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Specie aliene: possono essere una risorsa?

Animali e piante introdotte in luoghi al di fuori del proprio habitat naturale
Un pesce coniglio

Le specie non indigene, dette anche aliene, comprendono animali e piante introdotte in luoghi al di fuori del proprio habitat naturale. Aliene, appunto. Possono divenire invasive per il fatto che, gli individui a esse appartenenti, trovandosi all’esterno del loro ambiente d’origine dove non hanno predatori e competitori, aumentano esageratamente di numero, finendo per minacciare le specie locali, con danni alla biodiversità, alle attività e alla salute umane. Ma qualcuna di loro potrebbe rivelarsi una risorsa? Esaminiamone alcune.

Pesce coniglio bruno (Siganus luridus (Rüppell, 1828)
Entrato in Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, è ora comune in tutto il bacino orientale, lungo le coste Greche e Tunisine. E’ stato segnalato più volte in Sicilia, e anche in costa Azzurra e in Croazia. Vive in acque costiere poco profonde, presso fondi rocciosi coperti da alghe o praterie di Posidonia oceanica. È erbivoro e predilige le alghe brune. Molto vorace, sta desertificando le rocce dei luoghi in cui è presente. È commestibile; all’inizio dell’invasione era pescato attivamente in Israele, Egitto e Turchia. A Cipro si era sperimentato l’allevamento per il consumo umano, ma sono stati riportati casi di intossicazione alimentare “tipo ciguatera“. In Turchia, in uno dei più antichi ristoranti di Kaş, il pesce coniglio viene cucinato in umido con patate e verdure di stagione

Mezzobecco (Hemiramphus far (Forsskål, 1775))
E’ stato avvistato per la prima volta nel Mar Mediterraneo nel 1927, in acque palestinesi. Successivamente, la specie è stata individuata in tutto il versante orientale del bacino mediterraneo. In Italia, il mezzobecco è stato rinvenuto per la prima volta, nel 2013, a Lampedusa e nel 2021 è stato ritrovato lungo le coste di Noto, in provincia di Siracusa, il che potrebbe indicare che la specie si sta diffondendo nelle acque italiane. Il mezzobecco, infatti, ha caratteristiche invasive e potrebbe costituire una seria minaccia per la biodiversità del Mediterraneo. D’altro canto, la pesca e la commercializzazione di questo pesce potrebbero essere, oltre che una risorsa per i pescatori locali, un valido mezzo per ridurne la presenza. Pare, infatti, che il mezzobecco sia un pesce piuttosto buono da mangiare. In Giappone, una specie dello stesso genere del mezzobecco, il pesce spadone, localmente chiamato “sayori”, viene usato nella preparazione degli “hikarimono”: con questo nome vengono definiti i “nigiri” che consistono di riso sormontato da filetti di pesce crudo marinato in aceto.

Pesce flauto (Fistularia commersonii Rüppell, 1838) (culturamarinara.com)
E’ una specie tropicale originaria dell’oceano Indiano e Pacifico, entrata in Mediterraneo nel 2000 attraverso il Canale di Suez. È un vorace predatore che si ciba principalmente di piccoli pesci ma anche di crostacei e molluschi. È stata definita come una delle specie più invasive del Mediterraneo essendosi diffusa in tutto il bacino in meno di sette anni. Si riconosce facilmente per la sua forma allungata, per il lungo muso e per un filamento al termine della pinna caudale. Raggiunge il metro di lunghezza, raramente i 150 cm. Il pesce flauto vive in acque basse da 5 ai 25 m in zone rocciose. Commestibile per l’uomo, in Italia il pesce flauto non ha ancora nessun interesse commerciale, pertanto viene scartato dai pescatori che lo catturano.

Pesce pappagallo (Chlorurus rhakoura Randall & Anderson,1997)
Rinvenuto in Sicilia nel 2017, primo ritrovamento per il Mediterraneo, è una specie indopacifica che fino a oggi era stata osservata solo lungo la barriera corallina tra Sri Lanka e Australia. Viene chiamato pesce pappagallo per la sua dentatura. In questa specie, infatti, i denti sono fusi a formare un robusto becco che ricorda quello di un pappagallo, becco adatto a frantumare i coralli e le madrepore delle barriere coralline. Nelle Mauritius il pesce pappagallo viene servito fritto, alla griglia, al vapore, in salsa d’ostrica o altre salse locali. Non risulta che in Italia sia commercializzato ma potrebbe esserlo considerandolo un pesce da zuppa. https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica /not izie / ter ra _pol i /2017/08/22/ nuovo-pesce-al ieno-nel-mediterraneoscoper to-in- sici l ia _ae9172fe-d6ca- 48cf-a653-d25dfc5bad24.html

