22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Buonasera Sud

Telemedicina, la rivoluzione per semplificare la sanità

Una corsia di ospedale - archivio
Una corsia di ospedale - archivio

Da molti anni si parla di “rivoluzione digitale” in ambito Salute creando così aspettative elevate e spesso disattese per un motivo molto semplice, se non si parte dalla rimodellazione e semplificazione dei processi è difficile riorganizzare la rete assistenziale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il Ministero della Salute, nella cornice strategica del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), dove forse oggi la parola nuovo andrebbe tolta, ha individuato degli obiettivi generali per lo sviluppo,

foto di Mattoni SSN
Mattoni SSN

 

individuando 5 ambiti di applicazione chiave degli strumenti di eHealth: 1. Centro Unico di Prenotazione (CUP), per favorire l’accesso ai servizi sanitari e consentire ai cittadini la prenotazione delle prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale; 2. Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), per realizzare l’archiviazione e l’accesso alle informazioni sanitarie individuali attraverso la disponibilità della storia clinica del paziente; 3. Certificati telematici, per la trasmissione on-line dei certificati di malattia attraverso la connessione in rete dei medici di medicina generale; 4. Ricetta medica elettronica (ePrescription), per la digitalizzazione e la trasmissione elettronica delle prescrizioni mediche, favorendo l’innovazione delle cure primarie; 5. Telemedicina, per il ridisegno strutturale e organizzativo della rete di assistenza sanitaria sul territorio, soprattutto a beneficio della cronicità.

A tali strumenti prioritari si aggiungono due presupposti comuni per l’implementazione degli strumenti di Sanità elettronica: l’armonizzazione delle soluzioni eHealth e la dematerializzazione dei documenti sanitari. Queste soluzioni e strumenti di eHealth vengono inquadrati in uno schema logico pre-ordinato a supporto dell’erogazione dei servizi sanitari, in grado innanzitutto di tracciare il percorso del paziente sin dal primo momento di interazione con la rete di assistenza sanitaria (fonte: Ministero della Salute):

foto di Paziente
Paziente

 

Un nuovo impulso allo sviluppo della Sanità Digitale dalla Strategia per la Crescita Digitale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che ha indicato una roadmap operativa per l’implementazione di FSE, ePrescription, demateriliazzazione e CUP. In particolare la Strategia per la Crescita digitale sottolinea la necessità di “sviluppare soluzioni completamente integrate, caratterizzate da una forte interazione dei sistemi informativi sanitari, aziendali e ospedalieri, e basate sull’utilizzo diffuso di tecnologie cloud, sull’applicazione di criteri per omogeneizzare e standardizzare la raccolta e il trattamento dei dati sanitari. L’integrazione è il presupposto per favorire una corretta interazione di tutti gli attori interessati con l’obiettivo primario di garantire la continuità assistenziale, ma la domanda che mi pongo e che rimarrà senza risposta è: non sarebbe meglio che si implementassero meglio i servizi del NSIS, mettendoli in cloud ed in grado di erogare servizi ad assistiti e operatori anche a supporto delle attività sociosanitarie territoriali, come agevolare la diagnostica, sostenere i percorsi di cura e gestire le cronicità, facendoli utilizzare da tutte le strutture sul territorio e lasciando alle regioni l’implementazione dei modelli organizzativi???? Altro passaggio importante è il riconoscimento da parte di AgID del ruolo specifico della telemedicina, del telemonitoraggio e del teleconsulto, “che richiedono l’uso di strumenti elettromedicali innovativi, sensori, videocomunicazione e altri apparati, sia per controllo a distanza del paziente che per agevolare il colloquio tra questo e gli operatori sanitari. In un simile contesto tecnologico, ad alta affidabilità e sicurezza, sarà possibile effettuare ampie analisi degli esiti clinico-assistenziali, mediante attività di business intelligence di settore”.

