02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2021 alle 20:22:00

Buonasera Sud

Il Rinascimento Green della produzione di acciaio


Lo stabilimento di Taranto, da anni al centro di un'aspra vertenza

Dagli eventi delle ultime settimane sembra che si stiano realizzando i presupposti per arrivare ad una vera e propria svolta.
Il nuovo «Rinascimento dell’acciaio», lo immaginiamo prendere forma a partire da un «acciaio umano», che non può che essere sostenibile e in armonia con il pianeta. La sostenibilità è un obiettivo e, insieme, la strada che porta al traguardo.
Tecnologia e riduzione dell’impatto ambientale, che vuol dire abbattimento significativo delle emissioni diventano paradigmi di un racconto sul campo.
La grande sfida sarà quella della razionalizzazione produttiva, in linea con il nuovo scenario. che dovrà affrontare il Governo, dimostrando di saper impiegare e gestire le risorse della next generation Ue.
L’utilizzo del Just Transition Fund insieme alle risorse del Recovery Fund rappresenta per il mezzogiorno e per Taranto una occasione irripetibile. L’unica via d’uscita per lo stabilimento siderurgico di Taranto e per la siderurgia italiana. Serve una fase di transizione per una riconversione che tenga conto delle tecnologie più all’avanguardia e del reale fabbisogno di capacità produttiva che dovrà essere definita dall’indirizzo di una mirata “politica industriale” e da una “pianificazione della siderurgia” dei quali il Governo dovrà farsi interprete attraverso scelte e programmi d’investimento, professionalità e competenze dello spirito originario dell’Iri.
La partecipazione dello Stato nell’azienda siderurgica consente di riprendere il cammino per ridare prospettiva al siderurgico più importante d’Europa e rilanciare in modo ecosostenibile la siderurgia di Taranto.
È quanto emerso dal webinar promosso da Mezzogiorno Federato il 12 marso u.s. su «IL NUOVO POLO INDUSTRIALE E LOGISTICO IONICO: UN PROGETTO URGENTE DI TRANSIZIONE ECOLOGICA».
L’industria siderurgia è una colonna portante della manifattura italiana, che ne fa il secondo player europeo. È alla base di molte altre industrie, automotive, oil&gas, delle infrastrutture.
L’Italia manifatturiera, che consuma 11 milioni di tonnellate di acciai piani l’anno, subirebbe danni pesanti dalla scomparsa del suo grande fornitore a ciclo integrale. L’industria meccanica ha bisogno di qualità, flessibilità, tempi, certezze logistiche e condizioni di fornitura, che le importazioni da sole, senza un’alternativa domestica, non possono sempre garantire. La dimensione produttiva, unica vera tutela per i posti di lavoro, non può dipendere dalla congiuntura della domanda siderurgica, che si affronta con gli ammortizzatori sociali, ma dal posizionamento prospettico dell’impresa.
Avrebbe senso inoltre installare gradualmente due forni elettrici con capacità produttive di circa 2,5 – 2,8 milioni di tonnellate/anno per forno elettrico e la chiusura programmata di cokerie agglomerazione e impianti ausiliari principali fonti di inquinamento.
La seconda acciaieria elettrica, non renderebbe necessaria la ricostruzione di AFO/5 portando a fine vita tecnica AFO1- AFO2- AFO4, ma la chiave di volta sta nell’alimentazione di questi impianti. È chiaro che, se i due altiforni continuassero a usare soltanto il carbone cokerizzato per fondere il minerale, l’impatto ambientale non migliorerebbe in modo strutturale e se poi i forni elettrici fossero alimentati a rottame, si creerebbero sull’approvvigionamento e sui prezzi del rottame gravi ripercussioni sulla siderurgia del nord.
La soluzione sta nell’utilizzo del minerale di ferro preridotto con il gas grazie alla tecnologia detenuta da Danieli e Techint. Il preridotto dovrebbe essere usato per alimentare totalmente o quasi i forni elettrici, adeguatamente preparati. Il preridotto potrebbe essere importato per i 2-3 anni necessari a costruire i moduli per produrre il preridotto per cedere caldo all’adiacente acciaieria dell’Ilva e freddo alla siderurgia del nord, dove Acciaieria Arvedi e Ferriere Nord GruppoPittini già ne fanno un uso importante. Taranto, grazie anche al porto, diventerebbe l’hub del preridotto per l’Italia, magari affidandolo a una società consortile fatta da Invitalia-AMI con i siderurgici privati interessati ad avere un calmiere del rottame. La fornitura del gas potrebbe avvenire con l’assicurazione di costi ben al di sotto di quelli attualmente sul mercato con il coinvolgimento di Enel, Snam ed Eni e Taranto si legherebbe non solo, come tutti gli altri europei, al ciclo della ghisa, ma anche a quello del gas.
Su questa base è possibile avviare un processo di pacificazione cittadina e sviluppo del territorio che per rasserenare le legittime preoccupazioni dei tarantini non può prescindere dalla valutazione preventiva d’impatto sanitario. Il definitivo piano industriale ed ambientale deve essere vincolato al superamento della valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS/ISPRA e VIS/ISTISAN 19.9) dello stabilimento in tutti gli assetti impiantistici stabiliti. Da essa dovrà risultare un danno sanitario residuo accettabile secondo gli standard internazionali. Gli strumenti già applicati a grandi centrali elettriche, raffinerie, impianti petroliferi, non può continuare ad essere negata al Siderurgico di Taranto: il Governo deve garantirlo, in considerazione della eccezionalità del caso.
Taranto ha riacceso i fari sul settore mettendo in luce le carenze strutturali serve un vero progetto 4.0 per il settore che ci consenta di uscire dalla assoluta sudditanza nei confronti della Cina che da anni rappresenta un temibile concorrente e ormai da sola produce oltre la metà dell’acciaio mondiale. La Cina è uscita da una momentanea crisi dell’acciaio con imponenti piani di infrastrutturazione: aeroporti, ferrovie. Anno dopo anno il Paese del Dragone segna nuovi record,
L’amministrazione Biden continuerà a vedere nell’ascesa della Cina la principale sfida strategica per gli Stati Uniti e chiede all’Europa di schierarsi. Naturale domandarsi quale ruolo potrà giocare l’Italia in questo mutato contesto, partendo dalla “consapevolezza geopolitica” di dove risiedono i nostri interessi per il nuovo corso politico italiano che Draghi ha definito “un multilateralismo più efficace”, e che trova nelle Nazioni Unite la pietra angolare del sistema. I cambiamenti in atto nel Mediterraneo impongono di considerare le opportunità che l’Europa del Sud potrebbe cogliere grazie alla sua posizione geografica, con un ruolo da protagonista nel riassetto degli equilibri internazionali, nonché di determinare le importanti occasioni di sviluppo economico, sociale, culturale, demografico e umano all’interno di tutta l’area mediterranea, dove transita oltre la metà del traffico marittimo globale diretto verso i porti del Nord Europa, senz’altro molto più efficienti in termini di servizi e di costruzione di un ecosistema positivo agli investimenti. Condizioni imprescindibili per conferire all’Europa meridionale una più ampia sovranità per sviluppare e rendere operativo il quadro delle reti Ten (reti di trasporto transeuropee) che permettono di seguire, intercettare e indirizzare i nuovi trend geoeconomici e geopolitici, dai quali il Mediterraneo allargato non può essere escluso, pena la perdita per l’intera Europa di un hub straordinario per riconquistare un ruolo centrale nel traffico commerciale marittimo e nella gestione degli approvvigionamenti energetici. Le realtà portuali del Mezzogiorno non hanno avuto nessun supporto per diventare competitive nel teatro economico del Mediterraneo, consentendo nel frattempo la crescita di porti come Algeciras, Valencia e Pireo passati sotto “l’influenza strategica cinese”.
I porti sono il tassello fondamentale attorno al quale si gioca in Italia la partita fra Cina e Stati Uniti. Se consideriamo la vicinanza al terminale del gasdotto Tap/ Tanap in arrivo da Azerbajian via Turchia, Grecia e Albania, si capisce perché Taranto assuma un rilievo particolare. Possedere una piattaforma siderurgica nel Mediterraneo è un grande vantaggio per un mercato che considera l’Africa un appetibile mercato in via di sviluppo.
L’Ilva è una grande piattaforma nel Mediterraneo. Lo scalo portuale tarantino è uno dei più importanti in Italia, situato nel cuore del Mediterraneo, a cavallo delle rotte commerciali euromediterranee. Situato a 172 miglia nautiche dalla rotta Suez-Gibilterra, il grande serpentone mercantile del Mare Nostrum, per chi è interessato ad espandere le reti commerciali nei “mari caldi”.
Taranto ha acceso i riflettori sul settore siderurgico, che è fondamentale per l’Italia, decimo player globale, e il secondo europeo, dopo la Germania. La siderurgia dà lavoro a 33.400 persone, inserite in una filiera molto articolata: produzione di acciaio e prima trasformazione, centri servizio, distribuzione, commercio di rottame e ferroleghe, taglio e lavorazione della lamiera, utilizzatori. Ha ricavi per quasi 60 miliardi di euro. Conta, nei diversi segmenti, gruppi con fatturati miliardari, come Duferco, Arvedi di Cremona, Danieli di Buttrio, Feralpi di Lonato del Garda, le Acciaierie Venete di Borgo Valsugana, Ori-Martin di Brescia, FinMar (Marcegaglia) di Mantova. In Italia sono presenti anche importanti produttori stranieri, oltre ad ArcelorMittal, la Severstal che ha acquisito lo stabilimento Lucchini di Piombino, ThyssenKrupp in Acciai Speciali Terni, che rappresenta il 15% del fatturato industriale umbro. Senza questo settore l’Italia non potrebbe funzionare.
Con “il nuovo polo industriale e logistico ionico: un progetto urgente di transizione ecologica”, Mezzogiorno Federato che si pone governando anche le condizioni più difficili con argomentazioni tecniche ed economiche fondate sulla conoscenza e la competenza, per questo nei prossini giorni avvieremo un confronto di merito con i segmenti siderurgici del nord per costruire una alleanza strategica che possa interloquire propositivamente con il Governo.

ALFREDO VENTURINI
Mezzogiorno Federato Puglia

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