26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Settembre 2021 alle 20:36:00

Buonasera Sud

Giuseppe Pagliara: «Turismo, così vogliamo vincere la sfida della ripresa»

foto di Giuseppe Pagliara
Giuseppe Pagliara

Un numero di Buonasera Sud interamente dedicato al turismo: dalla crisi dovuta alla pandemia ai possibili scenari di ripresa. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Pagliara, amministratore delegato di Nicolaus, il tour operator che gestisce una serie di villaggi in Puglia e proprietario del marchio Valtur.

Dottor Pagliara, lo studio Srm Mezzogiorno – Intesa San Paolo prevede tre scenari, ma realisticamente è difficile pensare di poter fare riferimento allo scenario più ottimistico, viste anche le chiusure pasquali. Lei cosa prevede?
Innanzitutto, ci tengo a rivolgere i miei complimenti per la puntualità e la serietà dell’approccio metodologico a Srm, centro studi di Banca Intesa, con cui intratteniamo una collaborazione felice e continuativa. Lo scorso anno, in un confronto con il centro studi sui possibili scenari della stagione turistica, avevamo mantenuto una posizione più ottimistica rispetto alle prospettive dello studio, che si è poi rivelata realistica. Quest’anno ci sentiamo più vicini allo scenario n.3, il meno ottimistico: la nostra aspettativa è, infatti, quella di una partenza della stagione estiva 2021 al 15 giugno. La grande sfida, quest’anno, sarà quella di di performare meglio sul mese di Luglio che lo scorso anno, a causa di un’apertura delle strutture ricettive a stagione inoltrata, ha sofferto delle performance più lente tipiche della fase di avvio della stagione. Ovviamente, anche il realizzarsi di questo scenario è subordinato a una fortissima accelerazione del piano vaccinale, che contribuisca a un’inversione di marcia dei dati relativi allo scenario pandemico (come, difatti, accadde lo scorso anno).

La grave crisi prodotta dalla pandemia ha colpito duramente le aziende turistiche. In Puglia possiamo quantificare i danni subiti? Quanti posti di lavoro sono andati perduti o rischiano di andare perduti?
In Puglia circa il 39% delle aziende sono aziende operanti a vario titolo nel comparto turistico. Il danno è, quindi, rilevante: secondo differenti studi, almeno 1/3 dei posti di lavoro del comparto turistico pugliese è a rischio. Questo, senza menzionare l’impatto sui lavoratori stagionali, che anche quest’anno vedono la loro finestra di occupazione farsi sempre più ridotta.

Molte aziende hanno fatto ricorso allo smart working, almeno per gestire le prenotazioni. Questo strumento si sta rivelando efficace?
Lo smart working è senza dubbio uno strumento efficace, che ha permesso ad alcune funzioni chiave di non spegnere mai l’operatività all’interno delle organizzazioni aziendali. Si tratta di una modalità di lavoro da noi implementata sin dal primo momento, grazie alla presenza di un’infrastruttura dei sistemi già fortemente digitalizzata. È importante, però, rilevare che non si tratti di una modalità di lavoro attivabile dal giorno alla notte: perché un’azienda possa passare agevolmente dall’attività in presenza al lavoro in smart working, è necessario che la stessa abbia alle spalle un lungo percorso consapevole di innovazione e digitalizzazione a tutti i livelli.

Quanto e come è possibile programmare una stagione turistica vista l’incertezza del contesto generale?
Nonostante la situazione fluida e in continuo divenire e nonostante l’incertezza, come operatori turistici non possiamo e non vogliamo rinunciare a pianificare la nostra Estate. Il nostro modo per farlo è, come sempre, quello di metterci in ascolto, attenti alle novità di scenario e a quelle più strettamente connesse al nostro settore. Il nostro lavoro è serratissimo: abbiamo pianificato internamente una serie di incontri settimanali tra il top management e le prime e seconde linee di management, al fine di accorciare la catena di comando, per essere più efficaci, tempestivi e flessibili nel processo decisionale.

Il distanziamento fisico e le nuove forme di diffidenza suscitate della preoccupazione per i contagi in che modo possono condizionare l’organizzazione delle strutture turistiche?
La pandemia ha, a nostro parere, accelerato un processo di evoluzione del prodotto turistico già in corso: la scelta di una vacanza in profonda connessione con la destinazione e, di conseguenza, la ricerca di aria aperta e ampi spazi all’interno di cui trascorrere il proprio tempo con i propri cari, o con i compagni di viaggio. Allo stesso tempo, l’offerta turistica si sta progressivamente spostando verso una nuova idea di socialità, meno sfrenata e acritica, più consapevole e fondante dell’identità del viaggiatore. È questa la direzione in cui le strutture turistiche sono chiamate a riorganizzarsi: la sicurezza come prerequisito di base, mediante la predisposizione di protocolli solidi per il rispetto delle indicazioni di distanziamento e somministrazione dei servizi. Una sicurezza che funziona tanto meglio quanto più, paradossalmente, scompare e si fa sfondo per una vacanza serena e – non dimentichiamolo – appagante.