Finora lo sviluppo della Telemedicina è stato frenato da una serie di barriere tecnologiche (resistenza all’innovazione), organizzative (modalità di organizzazione del lavoro, raccordo con le procedure amministrative), normative (necessità di regole comuni a livello nazionale e regionale), strutturale (carenza di infrastrutture sicure, scarsa integrazione dei servizi), economiche (rapporto costibenefici dei nuovi servizi), professionale (condivisione di responsabilità), culturale (formazione e aggiornamento degli operatori sanitari). A queste barriere va aggiunta la mancanza di schemi di finanziamento ad hoc per la Telemedicina, all’interno del tariffario nazionale e dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). In particolare le azioni da portare avanti riguardano la necessità di: – creare fiducia nei servizi di telemedicina e favorirne l’accettazione, attraverso lo sviluppo delle metodologie accettate per la valutazione di efficacia dei farmaci, in modo che si diffondano le prove di efficacia su vasta scala per i pazienti e per il sistema sanitario di questo tipo di servizi (proof of concept), come primo passo per la loro concreta applicazione all’interno dei PDTA; – attuare nella programmazione sanitaria il nuovo framework regolamentare delle linee di indirizzo nazionali, garantendo, oltre la privacy e il corretto trattamento dei dati personali, le più elevate norme di sicurezza per i pazienti, a cui si aggiunge la necessità di regolamentare le autorizzazioni, l’accreditamento e la registrazione dei servizi e dei professionisti di telemedicina, le responsabilità in caso di danni, i rimborsi e la competenza giurisdizionale; – affrontare i problemi tecnici per agevolare lo sviluppo dei servizi: in particolare accesso alla banda larga e l’adozione di metodi standardizzati per l’interoperabilità, che dovrebbero essere sostenuti dalle organizzazioni di settore (es. Health Level Seven), con la partecipazione attiva delle imprese.

Dalla telemedicina alla mHealth e all’IoT il passo è breve. Nei prossimi anni il processo di digitalizzazione della Sanità italiana si incrocerà inevitabilmente con lo sviluppo delle nuove frontiere della medicina Hi-Tech e dovranno quindi essere affrontate compiutamente anche in questo caso una serie di questioni aperte di natura normativa e regolamentare riguardanti la privacy e la sicurezza del paziente, la qualità e la funzionalità delle applicazioni, la certificazione delle stesse, la catena delle responsabilità, gli eventuali modelli di rimborsabilità, nonché il governo dei dati e l’interoperabilità tecnica con il SSN (ad es. con il FSE). Alcune aperture rispetto al passato sono state introdotte dalla nuova normativa sulla privacy: • “Il diritto alla protezione dei dati di carattere personale non è una prerogativa assoluta, ma va considerato alla luce della sua funzione sociale e va contemperato con altri diritti fondamentali, in ossequio al principio di proporzionalità”. • “nel contesto della gestione dei servizi e sistemi di assistenza sanitaria o sociale, compreso il trattamento di tali dati da parte della dirigenza e delle autorità sanitarie nazionali centrali a fini di controllo della qualità, informazione sulla gestione e supervisione nazionale e locale generale del sistema di assistenza sanitaria o sociale, nonché per garantire la continuità dell’assistenza sanitaria o sociale e dell’assistenza sanitaria transfrontaliera o per finalità di sicurezza sanitaria, controllo e allerta o a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici in base al diritto dell’Unione o nazionale che deve perseguire un obiettivo di interesse pubblico, nonché per studi svolti nel pubblico interesse nell’ambito della sanità pubblica”

Ciò doverosamente premesso per contestualizzare l’argomento, la telemedicina è oggi l’applicazione di sanità in rete con le potenzialità maggiormente rilevanti in termini di accrescimento dell’equità nell’accesso ai servizi sanitari ed alle conseguenti competenze di eccellenza, grazie al potenziale decentramento ed alla flessibilità nell’offerta di servizi resi ma deve essere oggetto di un sistema di accreditamento che dia garanzia ai pazienti, agli operatori e al soggetto «pagatore». Con la grave emergenza sanitaria in atto è apparsa chiara a tutti la necessità di ripensare interamente l›organizzazione del Ssn, in particolare a livello territoriale e che la telemedicina può rappresentare, anche nel post-Covid, un elemento concreto di innovazione organizzativa nel processo assistenziale. Appare evidente allora come la telemedicina non possa e non si debba etichettare semplicemente come ‘la telefonata’ al paziente o l’invio via chat della foto o del file Pdf del referto medico, tale condotta, se può essere ammessa nel periodo emergenziale dovrà essere totalmente rivisitata sul piano organizzativo e contenutistico da tutti i player del settore sanitario pubblico e privato a tutti i livelli”. Occorre pertanto individuare una strategia unitaria che permetta di definire un quadro regolatorio coerente a livello regionale e/o nazionale in grado di facilitarne l’utilizzo anche al fine di garantire equità territoriale e sostenibilità dei costi. Non dimentichiamo che il fenomeno dell’invecchiamento e della denatalità si accompagnano alla crescita della cronicità, che rappresenta un enorme problema economico.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale ci impone di ridurre le disparità e disuguaglianze di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale, senza distinzione di condizioni individuali, sociali ed economiche ma è del tutto evidente che il sistema non è equilibrato e che la medicina di prossimità, ovvero vicina a dove si trova il paziente, va potenziata. L’assistenza territoriale per la gestione delle cronicità senza una vera digitalizzazione è utopistica o, peggio, selettiva. L’ehealth rappresenta un fattore abilitante e prioritario per favorire la comunicazione ospedale-territorio-cittadino. Il Recovery Plan può essere un momento importante per l’innovazione dell’approccio della Sanità con i pazienti attraverso l’utilizzo dei dispositivi medici. Nell’eterogeneità di applicazioni nel contesto della telemedicina, le situazioni sono naturalmente differenti:. Già oggi esistono moltissime le tipologie di dispositivi medici che, grazie all’integrazione dell’ICT, forniscono soluzioni e applicazioni di “telemedicina” nelle diverse fasi della gestione e del trattamento del paziente che passano dalla prevenzione, alla diagnosi e alla cura Pensiamo ad esempio, alla telecardiologia, alla videoconsultazione (trasmissione esami diagnostici, immagini patologiche, vetrini istologici, teleconsulto dermatologico, etc.) alla teleassistenza e telesoccorso, alla teleriabilitazione (riabilitazione fisica, pneumologica e cardiologica) fino al telemonitoraggio dei pazienti affetti da patologie croniche. Ma esistono e sussistono aspetti che hanno bisogno di essere affrontati, primo fra tutti il trattamento dei dati sensibili del paziente, al riconoscimento del caregiver nel processo, ma anche un approccio alla identificazione e risoluzione delle criticità, allo standard dei modelli di gestione e alla formazione del personale sanitario.

