06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

foto di Il Castello Aragonese
Il Castello Aragonese

I l “Centro di Cultura Giuseppe Lazzati” nasce a Taranto nel 1972 per convinzione del prof. Giuseppe Lazzati. La figura di Giuseppe Lazzati, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, vive, oggi, nell’intitolazione del Centro, come mission, evocando la sua nota passione per la “città dell’uomo”. Sotto la guida del suo presidente e socio fondatore, on.le Domenico M. Amalfitano, il Centro si è caratterizzato, nel corso dei suoi cinquant’anni di vita, come propulsore di una viva e pulsante azione culturale, propositiva e aggregativa, trovando nella modalità del fare rete non solo il suo punto di forza ma anche le ragioni del suo esistere: aggiornamento e innovazione. La presenza, nel capoluogo jonico, della grande acciaieria ex ILVA – che, nel tempo, si è rivelata portatrice di gravi danni all’ambiente e alla salute – ha determinato, infatti, nella comunità locale l’insorgere di una problematica complessa da cui sono scaturite contrapposizioni che paiono tuttora insanabili. La città si è divisa tra i sostenitori dell’assoluta necessità di conservare, a tutti i costi, il consistente numero di posti di lavoro offerti dall’industria e chi vorrebbe, invece, chiudere per sempre lo stabilimento, responsabile della diffusione di patologie gravi e incurabili prodotte dall’elevato tasso d’inquinamento, e recuperare, così, e proteggere un habitat già fortemente compromesso. E’ in questo scenario che opera il nostro Centro proponendo non solo momenti di autentica formazione ma anche, e forse soprattutto, proficue occasioni per la costruzione di reti e di rapporti in una città, come si è detto, più incline alla divisione che alla condivisione perdendo così la sua identità e dimenticando la capacità di prospettiva per il futuro.

L’Economia Civile e le Summer School
Uno stimolo, particolarmente significativo, a entrare negli ingranaggi delle complesse dinamiche in cui si dibatte la nostra comunità è arrivato da una condivisione sentita del paradigma dell’Economia Civile. Dalla conoscenza e dal suo studio è nata, infatti, l’esigenza di promuovere quest’alternativa visione dell’economia attraverso annuali Summer School indirizzate alle giovani generazioni e in particolare agli studenti universitari. Grazie ad esse, infatti, sono stati proposti, nel corso degli anni, a circa 300 giovani studenti innovativi percorsi formativi condotti dai maggiori esperti a livello nazionale di discipline economiche e sociali e arricchiti da laboratori in cui sono stati coinvolti quegli imprenditori che hanno scelto di fare impresa con particolare attenzione alla sostenibilità e alla creazione del si’ di Papa Francesco, che è stato oggetto di diversi momenti di riflessione fino all’approfondimento di precomprensioni riscontrabili già nella visione di grandi figure del Novecento come Romano Guardini, Simone Weil e Pierre Teilhard de Chardin – ha aperto la strada alla diffusione, in città, di temi riguardanti lo sviluppo sostenibile secondo complessità. Condivisa la vision organica dell’Agenda 2030 dell’ONU, attraverso una fattiva adesione all’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e un’ulteriore intesa con l’AISEC (Associazone Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare), il Centro ha individuato e scelto per promuovere la conoscenza e stimolare riflessioni sullo sviluppo sostenibile, l’approccio interdisciplinare e transdisciplinare; ciò nella consapevolezza che l’attitudine disgiuntiva e riduzionista della scienza classica, secondo una cultura lineare, non fosse idonea a leggere interconnessioni tra le discipline e a cantierizzare interazioni di nuova progettualità. La collaborazione con la Camera di Commercio si è rivelata, dunque, un’esperienza istituente. E’ stata l’occasione, di ampio coinvolgimento anche di altri soggetti per un’autentica rivoluzione culturale e per una rivisitazione di pensiero. Con la collaborazione dell’Università degli studi e il Politecnico di Bari, il Centro e la Camera di Commercio hanno promosso l’istituzione di un corso di alta formazione in “Progettazione e gestione di città e territori sostenibili” finalizzato alla formazione di una nuova figura professionale: il “Responsabile della Sostenibilità” in conformità con l’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 11 dell’Agenda 2030, e con la mansione di rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili.