Si impone l’esigenza di ripensare gli spazi per evitare assembramenti e garantire sicurezza e tranquillità ai clienti. In Puglia siamo attrezzati per affrontare questo tipo di situazione?
In Italia e, di conseguenza, anche in Puglia ci confrontiamo con una particolare natura dell’offerta ricettiva: un tessuto denso e diffuso di molti, piccoli alberghi. In questo momento, però, le esigenze sono differenti: per rispettare le norme di distanziamento sociale e garantire una vacanza in piena sicurezza, c’è l’esigenza di spazi maggiori all’interno delle strutture ricettive. Spazi più ampi e differenti sono inoltre fondamentali per la destagionalizzazione del business turistico, mediante la predisposizione di nuove aree funzionali, all’interno delle strutture, dedicate in modo permanente a meeting, lavoro in smart working, wellness e SPA, secondo una modalità di utilizzo misto degli spazi. Per permettere al turismo in Puglia e sull’intero territorio nazionale di beneficiare di economie di scala è necessario quindi lavorare sulla dimensione delle strutture ricettive e sul loro adeguamento e efficientamento energetico, nonché su un progressivo processo di “sburocratizzazione” del comparto nel suo insieme. Fondamentale sarà, quindi, implementare un preciso piano istituzionale a sostegno di queste necessità specifiche.

C’è la necessità di pensare ad una diversa qualità dell’offerta turistica e in che termini?
Senza dubbio lo scenario pandemico richiederà una maggiore attribuzione di valore aggiunto all’offerta turistica, per soddisfare le esigenze di un target sempre più consapevole. Attenzione al proprio specifico target; inclusione di concetti importanti, come quello della sostenibilità, che diventino fondamento del business e non slogan vuoti; connessione e apertura al territorio e alle destinazioni, cercando modi virtuosi per valutarne le peculiarità: su quest’ultimo tema la Puglia potrebbe essere un ottimo banco di prova. Parliamo, infatti, di un territorio di grande ricchezza e complessità che, lavorando su una proposta turistica multilivello (culturale, naturalistica, enogastronomica…) e destagionalizzata potrebbe permettere al turista di incrementare la spesa pro capite in vacanza, accedendo a un’offerta sul territorio mirata, e di qualità.

Più in generale come considera le politiche attuate dal governo – questo e quello precedente – per sostenere il settore?
Il governo precedente, trovandosi a fronteggiare una situazione emergenziale, è intervenuto con politiche emergenziali. Di conseguenza, direi che ha operato bene per quanto riguarda l’intermediazione turistica, soprattutto nella prima fase degli interventi, fino a luglio 2020. Per la fase subito successiva invece, che va da agosto a dicembre 2020 e da gennaio 2021 fino a oggi, siamo ancora in attesa dei ristori previsti a sostegno del comparto. Per quanto riguarda, invece, il settore alberghi, l’azione del precedente governo si è rivelata purtroppo insufficiente. Il Decreto Sostegni dell’attuale governo era atteso con molte aspettative: avevamo con piacere sentito parlare di interventi non a pioggia, ma strutturali – nostra richiesta sin dal primo momento. Purtroppo, a un primo esame del decreto annunciato non ci sembra di ravvedere nessuno dei due tipi di interventi. Questo decreto ci appare, a malincuore, sempre di più come un atto politico, che si pone l’obiettivo di accontentare l’ampia partecipazione politica di questo governo: tanto da essersi guadagnato, all’interno del comparto turistico, il soprannome di “Decreto delle Briciole”. L’unico provvedimento interessante ravvisato al suo interno, le 28 settimane di Cassa Integrazione: per il resto, siamo ancora in attesa e ci aspettiamo provvedimenti più mirati ed efficaci.

Cosa propone per alleviare i disagi e le difficoltà delle imprese che fanno turismo?
Le mie proposte, più volte portate ai tavoli istituzionali e delle associazioni di settore, sono le seguenti: • Vaccinazione di massa per gli operatori del turismo; • Interventi in ambito urbanistico, per favorire ampliamento e ristrutturazione funzionale e energetica degli spazi;– • Riforma del Titolo Quinto, con centralizzazione dei poteri allo Stato e non alle Regioni. Il nostro comparto ha bisogno di riforme strutturali e ristori adeguati. Di efficacia, competenza e concretezza: il momento dell’azione, infatti, è arrivato e non può più essere procrastinato.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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