei paesi UE, che definiscono le sfide sociali, economiche e ambientali derivanti dalla graduale cessazione delle attività connesse ai combustibili fossili. L’Italia punta soprattutto a ottenere risorse per lo stabilimento dell’ex-Ilva.

“Taranto deve diventare emblema del Green New deal “è “la rotta” indicata dal Pd in un documento che segna una discontinuità rispetto al passato e rappresenta la spinta del Partito Democratico per interventi di rigenerazione del nostro territorio nell’azione che, la Presidenza del Consiglio, vuole sostenere con il Contratto istituzionale di sviluppo per valorizzare tutte le potenzialità della città. L’amministrazione Melucci, dallo scorso gennaio lavora sulla Green Belt Taranto. L’intervento, portato a marzo al tavolo del Cis come nuovo progetto strategico all’interno del Just Transition Fund, si configura come un sistematico Piano di ambientalizzazione, rinaturalizzazione di aree pubbliche ed implementazione delle aree a verde, parchi, zone umide, foreste urbane ed aree di interesse naturalistico di proprietà pubblica soprattutto del Comune di Taranto. Tra le tante proposte, quella della riqualificazione del Mar Piccolo, con l’istituzione del Parco Regionale del Mar Piccolo (L.R. 21 settembre 2020, n. 30), può e deve costituirne il punto di partenza. La sua istituzione più che un impedimento di natura vincolistica può rappresentare invece un importante volano per investimenti sul Settore Primario, attività maricolturali e agricole, promuovendo l’economia circolare e sostenibile, la trasformazione e commercializzazione delle produzioni, il turismo naturalistico e culturale.

Promuovere quindi nuova occupazione mediante l’utilizzo consapevole delle risorse del mare, della terra e dei contesti naturalistici, l’integrazione tra le attività umane e le risorse naturali nella gestione dell’ambiente e del territorio per favorire lo sviluppo sostenibile, valorizzando il ruolo multifunzionale delle aziende agricole e delle comunità del mare quali custodi delle tradizioni, dei saperi e delle esperienze, principali garanti della tutela e conservazione dell’ambiente e del paesaggio. Il mar piccolo ed il suo parco, costituiscono il brand sentiment in cui si riconosce la città e, di riflesso, su cui misurare l’indice di gradimento di chi guida e gestisce le Istituzioni sul territorio. Energie che diventano quanto mai necessarie oggi, nel dibattito sul Piano Urbanistico Generale (Pug), Piano Comunale delle coste e ridefinizione delle aree dedicate alla mitilicoltura. Occorre trarre insegnamento dalla Storia: Mar Piccolo ed in particolare il secondo seno, non solo è “l’eden dei poeti antichi” ma anche oggetto di interesse e protezione per i regnanti d’ogni tempo che “per le prelibatezze piscatorie ed agricole di quel particolare tratto, avevano una vera e propria predilezione” tant’è che, a protezione degli interessi economici e fiscali provenienti dal Mar Piccolo, fu istituito il “Libro Rosso dei Principi di Taranto (XVI secolo) Codice Architiano”, conservato nella Biblioteca Acclavio, che nulla aveva da invidiare alle odierne direttive europee sulla protezione del mare. Molti Ordini monastici elessero le rive del Mar Piccolo a propria dimora. La cripta e l’abside della Basilica medievale di S. Pietro e Andrea Marrese, con la piccola gravina popolata già a partire dal Paleolitico e, a pochi passi, Il convento dei Battendieri, costruito dalla famiglia Marrese e donato ai monaci cappuccini insieme al piccolo fiume Cervaro che lo attraversa, narrano di una storia millenaria, tra arte e tradizioni, e possono far comprendere il rapporto tra gli uomini, il lavoro, la natura e la produzione. Non è necessario inventare ogni volta la ruota. Il futuro di questo territorio può essere ridisegnato attraverso il percorso di una visione urbana utile e virtuosa con un processo di riqualificazione partecipata.

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