14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

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Il dissesto dei Comuni meridionali

Sulla base del rapporto annuale dell’Università “Ca’ Foscari” sugli Enti Locali, si rileva che dal 1989 al 2020 i Comuni meridionali che hanno dichiarato dissesto o fatto ricorso ai piani di riequilibrio finanziario sono 634 con una popolazione coinvolta pari a circa il 41% dell’intera popolazione del sud. In relazione alle diverse classi di abitanti, il quadro è quello che si vede nella figura 1.

I fattori che hanno determinato tale situazione, cioè di una forte disavanzo per effetto di un elevato indebitamento (residui passivi) e di un’insufficiente disponibilità di risorse (residui attivi) sono diversi, di cui alcuni riconducibili alle persistenti carenze gestionali delle amministrazioni locali del sud. In particolare:

  • una consistente evasione tributaria;
  • una scarsa capacità di riscossione delle entrate (imposta sugli immobili, tasse/ tariffe dei rifiuti, canoni idrici e fitti degli immobili comunali, contravvenzioni al Codice della Strada);
  • un numero di dipendenti diretti e indiretti (società partecipate) eccessivo nel numero e inadeguato nelle competenze;
  • l’alto livello di spese non coperte (i cosiddetti debiti fuori bilancio). La consistente riduzione dei trasferimenti correnti da parte dello Stato è stata, nel Mezzogiorno, un fattore di crisi ulteriore, soprattutto perché formavano l’effettiva liquidità di cassa dei Comuni, cioè la capacità di pagare anche fornitori di servizi e lavori. Infine, i meccanismi di controllo sui bilanci comunali (da quello dei revisori interni a quello della Corte dei Conti) si sono rivelati insufficienti e tardivi. I tempi di rientro in bonis o di risanamento finanziario sono lunghi (ad esempio nei casi di adozione di un piano di riequilibrio possono variare da quattro o venti anni in funzione del livello di disavanzo) determinando un grave pregiudizio nel funzionamento amministrativo e soprattutto nell’erogazione di servizi essenziali alle comunità: da quelli educativi alle prestazioni sociali; dalla manutenzione urbana alla realizzazione di opere pubbliche.

L’introduzione, a partire dal 2015, del nuovo sistema di contabilità degli Enti locali ha ulteriormente complicata la gestione amministrativa, accelerando in diversi casi i fattori di crisi. Fermo restando la validità dei nuovi principali contabili, si rende necessaria una rivisitazione di alcune modalità attuative. Sinteticamente tali principi, introducendo il concetto della competenza finanziaria delle entrate e delle spese, ha determinato la riformulazione dei bilanci di previsione e dei rendiconti annuali secondo questi principali criteri:

  • la revisione straordinaria dei residui attivi e passivi, cioè la verifica della loro effettiva sussistenza e consistenza, con la conseguenza di poter fare emergere un eventuale disavanzo di amministrazione (disavanzo tecnico) da coprire entro trenta anni dalla data della delibera di riaccertamento dei residui con quote fisse nei successivi bilanci annuali di previsione
  • la costituzione, nei rendiconti, di adeguati fondi: tra questi, il fondo svalutazione crediti (cioè la riduzione dell’entità dei residui attivi) e il fondo passività potenziali (cioè la possibilità di ridurre l’impatto di eventuali sentenze negative collegate al consistente contenzioso presenti negli Enti Locali). Soprattutto quest’ultimo punto ha determinato due conseguenze abbastanza pesanti:
  • la riduzione dell’entità di un eventuale avanzo di amministrazione libero da destinare alla copertura di debiti fuori bilancio e/o agli investimenti
  • un peggioramento del risultato finale di amministrazione che nei casi più gravi determina le condizioni di dissesto o di ricorso ad un piano di riequilibrio finanziario Infine, in base ai nuovi principi contabili, nel bilancio di previsione deve essere costituito nella parte spesa un Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (determinato sulla base delle effettive capacità di riscossione), che riduce il valore delle principali entrate previste, cioè quelle tributarie e quelle derivanti da sanzioni e dai canoni vari (tra cui quelli idrici e fitti). In sostanza, correttamente, è stato introdotto il criterio di dover disporre di entrate “effettive” e non nominali.

Tutto ciò, però, ha determinato una forte rigidità nei bilanci degli Enti Locali. Più chiaramente la somma della quota annuale di accantonamento del disavanza tecnico, dell’importo del FDCE e delle principali spese fisse (personale, rate muti e interessi, corrispettivi alle società partecipate, i fitti passivi, assicurazioni e spese energetiche) in generale assorbe intorno all’80% delle entrate proprie di un Comune, vanificando la possibilità di svolgimento delle funzioni essenziali e di erogazione dei servizi comunali. A conferma degli effetti “non previsti” dall’introduzione del nuovo sistema di contabilità, sono stati confrontati i casi di nuove crisi finanziarie (dissesti e piani di riequilibri) manifestatisi nel periodo 2015-2020 con quelli nel periodo 2009- 2014, cioè nello stesso arco temporale di sei anni. Il numero dei Comuni in crisi finanziaria si è incrementato del 142% con un incremento della popolazione coinvolta del 19%. Se si estrapola, poi, dall’elenco dei Comuni considerati nel periodo 2009- 2014 il Comune di Napoli, l’incremento percentuale della popolazione interessata ai casi di crisi finanziaria diventa pari al 79%.

Anche per i pesanti effetti nell’economia della pandemia da Covid, si rende indispensabile introdurre alcuni correttivi nel sistema della finanza locale. D’altronde, il superamento, a livello europeo e nazionale, dei vincoli di incremento del deficit e del debito pubblico rafforza la necessità di tali correttivi. Questi potrebbero consistere in:

  • contributo straordinario a fondo perduto dello Stato per ridurre i livelli di indebitamento dei Comuni…
  • misure di sanatoria dei debiti comunali maturati dai contribuenti (imposte, tasse, sanzioni per violazioni CdS e canoni) forfettizzando e rateizzando gli stessi;
  • revisione del metodo di calcolo del Fondo Crediti Dubbia Esigibilità, che tenga conto delle difficoltà di riscossione aumentate per la crisi pandemica, modificando le percentuali di svalutazione e allungando i tempi di copertura;
  • contributo temporaneo dello Stato per le nuove assunzioni da parte degli Enti Locali. A fianco di questi provvedimenti emergenziali, specifiche misure devono essere previste, ad esempio, per:
  • aumentare la capacità di attuazione degli investimenti pubblici e privati;
  • adeguare le capacità operative degli uffici comunali, attraverso la semplificazione dei procedimenti e la digitalizzazione degli stessi;
  • introdurre nuovi modelli gestionali delle manutenzioni urbane, a cominciare da quelle delle reti stradali.

Antimo MANZO

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