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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:18:58

L'avvocato

Illegittime tutte le norme che attribuiscono in automatico il cognome del padre

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Neonato

Illegittime le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre ai figli. Assumeranno il cognome di entrambi i genitori nell’ordine concordato Questa la decisione della Corte costituzionale, anticipata con un comunicato stampa in attesa che la Sentenza vera e propria venga depositata, ma è già possibile, attraverso la nota, scorgerne gli elementi essenziali. Definita dunque «discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio» la regola in base alla quale il cognome del padre viene attribuito di default. I Giudici delle Leggi infliggono in tal senso un colpo pesantissimo al concetto di famiglia patriarcale, i figli ora dovranno assumere il cognome di entrambi i genitori nell’ordine concordato, salvo che decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.

«In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori – si legge nella nota della Corte Costituzionale – resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico». La Corte costituzionale ha deciso sulla propria ordinanza di autoremissione n.18/2021 con la quale, prima di rispondere al Tribunale di Bolzano come giudice di rinvio, aveva considerato pregiudiziale sollevare un interrogativo più generale in relazione alla costituzionalità della regola di assegnare al figlio solo il cognome del padre, sempre e non solo nel caso di figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti. Una scelta che non aveva sorpreso perché il relatore dell’ordinanza, era Giuliano Amato, lo stesso giudice che ha firmato la sentenza del 2016, con la quale era stata messa in discussione la rigidità della regola sull’ attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, dichiarandola incostituzionale «in presenza di una diversa volontà dei genitori».

Dunque la Corte Costituzionale, procedendo nelle forme della camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale sulle norme che regolano, nel nostro ordinamento, l’attribuzione del cognome ai figli. In particolare la pronuncia riguarda la norma che impediva ai genitori, anche se di comune accordo, di dare al figlio il solo cognome della madre e quella che, in assenza di un accordo, impone il solo cognome del padre, invece che quello di entrambi i genitori. Norme che sono di fatto state dichiarate non solo in contrasto con la Costituzione (articoli 2, 3 e 117, primo comma) ma anche con gli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, posti a tutela del diritto alla vita privata e familiare e del divieto di discriminazioni fondate sul sesso. A guidare la Corte, oltre al principio di uguaglianza, quello dell’interesse del figlio, secondo il quale entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale. La dichiarazione di illegittimità costituzionale – che investe tutte le norme che prevedono in automatico l’attribuzione del cognome del padre – riguarda i figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e i figli adottivi. Ancora una volta la Consulta arriva prima del legislatore e traccia la via sulla quale il Parlamento dovrà muoversi, nel rispetto di quanto affermato nella decisione, le cui motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane. Al parlamento resta il compito di regolare alcuni aspetti e sciogliere dei nodi, restando però vincolato al verdetto della Corte costituzionale che, con l’addio all’automatismo al cognome paterno, segna un punto di non ritorno.

In Senato è intanto iniziato l’iter per unificare in un testo cinque disegni di legge. I quesiti che si pongono a margine di questa storia decisione sono molteplici ed attengono tutti ragioni di natura pratica più che principi di diritto, i quali, vengono evidentemente perimetrati dalla decisione della Consulta. In tal senso, oltre al percorso relativo al recepimento del pronunciamento da parte del Parlamento, già avviato come innanzi specificato, occorrerà un profondo iter di adattamento delle anagrafi e degli uffici presenti su tutto il territorio nazionale oltre che un aggiornamento sistemico dell’automatismo del “doppio cognome” che, come di facile deduzione, potrebbe portare nelle generazioni a venire una sovrapposizione che sconvolgerebbe le prassi fino ad introdurre situazioni al limite del paradossale. In questo senso, diversi i nodi da sciogliere, fermo restando che il pronunciamento della Consulta si muove sulla strada dell’adattamento dell’interpretazione dei principi costituzionali, legati alla incontestabile evoluzione della società ed alla necessità che le regole seguano tale evoluzione.

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Avv. Mimmo Lardiello

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