19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

Buonasera Sud

Le proposte per il Mezzogiorno: una accademia del paesaggio nell’era digitale

foto di Il paesaggio e l’ambiente come occasioni di sviluppo del Mezzogiorno
Il paesaggio e l’ambiente come occasioni di sviluppo del Mezzogiorno

Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio (C.E.P.) sottoscritta nel 2000 dal Consiglio di Europa il Paesaggio “designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (art.1), introducendo un nuovo modo di considerare e gestire la dimensione paesaggistica del territorio, che si caratterizza per aver assegnato al paesaggio la qualità specifica di concetto giuridico autonomo.

Il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua “progettazione “comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo. In questo senso è forse oggi possibile, in un era nella quale si comincia a capire che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, come i disastri ambientali e i danni alla salute dell’umanità, oggi nella forma di una storica pandemia, impongono che si cominci a parlare di diritto al paesaggio come di diritto del paesaggio. Abbandonato definitivamente il binomio bellezze naturalipaesaggio si è spostato l’accento, dalla dimensione solo estetica del paesaggio, al più esteso concetto di bene ambientale anzi bene culturale che interessa vaste porzioni del territorio nazionale, più che altrove nel Mezzogiorno di Italia. Inteso in tal senso, il paesaggio è un bene che va riconosciuto e tutelato giuridicamente, salvaguardato e conservato istituzionalmente, valorizzato in maniera produttiva dalle comunità che lo abitano. In questo senso il paesaggio non coincide con la realtà materiale (quindi con il territorio) in quanto l’azione dei mediatori socioculturali e della soggettività umana determinano un effetto di produzione di senso. In altre parole: il paesaggio comprende sia la realtà, che l’apparenza della realtà.

Da questo punto di vista il paesaggio è anche un potente linguaggio: non esiste un paesaggio senza rappresentazione di esso, ed è attraverso questo passaggio che la società manifesta le proprie aspirazioni e partecipa al processo di scambio (statico o dinamico) dei mediatori socioculturali. “Il paesaggio non è soltanto qualcosa da costruire o tutelare, ma qualcosa da riconoscere, percepire, ascoltare e raccontare. L’approccio scientifico ai problemi del paesaggio ed al paesaggio in quanto problema in sè, nasce dagli studi che chiamarono “paesaggi” degli insiemi di elementi naturali e umani comprendenti terre, acque, piante e animali, intuendo la presenza di una “logica” che ne sottendeva l’organizzazione, i legami reciproci ed il perenne divenire. I più recenti studi di ecologia del paesaggio mettono in evidenza il fatto che la concezione scientifico-oggettiva e quella percettivo/esteticasoggettiva del paesaggio siano strettamente complementari e che la loro integrazione in una concezione unitaria è già iniziata grazie ai contributi di altre discipline coinvolte a pieno titolo nello studio del paesaggio: la teoria dei sistemi, la teoria della forma, la teoria della percezione, la teoria dell’Informazione e della Comunicazione, la cibernetica, la teoria della complessità….

Lo studio del paesaggio presuppone un approccio olistico, di tipo integrato, sia che si perseguano analisi sulla qualità percettiva del paesaggio, sia che si intendano perseguire analisi scientifiche sugli elementi ecologici, considerando tutti gli elementi (fisico-chimici, biologici e socio-culturali) come insiemi aperti e in continuo rapporto dinamico fra loro. Si dovrà inoltre tenere conto della multidisciplinarità e della trasversalità dello studio, cercando di superare l’artificiosa compartimentazione fra le diverse discipline. Diversi possono essere gli strumenti adottati per lo studio del paesaggio, fra essi negli ultimi anni, sta acquisendo sempre maggiore importanza l’utilizzo delle KET (tecnologie chiave abilitanti l’ingresso nell’era della 4° rivoluzione industriale( sistemi di rilevamento basati su sensori e robotica, banche dati geo referenziate (Big Data) basate su tecnologie GIS/SIT/BIM, Internet of Things (IOT), tutti strumenti con i quali oggi è possibile acquisire, archiviare, elaborare e narrare informazioni e dati relativi al paesaggio, ricavando informazioni utili alla sua “gestione integrata”, finalizzata, sia alla conservazione che alla valorizzazione a scopo turistico-culturale o salutistico, ma ,oggi più che mai, anche, a scopo produttivo.

Produttiva nel senso generatrice di reddito per le generazioni di giovani, che nativi digitali ed ecologisti, spesso bloccati nella condizione di N.E.E.T. (Not in Education, Employment o in Training), guardano al paesaggio, all’ambiente, alla natura, ai mestieri dell’economia circolare, con uno sguardo diverso, sognando un futuro che, proprio intorno al paesaggio vede “germogliare” occasioni di lavoro ad impatto positivo sulle comunità: l’agricoltura biologica, la trasformazione agroalimentare organic, la bioedilizia, l’artigianato artistico derivante dal riuso dei materiali di scarto come ad esempio della manutenzione dei boschi o della lavorazione dei tessuti, il turismo responsabile, culturale e ambientale, la ristorazione a km 0, lo stile di vita e di alimentazione della dieta mediterranea, la produzione di birra artigianale, il restauro dei beni culturali edificati e verdi, la manutenzione del verde, dei giardini e parchi storici, dei vuoti urbani come dei “campi sportivi” (groundsman).

È con queste premesse che potrebbe nascere nel Mezzogiorno, una sorta di Accademia del paesaggio dell’era digitale, una Scuola di tecnologia come proposta dall’ITS BACT, che si impegni a stimolare e coinvolgere, la generazione del 3 millennio (detta appunto dei millenials), i teen agers del Terzo millennio, agli studi e ai lavori sul e nel Paesaggio, in quel Mezzogiorno del Paesaggio, che dal paesaggio intende partire per dimostrare la sua capacità di Ripresa e Resilienza nella costruzione “teoricamente” condivisa, e, oggi, “tecnicamente” imposta dall’Europa, di una Next Generation Italia senza squilibri tra territori come tra generi.

Nello SAVARESE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche