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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 10:58:00

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E’ reato non versare l’assegno di mantenimento ai figli minori

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E' reato non versare l'assegno di mantenimento ai figli minori

È reato perseguibile d’ufficio, di natura permanente, il mancato adempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice a favore dei figli economicamente non autonomi, la cui consumazione termina con l’adempimento integrale dell’obbligo ovvero con la data di deliberazione della sentenza di primo grado, quando dal giudizio emerga espressamente che l’omissione si è protratta anche dopo l’emissione del decreto di citazione a giudizio. Con la sentenza –4 settembre 2019, n. 37090 la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione, in accoglimento del ricorso proposto dal Procuratore Generale, ha escluso la possibilità di estinzione del reato di mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli attraverso la remissione di querela.

La vicenda sottoposta all’esame della Corte si era conclusa con sentenza di prosciolgimento dell’imputato dal reato di cui alla L. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 3, che gli era stato contestato per essersi sottratto all’obbligo di corrispondere, da aprile a novembre 2017, l’assegno di mantenimento disposto in sede di separazione a favore dei tre figli minori. Il Procuratore Generale aveva presentato ricorso per cassazione chiedendo l’annullamento della sentenza sulla base del convincimento secondo cui il reato contestato fosse procedibile d’ufficio se commesso in danno di minori. L’art. 3 della legge 8 febbraio 2006, n. 54, in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, stabiliva che, in caso di violazione degli obblighi di natura economica, si applicasse la disposizione penale prevista per il mancato versamento dell’assegno di divorzio (art. 12 sexies, legge 1 dicembre 1970 n. 898), la quale a sua volta rinviava all’art. 570 c.p.

Le due disposizioni sono state abrogate dall’art. 7, D.Lgs. n. 21/2018, nel quadro di un riassetto legislativo della disciplina penale, volto a dare effettività alla auspicata “riserva di codice”, consistente nella traslazione diretta nel Codice Penale di talune norme incriminatrici, già presenti nell’ordinamento, ma disseminate nella normativa complementare. In tale prospettiva si è collocato l’inserimento nel codice penale del nuovo art. 570 bis c.p., che non segna il perimetro della nascita di una nuova fattispecie di reato ma ripropone quanto già disposto precedentemente dall’art. 12 sexies l. n. 898/1970, e dall’art. 3, L. 8 febbraio 2006, n. 54 statuendo che: le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli. Proprio in virtù della sostanziale sovrapponibilità degli elementi costitutivi degli artt. 12 sexies L. n. 898/1970 e 3 L. n. 54/2006 con quelli dell’art. 570 bis c.p., la giurisprudenza ha rilevato la piena continuità tra le fattispecie, ai fini della successione delle leggi penali nel tempo, disciplinata dall’art. 2 c.p. e di conseguenza anche la permanente distinzione del regime di procedibilità delle fattispecie relative, secondo quanto disposto dal secondo comma dell’art. 570 c.p.

La Suprema Corte, con la Sentenza in questione, ha dunque condiviso le censure del Procuratore Generale annullando con rinvio l’impugnata sentenza. Ha a riguardo richiamato l’orientamento della giurisprudenza secondo cui la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito a favore dei figli economicamente non autonomi sia reato perseguibile d’ufficio a natura permanente, la cui consumazione termina con l’adempimento integrale dell’obbligo ovvero con la data di deliberazione della sentenza di primo grado, quando dal giudizio emerga espressamente che l’omissione si è protratta anche dopo l’emissione del decreto di citazione a giudizio. In forza quindi di tale regime di procedibilità, la relativa fattispecie di reato non è estinguibile con la remissione di querela e la relativa accettazione.

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Avv. Mimmo Lardiello

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