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Sant’Egidio, si studia il programma per i 25 anni dalla canonizzazione

“Celebreremo i 25 anni dalla canonizzazione del nostro caro Sant’Egidio da Taranto e sarà un’occasione per gustare e assimilare il sapore della santità semplice e dell’amore ardente verso i poveri”. Queste le parole dell’arcivescovo in concattedrale, per l’apertura dell’anno pastorale, ricordan­do l’elevazione alla gloria degli altari del santo tarantino avvenuta in piazza San Pie­tro il 2 giugno 1996.

Un ricco programma è in fase di appron­tamento. Si sa già che dalla fine del mese i frati minori del convento tarantino di San Pasquale terranno una peregrinatio del­la reliquia del santo (il femore), esposta nell’altare laterale. Ad essere visitate sa­ranno le comunità francescane minori della provincia salentina che organizzeranno per proprio conto una serie iniziative religio­se e culturali per ravvivare e promuovere il culto del santo. Prima tappa, il convento di Santa Maria della Croce di Francavilla Fontana.

Tutto da definire, invece, per le iniziative a livello diocesano che saranno coordina­te dall’arcivescovo con la partecipazione di tutte le parrocchie; si parla di una grande celebrazione conclusiva nella piazzetta de­dicata al santo, in Città vecchia, in prossi­mità della ricorrenza della canonizzazione (il 2 giugno).

I frati francescani della San Pasquale hanno anche avviato il restyling alla casa natale di Sant’Egidio, al pendio La Riccia, a partire dal restauro delle porte. A lavori ultimati, la confraternita intitolata al santo tarantino riprenderà le visite guidate e la recita del santo rosario e dei vespri, probabilmente il giovedì pomeriggio.

Nei locali affianco alla casa sarà anche possibile ammirare la preesistente mostra dedicata alla Taranto del Settecento, quella vissuta dal santo nella giovinezza, e quel­la delle tappe verso la canonizzazione, con immagini delle varie “peregrinatio” delle spoglie a Taranto e ingrandimenti di rasse­gne stampa su avvenimenti legati al santo.

Ai frati minori di San Pasquale si deve an­che l’esposizione, nell’ex sagrestia, degli storici reperti legati a Sant’Egidio, nell’am­bito della pinacoteca con i dipinti di scuola napoletana caravaggesca e del contempo­raneo Giuseppe Siniscalchi, fondatore del fronteversismo.

Città Vecchia - Pendio La Riccia, Casa di Sant’Egidio

Città Vecchia – Pendio La Riccia, Casa di Sant’Egidio

Infine, davanti alla chiesa, in piazza Gari­baldi, è presente il monumento a Sant’Egi­dio, inaugurato nel 2016 su iniziativa di fra Tonino Nisi. In quella circostanza, l’arcive­scovo, nella celebrazione in San Pasquale, ebbe a definire il frate come il consolatore di Taranto, dono della Misericordia di Dio ed espressione della tenerezza di Gesù verso il suo popolo. Mons. Santoro ribadì come la solidarietà verso i poveri e la consolazione di ogni sofferente furono vissute da Egidio nella forma più piena, avendo come perno il Santissimo Sacramento e la devozione alla Madonna del Pozzo e San Pasquale Bay­lon. “Egidio –concluse l’arcivescovo – è un santo semplice e umile secondo il cuore di Dio. Invochiamolo con tutto il cuore nelle situazioni personali e per le vicende della città. E che Gesù, attraverso il frate taran­tino possa dirci come nel Vangelo : ‘Alzati, non aver paura!’”.

Così commenta Pino Lippo, priore della confraternita intitolata al santo tarantino, che tanto si spende sul web per far cono­scere questo umile concittadino. “L’arcive­scovo spesso si sofferma sulla necessità di prendere esempio dai santi della porta ac­canto. Sant’Egidio, nato a due passi da Mar Piccolo, è uno di questi e l’esempio della sua vita è ancora valido per noi. Da picco­lo egli amava intrattenersi con i poveri, cui donava un po’ della sua colazione, o con gli ammalati, ai quali accarezzava il viso invi­tando a confidare in Dio. Egidio esercitava le virtù tanto necessarie ed edificanti della pazienza e della carità; dalla preghiera il tarantino traeva le parole giuste per spro­nare e affrontare con coraggio le difficoltà quotidiane. Ma non disdegnava di giocare negli spiazzi della Città vecchia “o’curru­chele” o “a’ levorie” e, nella bella stagione, si tuffava dalla banchina dal Vasto assieme agli amichetti”.

Nella casa dei Pontillo, si possono imma­ginare scene di vita quotidiana, con il papà che parlava ai lavoranti di questo figlio spe­ciale, il quale qualche volta, con i coetanei, si avventurarsi fino al Galeso per raccoglie­re pietruzze colorate. E se qualcuno “sbroc­cava” con le maleparole, un suo sguardo pieno di dolore bastava a farlo tacere. “Non era certo un musone frate Egidio – conti­nua il priore – Egli amava le feste patronali, gli piacevano i fuochi pirotecnici in onore della Madonna e nella sua cella custodiva addirittura la polvere pirica per gli artifizi. E se una notte San Giuseppe non lo aves­se destato per fargli spegnere l’incendio, il convento sarebbe saltato all’aria!”.

Il fraticello, nella questua per i vicoli di Na­poli, amava intrattenersi con la gente con il suo “slang” tarantino-partenopeo. “Ascolta­va nelle loro sofferenze poveri e ricchi, – sottolinea il priore – e aveva per ognuno pa­role di consolazione unite a un abbraccio”.

Lippo descrive Sant’Egidio come una per­sona di spirito e amante della musica, ami­co del concittadino Giovanni Paisiello. “Spesso il compositore e la moglie Ceci­lia – racconta – lo invitavano a colazione, occasione per ascoltarne al clavicembalo le ultime composizioni, ma particolarmen­te attese erano le notizie della sua Taranto, degli amici del pendio La Riccia e soprat­tutto della famiglia”. E immaginiamo che, a quelle parole, il santo chiudesse gli occhi tornando con la memoria alle voci dei suoi cari e riassaporando il profumo di Mar Pic­colo, davanti al quale pregava e giocava.

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