19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Buonasera Sud

Riscatto o ricatto? Il Recovery Plan, il Sud e le aspettative tradite

foto di Il Ponte sullo Stretto fuori dal Recovery Plan
Il Ponte sullo Stretto fuori dal Recovery Plan

Da tempo era intuibile che il Sud fosse divenuto necessario all’Italia ed all’Europa e che potesse costituire l’antidoto a quel pericoloso strumento che la Cina chiama “belt and road initiative”, ovvero lo spazio indo-pacifico della vastissima area per lo più marina, che va dal Medio Oriente fino alle Hawaii, nel quale oggi si fronteggiano e si giocano le sorti delle due più grandi potenze economiche. Il mezzogiorno, quale spazio europeo meglio collocato nell’area mediterranea, può incidere e divenire la rotta commerciale ed energetica prioritaria sulle future mappe di espansione economica e sulle future alleanze militari.

Per ottenere adeguata attenzione al tema, però, è stata necessaria la pandemia e la sua dimostrazione di quanto fosse fragile il ricco sistema basato sull’impero della ingordigia, sul primato della materialità e sul regime del profitto, oltre che sulla consumata pratica delle piccole e grandi illegittimità. È così che, nel mezzo di un ineguagliabile dramma umano, i biechi scopi degli affaristi continuavano ad oliare le ruote di quegli ingranaggi occulti che, al favore rispondono con favori e, soprattutto, con consensi. In questo clima di immorale voracità, collaborato dallo scarso spessore culturale ed umano della rappresentanza politica, un parlamento improbabile ed un governo camaleontico ed arlecchino, hanno dilapidato, in operazioni inani e folli, moltissime risorse ed il Sud ha continuato ad essere dimenticato. Malgrado al Sud ed in particolare in Calabria, non ci siano abbastanza medici ed infermieri, manchino posti letto, respiratori e, persino, le medicine, a pochi importa che in una stessa nazione i livelli di prestazione siano così diversi e che diritti fondamentali vengano continuamente lesi. La Calabria ed il mezzogiorno, per gli “affari” della pandemia, non sono territori allettanti e questo ha determinato che, in questa feroce bulimia di affarismo, il mezzogiorno sia rimasto un’anonima comparsa anche nell’atteso Recovery Plan.

In Calabria, mentre molte strutture sanitarie disponibili sono inutilizzate, le vite si spengono sulle autoambulanza in fila per oltre 20 ore davanti ai pronto soccorso, senza cura, senza intervento, senza conforto e, nonostante ciò, nessuno s’indigna per questa parte d’Italia costantemente oltraggiata, per queste morti senza consolazione e per le tante verità chiuse nella nostra rabbia. In ragione di questi e dei tanti altri i disagi del nostro Sud non possiamo apprezzare il Recovery Plan, nè le parole del Presidente Draghi, che alla Camera, il 26 aprile, dice: “È necessario far crescere il Sud perché se cresce il Sud cresce l’Italia”. No Presidente Draghi, le sue parole, forse giuste per un economista, non sono quelle di un liberalsocialista come le piace definirsi e, tanto meno, quelle di uno statista. Uno statista, non avrebbe parlato di opportunità o persuaso attraverso l’appello a convenienze indirette, avrebbe parlato di giustizia sociale, di valore intrinseco, di solidarietà, di unità ed avrebbe fatto appello a quella etica politica così assente e così necessaria. Il Mezzogiorno merita rispetto per la sua unicità, per la sua dignità indipendente da interessi derivati, per il grande valore della maggior parte della sua popolazione, che ha sempre opposto decoro e coraggio ai soprusi patiti e che non accetterà attenzione residuale.

Vede, Presidente, il nostro attuale obiettivo che, evidentemente, differisce dal suo, non è quello di offrire disponibilità incondizionata in cambio di elargizioni, ma è quello di rivendicare un giusto ruolo e pretendere una dialettica paritaria. Siamo ormai consapevoli della valenza strategica della nostra collocazione nel mediterraneo, che siamo fondamentali per le rotte commerciali e gli equilibri politici e militari e che l’opulento nord ha quasi esaurito le sue risorse mentre noi possiamo ancora offrire un’appetibile “verginità”. Sappiamo che siamo l’area di elezione per la produzione dell’energia pulita, che abbiamo risorse infungibili e valori identitari altrove sconosciuti. Il mezzogiorno, anche grazie all’opera divulgativa, di aggregazione intellettuale e d’intenti di Mezzogiorno Federato, rifiuta scopi e finalità diversi dal proprio riscatto. Non subiremo silenziosamente il taglio del 20% delle risorse che ci spettavano e che non abbiamo trovato nel Recovery Plan, né il conseguente scippo di oltre 60 miliardi di euro. Non accetteremo impegni vaghi e generici che hanno omesso di considerare la rilevanza di progetti come il ponte sullo stretto e neanche la mancanza di attenzione ai nostri porti ed al potenziamento delle ZES, e non fingeremo di non sapere quanto, le scelte operate, siano utili ad altre aree della nazione ed alla realizzazione di “ambizioni personali”. Non è più tempo di cedere al ricatto del “o poco o niente”. Tra ricatto e riscatto la differenza grafica è data solo dalla presenza di una “esse”, ma quella “esse” può cambiare il nostro destino. Spetta al mezzogiorno ed all’impegno politico che Mezzogiorno Federato si appresta ad assumere con l’assemblea costituente del 9 maggio, fare in modo che quella “esse” sia quella di Sud, scritto con la lettera maiuscola, della solidarietà tra le nostre regioni e delle scelte giuste, responsabili ed attente ai meriti ed ai talenti. Solo così si potrà trasformare il ricatto, fino ad oggi reiteratamente subito, in un orgoglioso riscatto, e quella “esse”, conquistata affinchè possa fare la differenza, potrà divenire il simbolo di ritrovate e più forti sicurezze e speranze.

Francesca STRATICÒ

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