Ostrica perlifera atlantica o Ostrica perlifera del Golfo (Pinctada radiata (Leach, 1814))
Questa specie è originaria della zona oceanica Indo-Pacifica, ed è diffusa dall’estremo nord in Giappone fino all’estremo sud in Australia. E’ entrata in Mediterraneo attraverso il canale di Suez; pertanto, è considerata il primo bivalve lessepsiano (così chiamato da Lesseps, il cognome dell’ingegnere che ha progettato il canale di Suez,) riportato per la prima volta in Mediterraneo nel 1874, ad Alessandria in Egitto. La prima segnalazione in Italia risale al 1966 a Lampedusa. La sua distribuzione attuale in mediterraneo comprende Egitto, Italia, Tunisia, Malta, Israele, Cipro, Libano, Grecia. In Italia si è ormai insediata definitivamente. A prima vista può essere scambiata per un’ostrica della specie Ostrea edulis dalla quale tuttavia si distingue per la forma squadrata e la fragilità delle valve nonché per le lamelle disposte in strie radiali. Viene raccolta per le sue perle che, sono tra le più belle in natura, anche se prive di valore commerciale. Inoltre, gli individui pescati in Mediterraneo, al contrario di quelli del mar Rosso, non producono perle. Vive attaccata con il bisso a rocce, pietre, relitti e rizomi delle fanerogame Posidonia oceanica e di Cymodocea nodosa. In Grecia viene venduta al dettaglio a 5€/ kg, ma questo commercio è limitato da una mancanza di regolamentazione. A differenza dei mitili e di altri molluschi locali, la legislazione greca non copre lo sfruttamento di questa ostrica per il consumo umano. Legalizzarne lo sfruttamento in modo che possano essere pescate in modo sostenibile e vendute con un maggiore valore potrebbe offrire ai pescatori un modo alternativo per migliorare il proprio reddito, dato che la pressione sugli stock naturali degli altri molluschi eduli aumenta a causa della pesca eccessiva e del cambiamento climatico. In Italia non è molto richiesta. Io le ho preparate gratinate, come i mitili, ma non le ho trovate molto saporite.

Granchio blu o granchio reale (Callinectes sapidus Rathbun, 1896) https:// www.ansamed.info
La specie è originaria dell’oceano Atlantico, dove vive lungo le coste dell’intero continente americano da Nord a Sud. Ora è presente nel Mare del Nord, Mar Baltico, Mar Nero, Mar Mediterraneo e Mar Giallo. La presenza del Granchio reale blu nel Mediterraneo risale al 1948 quando è stata rinvenuto in Grecia. In Italia è stato trovato nel 1949 al largo di Marina di Grado. Ora è presente in tutta la penisola. Nel 2004, in prossimità del litorale occidentale della provincia di Taranto, furono ritrovati due individui chiusi in una gabbia spiaggiatasi a causa di una tempesta (liceoaristosseno. it/pdf/2014_15/mare/Progetto_ IMSAT.pdf). Questo ritrovamento fa supporre che la specie non sia sempre stata introdotta accidentalmente ma anche volutamente allo scopo di allevarla. Gli esemplari misurano fino a 15 cm di lunghezza e 23 cm di larghezza. Sono onnivori, aggressivi e voraci, nutrendosi di tutto ciò che riescono a catturare, bivalvi, anellidi, avannotti e carogne, e stanno entrando in competizione con le specie di crostacei endemiche. Con le potenti chele tagliano le reti e danneggiano il pescato. Per contrastare la sua espansione la soluzione migliore è pescarlo e mangiarlo.

Negli Stati Uniti è molto ricercato e il suo costo si aggira intorno ai 150 euro al chilo. Nelle lagune dell’alto Adriatico viene venduto a 6-7 euro al chilo; ma il suo prezzo potrebbe salire. Negli Stati Uniti, questi granchi, la cui carne è ricca di vitamina B12, vengono bolliti in acqua, aceto e varie misture di erbe aromatiche fino al raggiungimento del colore rosso-aranciato, tipico dei crostacei cotti. I granchi catturati appena dopo la muta, e per ciò muniti di guscio ancora molle, vengono privati delle interiora e delle branchie e fritti dopo essere stati immersi in una pastella di uova, farina ed erbe aromatiche. Le branchie vengono da alcuni considerate una prelibatezza. Sono alla base del piatto più famoso del Maryland, il crab cake o polpette di granchio. La carne può inoltre essere trattata per la conservazione ed essere venduta inscatolata. In Italia, neanche a dirlo, con il sugo preparato con il granchio blu, si condiscono gli spaghetti! Da essi, comunque, possono essere estratte anche biomolecole attive importanti come la chitina e il chitosano di cui è costituito il loro carapace.

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto