20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:30:53

Buonasera Sud

Scenario e prospettive di ripresa della filiera turistica in Puglia

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Turisti

La Puglia ha un settore turistico che vale il 4,3% del valore aggiunto regionale ed è terza nel Mezzogiorno. La crisi Covid ha però determinato una flessione della domanda del 43%. Le possibilità di ripresa però ci sono e sono significative. Ecco quanto emerge dallo studio Srm-Intesa San Paolo, del quale pubblichiamo un estratto. Dopo il rilevante crollo economico nel 2020 dovuto all’adozione di misure sempre più stringenti sulla produzione e sul commercio per contrastare la diffusione del Covid-19, nel 2021 si attende e si spera in un rimbalzo del Pil. In tale contesto, anche il turismo, che è stato tra i settori che ha pagato di gran lunga il conto più salato allo shock Covid, riuscirà ad agganciarsi alla ripresa, invertendo il suo trend.

Il turismo, un settore importante per l’economia regionale: nel periodo pre-pandemico la dinamica è positiva
Il settore in Puglia pesa per il 4,3% del Valore aggiunto regionale e per il 10,9% sugli addetti (dati superiori alla media nazionale rispettivamente del 3,9% e del 9%). In termini di flussi turistici, nel 2019 con oltre 4,2 milioni di arrivi (e una crescita del 4,7% sul 2018), la Puglia è terza nel Mezzogiorno con circa il 18% del dato complessivo dell’area. Le presenze sono pari a 15,4 milioni con una permanenza media di 3,6 notti (3,3 in dato medio nazionale). L’economia del turismo in Puglia gioca un ruolo importante: il Valore aggiunto dei Servizi di Alloggio e Ristorazione (quasi 3 miliardi di euro) rappresenta il 4,3% del Valore aggiunto totale regionale, dato superiore a quello nazionale (3,9%). Se si considera il Pil diretto, indiretto ed indotto il peso in Puglia sale al 10,6%. Ancora più importante il peso in termini di Occupazione: con oltre 82 mila addetti il settore impiega il 10,9% dell’occupazione totale della regione (dato Italia 9%).

Le Imprese attive nel settore Alloggio e Ristorazione sono poi 23.390 (il 7,2% del totale delle imprese pugliesi). In termini di flussi turistici, con oltre 4,2 milioni di arrivi (e una crescita del 4,7% sul 2018), la Puglia è terza nel Mezzogiorno con circa il 18% degli arrivi complessivi. Le presenze sono pari a 15,4 milioni, con una permanenza media di 3,6 notti, contro le 3,3 della media Italia. La domanda straniera rappresenta circa il 25% in termini di presenze e mostra una capacità di spesa in aumento rispetto al passato, con 635 milioni di euro (+1,7% rispetto al 2018). Guardando all’offerta, in Puglia si contano si contano 1.051 esercizi alberghieri per quasi 109 mila posti letto; il 53,4% del totale dei posti letto è riferito a strutture ad alto stellaggio (4 stelle, 5 stelle e 5stelle lusso), contro una media Italia pari al 40%.

La regione mostra, comunque, anche dei punti di debolezza come un’alta stagionalità. L’81,9% delle presenze è concentrato nel periodo maggio-settembre (contro un dato nazionale del 67%); quasi un quarto delle presenze regionali è relativo al turismo balneare (32% il dato medio Italia), ma c’è anche un buon interesse per le località storiche e artistiche che assorbono circa l’11% del totale. Importante è anche il tema dell’accessibilità e della mobilità del territorio ed emerge la presenza di importanti e significative porte d’accesso. Gli scali aeroportuali della regione contano oltre 8,2 milioni di passeggeri (legati per circa il 40% al traffico internazionale).

Anno 2020: la pandemia ha colpito il settore in maniera molto rilevante
Le stime di SRM per il 2020 evidenziano per la Puglia un calo della domanda turistica, di oltre il -43%, più contenuto rispetto al dato nazionale (-52,4%). Dato il contesto di riferimento, dalle analisi effettuate, emerge un calo inferiore delle presenze turistiche italiane (-34,2%) rispetto a quelle straniere (-70,2%). Si stima, quindi, che la crisi tagli circa il 43,2% del valore della spesa turistica registrata nel 2019 ed il 47% del fatturato delle imprese del settore “core” della filiera turistica, con un impatto negativo sul Pil del 0,66% (Italia -1,48%).

