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Ecco le abitazioni più belle della letteratura

Le case d'autore
Ecco le abitazioni più belle della letteratura

«Alcune case di fantasia sono indimenticabili come i personaggi che le abitano. Le case, in fondo, assomigliano a chi le abita, possono trasmettere identità e personalità diverse: gli interni domestici dei romanzi di Charles Dickens riflettono le stranezze dei suoi personaggi, così che le descrizioni vengono usate dall’autore non solo per dare concretezza al mondo da lui creato ma anche per riflettere e determinare i caratteri di chi abita quel mondo.

O ancora, le case possono offrirci simboli di status sociale, come nella Pemberley di Jane Austen, la dimora di Mr. Darcy, che al pari dei personaggi si può annoverare fra i protagonisti del romanzo». Lo scrive sul celebre magazine Harpers Bazzar Alessia Vitale. Che offre un viaggio in alcune case celebri della letteratura. «Probabilmente non esiste una casa di fantasia famosa come la villa di Long Island di Jay Gatsby. Francis Scott Fitzgerald ambienta sontuosamente la sua storia in poche pagine definendo la proprietà un “qualcosa di colossale sotto tutti i punti di vista: una copia accurata di qualche Hotel de Ville della Normandia, con una torre da una parte, incredibilmente nuova sotto una barba rada di edera ancora giovane, una piscina di marmo e più di venti ettari di prato e giardino”.

Si pensa che l’ispirazione per la lussuosa dimora di Gatsby sia derivata dalla villa di Beacon Towers a Sands Point». «Un’atmosfera decisamente diversa si può ritrovare tra le mura della casa in legno delle Piccole Donne, con il caminetto acceso in salotto e la neve che cade lenta fuori dalla finestra. E anche questa casa esiste davvero. Orchard House si trova in Massachusetts, in Merrimack Valley’s Concord, a circa 40 km da Boston. Infatti se c’è la fantasia di Louisa May Alcott nel suo più celebre romanzo, c’è anche un po’ della sua realtà quotidiana. La storia delle sorelle Meg, Jo, Beth e Amy è un racconto semi-autobiografico della vita della scrittrice. Non c’è da sorprendersi dunque che la casa in cui vivono le quattro sorelle March esista davvero. Parliamo di Orchard House, che fu l’abitazione reale di Louisa May Alcott e della sua famiglia, così come il luogo in cui l’autrice scrisse Piccole Donne nel 1868 usando una mensola che il padre costruì appositamente per lei.

La famiglia Alcott visse in questa dimora fino al 1877» scrive Vitale, che ricorda come «Louisa May Alcott non è l’unica scrittrice a lasciarsi ispirare dai luoghi natii per i suoi romanzi. Virginia Woolf trascorse tutte le sue estati della sua giovinezza nella villa vittoriana di Talland House, affacciata sulla baia di St Ives da cui si poteva scorgere in lontananza il profilo del faro di Godvrey. Una località suggestiva, nei pressi di Land’s End, la punta sud-occidentale della Gran Bretagna, romanticamente definita “la fine della terra”. Un luogo incantato, in cima a un dolce pendio avvolto da prati verdi e accarezzato dalla brezza del mare in cui l’autrice torna idealmente in Gita al faro. Come le storie vengono ispirate dai luoghi in cui sono nate, così la letteratura lascia un’impronta su città, strade e dimore. Ed è per questo che si può ancora cercare Joyce tra le vie della sua amata-odiata Dublino. Le descrizioni minuziose di luoghi e strade sono una costante nelle opere di Joyce, ma, ancora una volta, è una casa in particolare a segnarne l’immaginario, meritandosi un tributo nel racconto più noto di Gente di Dublino, I Morti. L’edificio al numero 15 di Usher’s Island, la casa delle vecchie zie di James Joyce, è la palazzina georgiana davanti al fiume che viene scelta dallo scrittore irlandese come ambientazione del racconto conclusivo di Gente di Dublino». In Italia citazione per Villa Lampedusa, fonte di ispirazione di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed il suo celebre Gattopardo.