Un modello di sviluppo sostenibile
Nel percorso della sostenibilità il Centro ha colto l’opportunità di stabilire un’ulteriore alleanza con il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma, con la quale ha promosso un itinerario formativo di ecologia integrale. La scelta di Taranto come brand, infatti, sollecitata dal Centro, è stata voluta per una valenza emblematica sino a proporre da tale contesto la possibilità di una costruzione d’impresa benefit emblematica nel post ILVA. La convinzione, infatti, che accomuna tutti i soggetti coinvolti è che tale criticità possa tramutarsi in opportunità fino a determinare un radicale capovolgimento della situazione capace di trasformare Taranto in una realtà di eccellenza dov’è possibile generare modelli di sostenibilità innovativi, replicabili e fruibili dall’intera comunità internazionale. Nell’occasione la proposta collaborativa ha raggiunto e coinvolto reti d’impresa già esistenti come Costellazione Apulia e Askesis – che si sono proposte da Taranto, e non solo per Taranto, come centro propulsivo di generatività nel e del territorio. Questa felice esperienza è stata oggetto di una recente pubblicazione che gli autori – Massimo Folador di Askesis e Giuseppe Buffon dell’Antonianum – hanno intitolato Verso un’economia integrale. La via italiana alla ripresa (edizioni Guerini NEXT s.r.l.) Nel luglio 2019 la Summer school residenziale per giovani dai 18 ai 30 anni, giunta ormai alla sua IX edizione e tenutasi nella Selva di Fasano (Br), ha affrontato, per la prima volta, il tema della sostenibilità. L’accattivante titolo – Costruttori di un modello di sviluppo sostenibile – la presenza di docenti autorevolissimi e la presentazione di esperienze di grande innovazione hanno garantito alla scuola un notevole successo e grande attenzione anche da parte di istituzioni e territori non direttamente coinvolti. E’ stata questa l’occasione per l’Amministrazione Comunale di Taranto di incontrare il portavoce dell’Asvis, prof. Enrico Giovannini, e di porre le basi per un accordo di collaborazione sottoscritto dopo qualche mese, dal Comune, Camera di Commercio, Centro di Cultura Lazzati e Centro di Eccellenza di Ateneo per la sostenibilità (CEA4S) dell’Università Aldo Moro di Bari; enti che si sono ritrovati insieme nell’organizzazione del recente festival dell’ASVIS.

Taranto come BES city
Ma il punto di non ritorno, il fatto istituzionale più innovativo è l’intuizione di proporre “Taranto come BES city”. Un attributo che vuole lanciare una nuova governance della città e del suo sviluppo. Uno sforzo bello, pionieristico, un impegno cognitivo e formativo: una nuova intelligenza collettiva del territorio. Constatato che il PIL (Prodotto Interno Lordo) non può più essere l’unico indicatore utile ma che c’è bisogno di misurare anche “altro” per costruire un nuovo modello di sviluppo, la sostenibilità si è rivelata sempre più fatto e bene relazionale nonchè capacità di “mettere insieme saperi , competenze, esperienze, mezzi, istituzioni”. Non si può negare che in questo percorso è stata favorevole la coraggiosa svolta legislativa degli anni 2015 -2018, quasi una stagione che ha colto e dato non pochi input: l’adozione degli indici BES per il bilancio nazionale e il DEF ( Documento Economico Finanziario) con l’istituzione del rapporto al Parlamento da parte del Governo e l’importantissima determina del 15 marzo 2018 della Presidenza del Consiglio che ha istituito, partendo sperimentalmente da Taranto, il gruppo di lavoro per l’applicazione degli indicatori BES nell’area del copluogo jonico anche ai fini delle valutazioni delle scelte politiche e degli investimenti. Tuttavia la costituzione di questo gruppo di lavoro sembra ora segnare il passo in nome di una semplificazione di dubbia efficacia negando per la nostra città, e non solo per essa, il fatto veramente innovativo. Pertanto l’impegno che il Centro sente di dover assumere è quello di continuare in città e non solo di tenere viva l’attenzione su questa metodologia. Quella del BES, pur nella sua evoluzione non è un mero fatto statistico: è un bisogno di vita intera, di ricchezza di vita, di ricerca e di rifondazione di senso, di sussidiarietà. E’ dai territori, più che dal “centro” che potranno aprirsi nuovi scenari e nuova percezione circa lo sviluppo e il suo modello purchè corredati di nuovi metodi e di nuove azioni proprie di una rinnovata intermediazione attiva della società. Siamo in un pieno processo di nuova generatività che non può essere né ignorato, né ritardato, né deviato. Il BES è tutto questo: contemporaneità di bisogni e di diritti. Senza enfasi: un deciso tener insieme camminando, con attenzione ai modi e ai mezzi. La scoperta che tutto è connesso ha indotto il Centro di cultura Lazzati e i suoi compagni di viaggi ad essere connettori di relazioni e tessitori di rapporti. Insieme è il solo nome e segno credibile del futuro.

Michele Durante
Centro Cultura Lazzati di Taranto

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