E’ assoggettabile a confisca l’immobile di chi commette reati tributari

La Cassazione penale chiarisce che il limite di inespropriabilità immobiliare previsto dalla normativa tributaria non si applica alla confisca La sentenza scaturisce dal ricorso per cassazione proposto avverso l’ordinanza con cui il Tribunale di Trento, sezione per il riesame, in accoglimento dell’appello cautelare della Procura, la quale aveva disposto nei confronti dell’indagato, socio unico amministratore di una snc, il sequestro preventivo ai fini di confisca di beni immobili oggetto di fraudolento trasferimento in favore della figlia ex art. 11 D.Lgs. n. 74/2000. Si tratta di un pronunciamento, quello ad oggetto della seguente analisi, che assume particolare interesse per le precisazioni fornite in ordine all’assoggettabilità alla confisca penale (e, prima, al sequestro preventivo) degli immobili dell’autore di reati tributari.

Il Tribunale cautelare aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di reità ex art. 11 D.Lgs. n. 74/2000 in relazione alla simulazione di vendita di due immobili, di cui l’indagato aveva mantenuto l’usufrutto, in favore della figlia oltre che la vendita di altro terreno, in favore di terzi, il cui prezzo di alienazione era stato corrisposto alla moglie del medesimo indagato, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte e sanzione. L’interessato proponeva ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione in ordine a quanto dedotto nella memoria depositata innanzi al Tribunale del Riesame. In tale scritto difensivo la difesa aveva sostenuto, fra l’altro e per quel che maggiormente interessa, che l’operazione posta in essere fosse una normale compravendita al prezzo giusto e che oggetto di sequestro fosse la prima casa del ricorrente che, a mente del DPR n. 602 del 1973, articolo 76, s.m.i. non sarebbe sequestrabile a fini di confisca. In via preliminare i Giudici di Legittimità hanno ritenuto coerente e legittima la motivazione resa dal Tribunale in ordine alla natura simulata e fraudolenta degli atti di vendita posti in essere dall’indagato. A tale riguardo ha specificato che per “atto fraudolento” deve intendersi qualsiasi stratagemma del contribuente tendente a sottrarre le garanzie patrimoniali, in tutto o in parte, alla riscossione coattiva del debito tributario attraverso la rappresentazione di una realtà (la riduzione del patrimonio) non corrispondente al vero.

In conformità con tale pronunciamento il Tribunale aveva riconosciuto la natura fraudolenta degli atti di dismissione del patrimonio immobiliare, compiuti in un ristretto arco temporale (da marzo a luglio 2017), con ritorno del corrispettivo nelle mani dell’acquirente (vendita alla figlia) e con versamento su conti di terzi (moglie) del prezzo ottenuto dalla vendita del terreno: circostanze, queste, considerate indizianti del fine di sottrarre i beni alla garanzia del pagamento delle imposte e di rendere inefficace la procedura di esecuzione. La Corte ha poi ritenuto infondata la tesi secondo cui l’art. 76 del DPR 602/73 impedirebbe la confisca della prima casa del debitore poiché, in primo luogo, la formulazione letterale della norma si riferisce, come limite all’impignorabilità, all’unico immobile di proprietà del debitore, adoperando un concetto evidentemente diverso da quello di “prima casa”, perché ha a che vedere con la consistenza complessiva del patrimonio del debitore e non semplicemente con la qualificazione del singolo immobile oggetto di pignoramento; in secondo luogo, la disposizione in questione non fissa un principio generale di impignorabilità, ma si riferisce solo alle espropriazioni da parte del Fisco per debiti tributari e non a quelle promosse da altre categorie di creditori per debiti di altro tipo.

Ne consegue che essa non può trovare applicazione in relazione alla confisca penale sia perchè l’oggetto della confisca è il profitto del reato – che nel caso di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte coincide con il patrimonio sottratto alla garanzia dell’esazione e non già con il debito tributario evaso sia perchè a norma dell’articolo 2740 c.c., il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, e le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge, che, in specie, non sussiste. La Corte ha pertanto concluso che il limite alla pignorabilità fissato dal DPR 602/1973 si riferisce solo alle espropriazioni da parte del Fisco e non a quelle promosse da altre categorie di creditori; non riguarda la “prima casa”, ma “l’unico immobile di proprietà del debitore”; non trova comunque applicazione alla confisca penale, sia essa diretta o per equivalente, nè al sequestro preventivo ad essa preordinato.

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Avv. Mimmo Lardiello

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