2021: l’anno del “necessario” ed atteso rilancio in un contesto, però, profondamente trasformato sia dal lato della domanda che dell’offerta
In un contesto macro-economico che si prevede in ripresa, il turismo affronterà una sfida rilevante. I tre scenari elaborati da SRM evidenziano una crescita della domanda turistica in Puglia con valori tra 9,6, 11,8 e 13,4 milioni di presenze (rappresentando rispettivamente il 62,3%, il 76,3% e l’86,6% del potenziale espresso nel 2019). In particolare, si prevede una più veloce ripresa del turismo domestico rispetto a quello internazionale. Si stima di recuperare tra 59 milioni, 207 milioni e 317 milioni di euro di Valore aggiunto, quindi solo una parte di quanto perso nel corso del 2020.

I PRINCIPALI RISULTATI PER IL 2021
In Italia e nel Mezzogiorno:
In Italia si stima nel 2021 una ripresa della domanda turistica tra i 228,6, i 285,8 ed i 335,3 milioni di presenze (rispettivamente il 52,3%, il 65,4% ed il 76,8% del dato del 2019) in base ai tre scenari considerati. Gli impatti sul Pil italiano oscilleranno tra +0,13%, +0,50% e +0,82% che in termini assoluti corrispondono a 2 mld, 8 mld e 13 mld di euro (occorre ricordare che il peso di tutta la filiera turistica sul totale economia è di oltre il 13%). Nel Mezzogiorno, rispetto al 2019, si prevede un recupero delle presenze turistiche tra i 45,8, 58,3 e 68,7 milioni (il 52,9%, il 67,4% ed il 79,4% del valore pre-pandemia). Ciò evidenzia un impatto sul Pil territoriale che – nei tre scenari analizzati – varia tra 4,5 mld, 1,4 mld e 450 mln di euro di Valore aggiunto, con un relativo impatto sulla ricchezza totale dell’area tra +0,14%, +0,39% e +0,59% (il peso della filiera turistica complessiva sul totale economia è del 10,7%).

In Puglia:
• Scenario 1 (più ottimistico)
Per il 2021 si stimano 13,4 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 di quasi l’87%, più inteso del dato nazionale (76,8%) e meridionale (79%). In riferimento alla provenienza, lo sprint della domanda nazionale è rilevante, superiore a quello nazionale e meridionale (92,3% contro 90,1% Italia e 91,5% Mezzogiorno) mentre, quello relativo alla componente internazionale, si presenta meno vivace, ma comunque più consistente rispetto alle altre aree considerate (69,5% contro 63,7% Italia e 60% Mezzogiorno). L’impatto positivo sulla spesa turistica è di +6.879 milioni di euro rispetto all’anno precedente (recupero dell’83,7% sul 2019, Italia 73,9% e Mezzogiorno 75,9%). Tale incremento favorirebbe una crescita di 2.900 milioni di euro del fatturato del settore (recupero del 76,8% rispetto al 2019, Italia 70,3% e Mezzogiorno 72,2%).

  • Scenario 2 (base) Per il 2021 si stimano, 11,8 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda sul 2019 del 76,3%, maggiore del dato nazionale (65,4%) e meridionale (67,4%). Anche in questo scenario si riscontra una maggiore vivacità nella ripresa della domanda domestica (83%) rispetto a quella estera (56%), ed il recupero dei valori del 2019 resta, in entrambi i casi, più alto rispetto a quanto si prevede per l’Italia (presenze nazionali 81,7%, presenze straniere 49,5%) e per il Mezzogiorno (80,9% e 45,7%). L’impatto positivo sulla spesa turistica è di quasi +6.000 milioni di euro rispetto all’anno precedente (recupero sul 2019: 72,4%, Italia 61,9%, Mezzogiorno 62,9%). Tale incremento favorirebbe una crescita di 2.526 milioni di euro del fatturato del settore (recupero del 66,8% rispetto al 2019, Italia 59,2%, Mezzogiorno 60%).
  • Scenario 3 (meno ottimistico) Per il 2021 si stimano 9,6 milioni di presenze, riconquistando oltre il 62% della domanda turistica del 2019, recupero maggiore al dato nazionale e meridionale (52,3% e 53%). La componente domestica recupera il 71,6% sul 2019 (Italia 71,7%, Mezzogiorno 69,4%), mentre quella internazionale il 34,3% (Italia 34%, Mezzogiorno 26,4%). L’impatto positivo sulla spesa turistica annuale è di 4.968 milioni di euro (recupero sul 2019: 60,4%, Italia 50,7% Mezzogiorno 50,1%) con una spinta del fatturato del settore di 2.123 milioni di euro (recupero del 56,2% rispetto al 2019, Italia 48,9%, Mezzogiorno 47,6%).

