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L’anziana e la visita cardiologica nel 2023

Il caso
Cardiologia

Caro Direttore,

Tonio Biella ha giustamente “preso cappello” per una inamissibile procedura della nostra organizzazione sanitaria. Ricordo il fatto a beneficio  dei lettori: la richiesta di una visita cardiologica da parte del medico curante per la anziana paziente, suocera del nostro comune amico, che aveva presentato “dei mancamenti” ritenuti, peraltro, di scarsa importanza dallo stesso curante in quanto, immagino,considerati causati da transitori cali pressori come frequentemente avviene nelle persone anziane specie se assumono farmaci anti-ipertensivi.

E però “per sicurezza, visti i pregressi problemi”, scrive Biella, il curante aveva disposto la richiesta di una visita cardiologica che è stata fissata nell’anno 2023!

Messa in questi termini, una organizzazione dotata di un minimo di serietà dovrebbe almeno riconoscere che è improponibile una data per un consulto dopo mesi dalla richiesta e se fosse seria farebbe bene a dire che non è in grado di far fronte a quelle richieste piuttosto che, burocraticamente, fissare il giorno utile in base allo ottuso scorrimento di una lista.Ma sarebbe chiedere troppo! Fatta questa premessa qualche piccola riflessione su alcune cause per le quali si assiste a tale sfacelo va però fatta. La prima, la madre di tutte le battaglie: la totale pervasività della macchina politica, almeno la nostra, che non parte dal problema concreto per cercare una ragionevole soluzione ma applica ai problemi la metodologia, si fa per dire, della politica: le liste, i CUP i codici, le penali e via discorrendo. Metodologia questa totalmente inadeguata alle dinamiche all’interno di una atto medico. Un esempio concreto. Il tempo stabilito per una visita medica è pari a 15’. Ma come i medici ben sanno, una visita può richiedere poco tempo soprattutto se il paziente è conosciuto ma può durare anche un’ora se il caso è complesso. E quindi non c’è un tempo assoluto ma il tempo che serve. Ma se una organizzazione è comunque necessaria per governare un processo, nel nostro caso gli appuntamenti per un consulto medico, prendere almeno consapevolezza che non è serio fissare una data a distanza di mesi, salvo che per i controlli programmati, e trarne le conseguenze! Accanto, però, a questo macigno vanno messi alcuni sassolini. Il primo. La richiesta, da parte del curante, di un consulto “per sicurezza”. Che non è l’esposizione di un problema, come si dovrebbe pretendere da un addetto ai lavori, ma una generica richiesta ad un altro collega di verificare se c’è un problema, cosa ben diversa! In fondo il curante aveva, con ragionevolezza, concluso la sua visita ipotizzando una probabile transitoria ipotensione. Ma voleva essere sicuro! Perchè? Per due probabili ragioni: il sospetto che il “mancamento” potesse essere la spia di un problema più importante magari potenzialmente pericoloso per la vita della paziente.Ma, in tal caso, coerenza comportamentale dovrebbe prevedere la diretta presentazione del problema ad un collega specialista illustrando i sintomi e i segni (quello che veniva chiamato consulto). Problema questo reale che dovrebbe trovare la soluzione nell’agevole e rapido raccordo tra colleghi del territorio e tra quelli del territorio e dell’ospedale.Se ne parla da anni ma…stiamo ancora a parlarne! E, intendiamoci, non è solo responsabilità dei politici ma anche dei medici che, per differenti ragioni, si sono lasciati defraudare dell’unico “potere”, quello della autorevolezza culturale che sola poteva e doveva decidere le regole dei percorsi tecnici. L’altro aspetto è, se possibile, ancora più sconfortante: il timore di una possibile rivalsa di natura legale nel caso di una evoluzione catastrofica del malessere presentato dalla paziente di cui il semplice sintomo “mancamento” poteva essere una spia. Cosa possibile in quanto la Medicina non è una scienza esatta ma un’arte che si avvale di scienze all’interno di contesto sociale con i suoi valori o disvalori che fatalmente si ripercuotono su quel particolare rapporto paziente-medico. Medicina che adotta per i provvedimenti diagnostici e terapeutici livelli progressivi di probabilità e non di certezze. Certezza della diagnosi e della terapia sono diventati un mantra nell’immaginario collettivo con il contributo, purtroppo, anche degli stessi medici che hanno dato messaggi trionfalistici e fuorvianti facendo apparire la pratica medica una pratica onnipotente. In una società, lo ricordiamo, che ha completamente rimosso la dimensione della morte inaccettata e inaccettabile anche quando il percorso della vita ha fatto il suo corso. Medicina difensiva quindi, catastrofe economica (10 miliardi di Euro/anno circa, il 9-10%) della spesa sanitaria totale, i costi legati a tale prassi) che si manifesta con richieste di esami molto spesso inappropriati che contribuiscono all’allungamento delle liste di attesa. Cui un grande contributo viene pure da una concezione mercantilistica della sanità  legata in buona parte ad una privatizzazione selvaggia. Oggi si vendono “pacchetti” di esami a prezzi convenienti! Ma soprattutto catastrofe relazionale nel rapporto paziente medico che ha conosciuto importanti cambiamenti nel tempo. Si è passati da un rapporto con soli protagonisti medico e paziente ad un rapporto nel quale si sono inseriti altri componenti, la ASL, Big-Pharma, i Giudici, gli Avvocati. Con una progressiva degenerazione per cui oggi si consigliano ai medici dei corsi di difesa personale (è stato fatto, è stato fatto!) contro potenziali aggressioni da parte di pazienti o parenti.Lo voglio ricordare, una relazione nata dal bisogno di una persona di un aiuto per il suo malessere, in una fase della sua esistenza, ad un’altra persona, il medico, che si è impegnato ad acquisire conoscenze che se non risolvono sempre il problema contemplano comunque sempre il conforto. Ogni commento mi pare del tutto superfluo. I fatti parlano da soli. Ho toccato solo alcuni aspetti del pianeta salute su cui un sereno confronto rivolto a cercare soluzioni possibili, partendo dal problema, probabilmente sarebbe una operazione altamente positiva. Ma con un presupposto fondamentale: marciare nella stessa direzione. I differenti interessi rendono tale confronto molto problematico.La cronaca quotidiana ne dà ampio riscontro. È di questi giorni un ennesimo scandalo (parola che purtroppo non fa più effetto) nella sanità salentina.Svuotamento del servizio pubblico a favore del privato accreditato. Con molta codialità.  

Nicola Baldi