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Da poco scoperte… e già vicine all’estinzione

Alcune specie di cetacei
Un esemplare di vaquita

Sembra incredibile, lo so, eppure è proprio così. Alcune specie di cetacei sono state scoperte e, quindi, erette “specie nuove per la scienza”, solo dopo la metà del secolo scorso e, addirittura, ai primi del 2000. Anche loro purtroppo sono minacciate dall’inquinamento sensu lato ma, soprattutto, dal commercio illegale, dal bracconaggio e dal cambiamento climatico. Una di queste è la “vaquita”, nome scientifico Phocoena sinus (Norris and McFarland, 1958) o focena del Golfo di California, perché è endemica della parte settentrionale del golfo, detta Mare di Cortez.

Il termine “vaquita” è spagnolo e significa “piccola vacca”. La focena del Golfo di California presenta la classica forma dei Phocoenidae (robusta e ricurva a forma concava quando viene vista di lato). È la più piccola delle focene e, quindi, dei cetacei del mondo. Gli individui, infatti, raggiungono i 150 centimetri di lunghezza e i 50 chilogrammi di peso. Vive in lagune poco profonde situate lungo la costa, raramente la si avvista in acque più profonde di 30 metri, da sola o in piccoli gruppi, solitamente di 1-3 ma anche di 8-10 individui. La maggior parte dei piccoli nasce apparentemente in primavera. La gestazione è probabilmente di 10-11 mesi. La massima durata di vita registrata è stata di 21 anni. Vi sono poche segnalazioni di questo cetaceo in natura, perché è elusivo ed evita le imbarcazioni. La vaquita è stata individuata come specie nuova per la scienza dagli zoologi Kenneth S. Norris e William N. McFarland (Università della California, Los Angeles), nel 1958 dopo aver studiato la morfologia degli esemplari di alcuni crani rinvenuti sulla spiaggia. Solo quasi trent’anni dopo, nel 1985, il ritrovamento di individui vivi permise agli scienziati di descrivere completamente il loro aspetto esterno. Poiché la vaquita è stata completamente descritta solo alla fine degli anni ‘80 del secolo scorso, la sua abbondanza storica è sconosciuta.

La prima indagine completa sulla popolazione di vaquita in tutto l’areale di distribuzione ha avuto luogo solo nel 1997 e ha stimato una popolazione di 567 individui. Si ritiene che entro il 2007 l’abbondanza fosse scesa a 150. Nel 2018 si contavano meno di 19 individui. Le continue catture in una popolazione poco numerosa e il suo basso tasso riproduttivo hanno portato, a febbraio 2022, alla stima di 10 vaquita ancora in vita! Ma perché questo grazioso cetaceo rischia di estinguersi? La focena del Golfo di California non è mai stata cacciata direttamente; il declino della sua popolazione è dovuto al soffocamento nelle reti da pesca posizionate per catturare un’altra specie endemica del Golfo, il totoaba, oggetto di pesca di frodo (un pesce molto consumato in Cina dove viene usato nella medicina tradizionale per le sue presunte proprietà contro le emorragie e perché è noto anche come “cocaina acquatica”). Il CIRVA (International Committee for the Recovery of the Vaquita), la Commissione per il Recupero della Vaquita, nel 2000 arrivò alla conclusione che ogni anno rimangono uccisi nelle reti da pesca tra i 39 e gli 84 individui. La vaquita viene classificata dalla IUCN e dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Fauna e Flora Selvatiche nella categoria più critica a rischio di estinzione. Allo scopo di cercare di impedirla, il governo messicano ha creato una riserva naturale che comprende la parte superiore del golfo della California e il delta del fiume Colorado.