In termini di Valore aggiunto prodotto, in Puglia, il risveglio della domanda turistica si stima possa generare una ripresa tra i 59 ed i 317 milioni di euro nei tre scenari. I tassi di crescita risultano inferiori alla media nazionale ma occorre considerare che il calo nel 2020 è stato meno inteso. Si ricorda, infine, che il peso della filiera turistica complessiva sul totale economia della regione è del 10,6%.

Prospettive di rilancio per il prossimo futuro
Le prospettive per l’immediato futuro lasciano ben sperare in un biennio in recupero, conseguenza di una serie di fattori positivi: • Rientro graduale dell’emergenza sanitaria, anche grazie alla campagna vaccinale in programma; • Aumento della fiducia dei viaggiatori nella possibilità di spostarsi in sicurezza; • Rinnovata voglia di spostarsi con la ripresa prima dei viaggi europei e poi intercontinentali. La domanda vivrà, quindi, un rilancio legato anche alla voglia di «festeggiare» il superamento della pandemia e l’offerta, adeguandosi ai nuovi modelli richiesti, vedrà il graduale recupero dei volumi pre-crisi.

La pandemia ha, quindi, accelerato un processo di trasformazione del contesto competitivo che, già a partire dal 2021, si concentra su una serie di fattori, così sintetizzabili:

  • Turismo continentale: si riducono i viaggi a lungo raggio favorendo un turismo internazionale «di prossimità»;
  • Attenzione alla qualità della sanità: la presenza di strutture sanitarie efficienti nella destinazione diventa un fattore competitivo;
  • Sostenibilità e Ambiente: maggiore attenzione alla salubrità degli spazi e a stili di vita sani. Ampio spazio alla green economy;
  • Tecnologia e digitalizzazione: diventa un elemento chiave nella competizione globale e di stimolo all’offerta turistica complessiva;
  • Diversificazione produttiva e commerciale: assume un ruolo centrale la possibilità di ampliare l’offerta di prodotti e servizi turistici per il successo delle iniziative imprenditoriali.

Le imprese turistiche, dal canto loro, possono rispondere alle trasformazioni in atto mettendo in campo una serie di azioni sia interne sia esterne. Tra le prime, centrate su politiche di gestione, ricordiamo:

  • Liquidità per l’immediato affinché si possa uscire dalla fase più critica e «poter riaprire»;
  • Rafforzare la dimensione e la struttura aziendale per sostenere la nuova competizione internazionale, anche attraverso collaborazioni tra pubblico e privato e reti di impresa funzionali agli obiettivi di rilancio e di trasformazione dell’offerta;
  • Puntare alla digitalizzazione dell’offerta per seguire le nuove traiettorie tecnologiche ed offrire ai turisti una più ampia gamma di servizi. Le azioni esterne, invece, sono legate a politiche territoriali e potrebbero incentrarsi su:
  • Favorire un allungamento ed allargamento della stagione sostenendo le attività ed i servizi sul territorio ed ampliando i tematismi offerti;
  • Puntare alla qualità, salubrità e sostenibilità delle strutture: favorire adeguamenti delle proprie strutture in una logica green ed «health»;
  • Investire sulle nuove frontiere competitive: formazione e sviluppo di competenze professionali degli operatori turistici per rispondere alle nuove sfide. Molto importante per la ripartenza del settore è la reintroduzione, con il nuovo governo Draghi, di un ministero dedicato al Turismo, scorporato dal dicastero della Cultura, e per di più con capacità di spesa (il cosiddetto portafoglio).

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