La Telemedicina, insieme agli altri strumenti di digitalizzazione dei processi (dematerializzazione di documenti ed immagini, creazione di Reti di Patologia telematiche, diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico) sono ormai disponibili (purtroppo non per tutti) ed i vantaggi in termini di risparmio ed efficienza sono assodati. Al di là dell’efficacia e del concreto cambiamento che esse comportano, si portano dietro anche tutta una serie di interrogativi: come si inseriscono queste prestazioni nel consolidato quadro del Servizio Sanitario Nazionale? Il testo di riferimento più aggiornato è stato diffuso dal ministero della Salute lo scorso 27 ottobre: si tratta delle “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina” che indica quale sia il regime di erogazione della “televisita, il teleconsulto medico, la teleconsulenza medicosanitaria, la teleassistenza da parte di professioni sanitarie”. Molte sono le altre indicazioni contenute nel documento, per esempio in tema di consenso e di informazioni che devono essere garantite al paziente. È necessario segnalare, a favore dei medici che effettuano prestazioni in telemedicina, quali siano i requisiti strumentali che le linee guida sottolineano come da rispettare. • Rete di collegamento sempre disponibile tra medici e pazienti. • Portale web a cui i medici accedono con il proprio account per gestire i pazienti assegnati. • Accesso alla pagina web da computer o tablet o smartphone per i sanitari. • Login dei pazienti semplice, che permetta di accedere al servizio con un account e con verifica dell’identità. • Compatibilità con il GDPR per il trattamento dei dati personali. • Gli strumenti digitali (computer, tablet, smartphone) che i pazienti hanno a disposizione • Certificazione dell’hardware e/o del software, come dispositivo medico, idonea alla tipologia di prestazione che si intende effettuare in telemedicina . Vi sono anche delle indicazioni specifiche per il lavoro del clinico in televisita che sono importanti perché implicano che in nessun caso l’attività di telemedicina può essere, per così dire, autogestita, ma risulta comunque un’attività strutturata all’interno dei protocolli Ssn.

Tuttavia abbiamo dovuto essere travolti dalla pandemia da COVID-19 per tornare a parlare realmente dell’importanza della telemedicina e vedere qualche azione concreta, soprattutto per la gestione delle cronicità che, ricordiamolo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, assorbe dall’82% all’84% delle risorse pubbliche. Concludendo, praticamente definite le Linee Guida sulla Telemedicina ed osservato che da sole non bastano perché serviranno dei programmi operativi a livello regionale (con obiettivi chiari e tempi di implementazione ben definiti, e con sistemi di controllo efficaci), siamo certi che il modello di gestione delle cronicità attraverso la telemedicina debba essere lo stesso disegnato nel Titolo V della Costituzione? Oppure si potrebbe invocare l’art. 117/r per creare un Hub nazionale che metta a disposizione delle Regioni la piattaforma operativa garantendo finalmente equità di accesso? Ovviamente collocato al sud, magari unito ad un sistema informativo sanitario per tutte le regioni dello stesso sud. Sarebbe un modo per semplificare, risparmiare ed offrire opportunità di crescita e di lavoro alle persone eccellenti e competenti che abbiamo e che meritano questa opportunità.

 

Enzo CHILELLI

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