Tuttavia, anche se il numero delle focene uccise dai pescatori si riducesse a zero, per i conservazionisti resterebbero ugualmente dei rischi poiché la focena del Golfo di California è tra le prime 100 specie EDGE, acronimo di “Evolutionarily Distinct, Globally Endangered” (Distinte Evolutivamente, Minacciate Globalmente). Gli animali distinti evolutivamente non hanno alcun parente stretto e rappresentano più di altre specie la biodiversità; pertanto, hanno la priorità assoluta nelle campagne di conservazione. Secondo la genetista americana Jacqueline Robinson dell’Università della California, le poche unità di vaquita rimaste hanno un DNA troppo uniforme per sperare di ricostruire una popolazione non dominata da consaguinei (https://en.wikipedia.org/wiki/ Vaquita#cite_note-15). La consanguineità agisce con effetto negativo sulle popolazioni poiché deprime, a livello fenotipico (il fenotipo è l’insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo), la manifestazione di geni che permettono agli individui di adattarsi meglio alle variazioni ambientali. Occupiamoci ora di un altro cetaceo, l’orcella asiatica o delfino di Irrawaddy, nome scientifico Orcaella brevirostris (Gray, 1866), una specie di delfino che vive nei pressi delle coste e negli estuari di alcune regioni dell’Asia sud-orientale, dalla baia del Bengala alla Nuova Guinea e all’Australia settentrionale. Questa specie è caratterizzata da un grosso melone, dalla testa smussata e arrotondata e dall’assenza del rostro. La lunghezza degli individui è di circa 1 m alla nascita e 2,3 m alla piena maturità. Il neonato pesa circa 10 kg mentre gli adulti possono raggiungere i 130 kg. La durata della vita è di circa 30 anni. L’orcella asiatica è un nuotatore lento. Affiora in superficie rotolando su se stesso e lasciando immersa completamente solo la punta della coda. Emette getti d’acqua dalla bocca mentre tiene la testa fuor d’acqua. Sebbene a volte venga chiamato in inglese delfino del fiume Irrawaddy, fiume che attraversa la Birmania (Myanmar) e localmente chiamato Ayeyarwady, non è un vero delfino di fiume, bensì un delfino oceanico che vive nei pressi delle coste ed entra anche nei fiumi, inclusi il Gange e il Mekong. Le orcelle asiatiche hanno una lunga tradizione di interazione con gli uomini, tanto che in Birmania sono documentate delle battute di pesca in cui questi cetacei coadiuvavano i pescatori spingendo i pesci verso le reti.

Questa specie è considerata dalla IUCN come in pericolo e in pericolo critico. La minaccia più diretta è rappresentata dalla cattura per il loro olio anche se la caccia è proibita. Nelle Filippine esiste una piccola popolazione di O. brevirostris nello stretto di Malampaya, nella parte settentrionale dell’isola di Palawan. I delfini sono confinati alle regioni interne dello stretto. La popolazione fu scoperta per la prima volta nel 1986 quando consisteva di 77 individui. A causa delle attività antropiche questo numero si è ridotto a 47 nel 2007. Secondo uno studio del WWF condotto tra il 2007 e il 2010, la popolazione del fiume Mekong è ridotta ad appena 85 esemplari (Orcaella heinsohni – Wikipedia). Un’altra specie del genere orcella è l’orcella australiana, Orcaella heinsohni (Beasley, Robertson & Arnold, 2005), una specie scoperta di recente e classificata scientificamente solo nel 2005. È strettamente imparentata con l’orcella asiatica, con la quale è spesso confusa a causa dell’aspetto molto simile. Le informazioni sulla diffusione e sullo stato di conservazione dell’orcella australiana sono ancora preliminari. Nell’oceano Pacifico al largo di Townsville, è stata individuata una popolazione di circa 200 esemplari. Poiché si suppone che la specie non sia comune, gli è stata assegnata un’alta priorità di conservazione. La IUCN la classifica come vulnerabile. Le minacce alla sopravvivenza delle orcelle australiane sono rappresentate dalle reti da pesca o antisqualo (Orcaella heinsohni – Wikipedia).

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto