22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 07:26:25

Buonasera Sud

Promemoria per il Movimento Mezzogiorno Federato

foto di Il Ponte sullo Stretto fuori dal Recovery Plan
Il Ponte sullo Stretto fuori dal Recovery Plan
  • -LA COMUNICAZIONE POLITICA
    Lo spazio dove si scambiano i discorsi contraddittori dei tre attori che hanno la legittimità di esprimersi pubblicamente sulla politica: partiti, movimenti, istituzioni; sistema dei media; cittadini elettori. Gli scambi e i flussi che esistono tra questi soggetti sono diversi per natura, intensità, frequenza e soprattutto contenuti. Se si considera, per esempio, il solo asse sistema politico-cittadini ci sono due versi possibili: da un lato i rappresentanti del sistema politico raggiungono il cittadino elettore con una svariata quantità di messaggi che vanno dalla propaganda al marketing elettorale, passando per le comunicazioni istituzionali; dall’altro anche gli elettori comunicano con il sistema politico e lo fanno partecipando al dibattito pubblico o ai sondaggi e, soprattutto, votando. Se si considera la coppia sistema politicosistema dei media, gli scambi sono più numerosi e diversificati di quanto si sia disposti a immaginare. Il sistema mediatico agisce su quello politico non solo offrendogli visibilità o supporto ma in qualche caso fungendo anche da “watchdog”.

Tutti gli studi e le teorie sulla comunicazione politica hanno alcuni elementi caratterizzanti in comune: i contenuti dei messaggi politici; il linguaggio; gli strumenti utilizzati; i diversi effetti della comunicazione politica e i fenomeni che derivano da essa, al confine con altre sfere della vita associata. Il messaggio politico si esprime attraverso tre dimensioni fondamentali: – una dimensione pragmatica, attraverso cui il soggetto politico tenta di informare il cittadino elettore; – una dimensione strutturale che ha a che vedere con tutto quello che passa da canali ufficiali e istituzionali; – una dimensione simbolica che recupera simbolismi e rituali che da sempre accompagnano le espressioni politiche. Se si parla di contenuti, però, una delle sistematizzazioni più utili è quella che tiene conto delle issue politiche.

Ogni messaggio, ogni contenuto politico deve essere incentrato su temi specifici che dipendono molto dal contesto sociale ed economico di riferimento e che sembrano stare più a cuore ai cittadini elettori Altro aspetto fondamentale e distintivo riguarda il linguaggio: – un linguaggio esortativo, che punta all’emotività ed è la cifra soprattutto delle campagne elettorali e della persuasione al voto; – un linguaggio giuridico, con una dimensione maggiore di ufficialità e spesso legato soprattutto alla sfera istituzionale; – il linguaggio amministrativo che è quello delle “carte” e che spesso risulta lontano e incomprensibile al cittadino elettore; – un linguaggio della contrattazione che compone i “retroscena”, la tattica della politica.

  • – GLI STRUMENTI
    La politica, ha a disposizione per rivolgersi ai cittadini elettori strumenti diversi e ognuno in grado di recapitare messaggi mirati per ogni diverso tipo di target. Ci sono vantaggi innegabili nell’esserci sui social: si possono raggiungere i propri elettori dove questi passano già molte ore delle loro giornate e lo si fa in maniera spontanea, senza alcun tipo di interruzione, e con messaggi che risultano contestualizzati; si può costruire un consenso che, spesso, si trasforma da virtuale in reale; si può contare su una community molto forte e affezionata e che con ogni probabilità si farà ambasciatrice dei propri messaggi presso le proprie conoscenze e aree d’influenza; è funzionale all’obiettivo della disintermediazione, dal momento che non si ha più bisogno del tramite di un giornale o di una televisione per arrivare ai propri elettori o potenziali tali. Giampietro Mazzoleni, docente di Sociologia della Comunicazione e di Comunicazione Politica all’Università di Milano, uno fra i massimi esperti del settore, fa un’importante distinzione, tra effetti sistemici, mediatici e psicosociali. Tre aspetti che riguardano quei flussi e scambi continui tra i tre soggetti principali del discorso politico.

Gli effetti sistemici hanno a che vedere con la copertura mediatica e le conseguenze che ha sul modo in cui la politica pensa e organizza se stessa; gli effetti mediatici si muovono sul crinale delle conseguenze dirette che, invece, la politica ha su linguaggi, format e logiche editoriali e mediatiche appunto; per finire, gli effetti psicosociali riguardano soprattutto come si formano le opinioni politiche e le intenzioni di voto e come (e se) la copertura mediatica offerta ai temi politici sposti voti. Il primo dato macroscopico dell’informazione politica è che la maggior parte degli italiani si dice ben informata: secondo una recente rilevazione(Agcom/Gfk), almeno l’80% della popolazione italiana consulterebbe ogni giorno una o più fonti d’informazione e ci sarebbe invece solo un 5% di cittadini che non si informa affatto, per lo meno non sui mezzi più tradizionali.

La conferma emerge da altri studi simili: gli italiani sono sempre più «crossmediali» quando si tratta di cercare le notizie. Non solo la vecchia televisione, che comunque rimarrebbe il mezzo più captive, grazie a un bacino di utenza (circa l’80% della popolazione) esclusivo. Il consumo di informazione in Italia passerebbe sempre di più anche da Internet. Il mezzo d’informazione primario, si conferma al secondo posto tra i media più amati dagli italiani, prima addirittura dei quotidiani (letti ogni giorno da poco più del 17% del campione). La maggior parte degli internauti italiani (almeno il 54,5%) si affida alle «fonti algoritmiche» e cioè, in egual misura, a social network e motori di ricerca. Per qualcuno di loro (oltre il 19%) questi rappresentano in assoluto la principale fonte d’informazione e, più in generale, se si considerano tanto i media analogici quanto quelli digitali, social e motori di ricerca rimangono comunque al terzo e quarto posto in una classifica di rilevanza. Meno roseo è il panorama se si guarda, invece, alle fonti editoriali: poco più del 39% degli italiani quando si informa sul web lo fa a partire dalle home page delle testate o dalle app ufficiali. Se social e motori di ricerca sono le vie predilette quanto a consumo d’informazione sul web, ciò non vuol dire che siano anche i mezzi considerati più affidabili. Secondo il Rapporto in questione, infatti, appena il 24% di chi pure li utilizza giornalmente, è convinto che siano «affidabili» o «molto affidabili». C’è, però, un dato interessante che riguarda ancora la polarizzazione: sono i lettorielettori che hanno delle idee politiche più nette a ricorrere principalmente al web quando si tratta di cercare notizie politiche, con ogni probabilità affidandosi a fonti fiduciarie o ufficiali ( blog dell’area politica, canali social dei partiti, ecc.) e ciò contribuirebbe a intensificare il fenomeno delle echo chamber.

  • – I PILASTRI DELLA NOTIZIA
    Who?
    (domanda sul soggetto) Mezzogiorno Federato, quelli dell’Italia capovolta… What? (domanda sul cosa) Un Movimento Politico di coscienza e volontà per una nuova e grande realtà Meridionale, protagonista del suo cambiamento e del suo sviluppo rispetto all’Italia e nello scenario euro-mediterraneo. Where (domanda sul dove) Il Mezzogiorno come soggetto omogeneo di venti milioni di abitanti, ai quali indicare obiettivi comuni. Why (domanda su i perché) Perché il simbolo di Mezzogiorno Federato è rappresentato dall’Italia capovolta? Rappresenta l’immediata visibilità di come sta cambiando il mare Mediterraneo negli equilibri geo/economici e geo/ politici mondiali.

La grande piattaforma economica e logistica euro-mediterranea, protagonista del nuovo modello di sviluppo. La volontà del Mezzogiorno di non essere la periferia dell’Europa, ma il centro di una realtà euro mediterranea Perché Federato? E’ una opportunità prevista dall’art.117 comma 3 e 4 della Costituzione Italiana: Non sono le singole Regioni che devono diventare protagoniste, ma il Mezzogiorno nella sua unità. Federare le regioni del Mezzogiorno nei poteri per i quali la Costituzione delega la competenza, unificando la programmazione e l’utilizzo dei fondi comunitari e nazionali, in una progettualità interregionale finalizzata all’armatura infrastrutturale materiale ed immateriale del territorio;ad un sistema di servizi;ad una strategia della formazione. Progetti che danno sostanza alla visione del Mezzogiorno come piattaforma economica, logistica e culturale di congiunzione fra Unione Europea e Mediterraneo, strategicamente essenziale nella crescente via di traffico mondiale. A Costituzione invariata, nell’attuazione delle materie di competenza regionale, i progetti vanno elaborati, realizzati e gestiti con il metodo federativo, con un patto, cioè, tra le singole regioni, nel quale ciascuna di esse mantiene la sua identità e si unisce alle altre nella definizione e nella realizzazione di questi progetti.

Per fare questo serve al Paese anche una nuova classe dirigente meridionale che sappia ribaltare le scelte culturali e di governo che negli ultimi trent’anni hanno fortemente penalizzato le regioni del Mezzogiorno ponendole ai margini dello sviluppo. When?: (Domanda sul tempo) è forse la più decisiva… Il blocco dell’intero comparto delle infrastrutture, e in modo particolare quello del Mezzogiorno, hanno prodotto un danno diretto di almeno 8 punti di Prodotto Interno Lordo. L’opportunità per una ripresa economica rappresentata dalla NextGenerationEU è una occasione generazionale. Perderla significa compromettere, per i prossimi anni, le condizioni socio economiche del Paese.

Il Recovery Fund trova, come motivazione primaria della UE il superamento della crisi delle aree periferiche e marginali della Comunità. La coesione sociale e territoriale può prendere corpo solo rendendo fluide e funzionali le interazioni logistiche tra tali aree ed il resto della Unione. Il nostro Paese diventa riferimento strategico, come lo è stato nella redazione delle Reti TEN – T, se pone come uno dei riferimenti chiave dell’intero Recovery Plan proprio il nostro Mezzogiorno e lo pone soprattutto dimostrando che una delle condizioni chiave, forse la principale, è proprio quella legata alla assenza di un corretto rapporto tra domanda di traporto ed offerta infrastrutturale, tra assetto logistico e sistema produttivo, tra nodi logistici ed interazione tra gli stessi ed il mercato. Ci preoccupa la distanza che esiste tra il nostro approccio e quello seguito dagli altri Paesi proprio nella indicazione delle opere infrastrutturali ubicate nelle aree marginali.

Il nostro Recovery Plan non offre concretezza non tanto nella elencazione delle opere e nella copertura delle stesse quanto nel concreto avvio degli investimenti. Ha ragione Ercole Incalza quando contesta che “il concreto avvio di tutti i progetti proposti nel mezzogiorno previsto solo nel 2024 rappresenta una evidente discrasia temporale, antitetica alla volontà della Unione di dare la massima contestualità all’attuazione di questo grande ed irripetibile processo pianificatorio non di una Regione, non di un Paese, ma per l’intero sistema comunitario”.

  • – HOW (COME FARE)? How? (domanda sul come) Come intende procedere Mezzogiornofederato? Attraverso una strategia condivisa, che pensa per sistemi e governa per progetti. Il paradigma del pensiero sistemico, risiede nello spostamento dell’attenzione dalle parti al tutto, implicando una visione della realtà come un unicum unitario, interagente e condiviso. È utile citare il titolo di un libro di Donella H. Meadows Pensare per sistemi: Interpretare il presente, orientare il futuro verso uno sviluppo sostenibile.
    Stefano Armenia, che ne ha curato l’edizione italiana parte dal presupposto che “Nessun sistema può crescere per sempre in un ambiente finito” e quindi bisogna formare e creare modelli diversi, cambiando il paradigma produttivo in cui siamo dentro fino al collo. Gli elementi che devono essere fondanti in questa nuova visione del mondo sono il Benessere e l’Armonia. Solo in questo modo si potrà invertire la tendenza, e il modello della crescita a tutti i costi verrà sostituito da un approccio sistemico, che possa portare a un altro tipo di economia e un altro tipo di società.

Il governo per progetti Il ponte sullo stretto è una scelta comunitaria compresa nel masterplan comunitario delle infrastrutture. Non è una rivendicazione localistica dei siciliani e calabresi. Insieme all’alta velocità Salerno Reggio Calabria è funzionale alla piattaforma logistica del Mediterraneo. Sono opere strategiche per unificare e rilanciare un sistema portuale e un grande territorio al resto del Mezzogiorno, per rafforzare l’offerta complessiva e rendere economicamente e politicamente più forte l’intero sistema Paese nella patria europea.

Il Nuovo Polo tecnologico e ambientale di Taranto La soluzione della grave crisi delle aree industriali di Taranto, Gioia Tauro e Termini Imerese che, in collegamento con i loro grandi porti, si prestano a diventare alfieri di una transizione ecologica e tecnologica e di una nuova economia circolare. La produzione dell’acciaio è strategica per l’industria italiana e richiede un processo di modernizzazione complesso e articolato che attraverso la transizione deve garantire un compromesso tra ambiente e sostenibilità sociale. Rilanciare lo stabilimento di Taranto con un progetto per l’acciaio “pulito”. L’ubicazione degli impianti di Taranto in prossimità della città, fa si che occorra programmare una transizione tecnologica senza ulteriori compromessi: dopo oltre 60 anni il ciclo dell’altoforno deve essere definitivamente abbandonato e occorre effettuare questo cambiamento con gli investimenti necessari per questa modernizzazione. E’ una trasformazione complessa, una transizione verso una produzione di acciaio “green”.

La fabbrica di Taranto sarebbe tra le prime siderurgie in Europa a operare questa scelta per raggiungere gli obiettivi di una completa decarbonizzazione e l’abbattimento totale degli inquinanti legati al ciclo integrale. La gradualità della transizione va definita e governata da una scelta di politica industriale e un piano di settore. Riteniamo che la svolta dell’acciaieria da “ibrida” a “tutta elettrica” sia ineluttabile e foriera di un freno alle ossessive campagne mediatiche per la chiusura di una fabbrica che invece è strategica, di interesse nazionale e con più di ottomila addetti oltre l’imponente indotto. La conversione della fabbrica potrebbe impiegare molti anni e nel frattempo potranno avanzare ricerche e sperimentazioni che prefigurino il passaggio all’idrogeno verde con tecnologie rinnovabili che non producono anidride carbonica. E’ altrettanto fondamentale, per entrare nel ciclo produttivo dei comparti industriali e di quello siderurgico in particolare, che l’idrogeno verde arrivi ad un costo congruo.

Il sistema portuale del Mezzogiorno
I porti del Mezzogiorno, si trovano in un contesto estremamente competitivo, che tuttavia richiede uno sforzo di revisione e ricomposizione sistemico della politica settoriale nel mercato del trasporto marittimo Mediterraneo. L’integrazione tra il porto e il retroporto, tra il porto ed il territorio nel suo complesso, sono decisivi per le linee di navigazione e per la scelta degli scali più appetibili: l’algoritmo di localizzazione delle attività logistiche tende a far prevalere la vicinanza del mercato di destinazione prevalente. L’idea di fondo è quella di avere una portualità integrata con il territorio, una integrazione verticale tra logistica e manifattura all’interno delle ZES che risponda rapidamente ed efficacemente alle evoluzioni dei mercati. L’infrastrutturazione dei porti del mezzogiorno deve essere accompagnato da una politica economica che persegua l’integrazione del porto con il territorio e incentrata sulla realizzazione di interventi che possano incrementare il livello di attività economica e manufatturiera legata al porto. Il modello di sviluppo che si è rivelato maggiormente di successo negli ultimi anni è quello che ha consentito di utilizzare in modo efficiente gli spazi portuali incentivando un interazione economico-funzionale con il tessuto produttivo retrostante.

Le Zone Economiche Speciali (ZES) devono rappresentare il veicolo di penetrazione dei porti verso l’interno del territorio specifico, strumento di politica economica industriale: identificando settori trainati ed intervenendo con una chiara idea di sviluppo affinché si creino le condizioni di successo in quei segmenti dell’economia che abbiano potenzialità di sviluppo e caratterizzazione delle diverse aree geografiche Il polo “Catania-Augusta” con la costituzione di una “ZES Catania-Augusta” risulta coerente con la presenza del Porto di Augusta e degli altri porti del Sud-Est della Sicilia; Il Porto di Augusta, anche grazie ai suoi fondali naturali di oltre 30 metri, un unicum nel quadro della portualità mediterranea, occupa una posizione ideale per giocare un ruolo centrale nel quadro del “Southern Range”, grazie agli ampi spazi retrostanti, funzionali ad assicurare un servizio logistico e polifunzionale ottimale per accessibilità ed efficienza, alla prossimità, a Sud, di Siracusa e, a Nord, Catania, con i suoi Interporto e Aeroporto, al rinnovo della mobilità su ferro (Alta/Velocità e Alta/Capacità) e su gomma. Potendo così fungere da perfetto “Centro di Sistema” della portualità jonica, estesa sull’arco che va da Pozzallo a Taranto ed ideale “imbuto primario di accoglienza” dell’intero Mediterraneo, per i traffici e gli scambi marittimi intercontinentali, provenienti da Suez, Gibilterra e Dardanelli/ Bosforo.

La riqualificazione dell’area metropolitana di Napoli
Dopo circa trent’anni dalla chiusura degli impianti, avvenuta all’inizio degli anni Novanta, l’area industriale di Bagnoli ancora attende di essere riqualificata e restituita alla cittadinanza. Si tratta di una porzione di città che, in circa un secolo, ha ospitato una industrializzazione pesante che ha privato l’intera collettività di una delle aree più interessanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Bagnoli non è un recinto, ma un “tassello di un mosaico urbano che non può non essere progettato se non in maniera integrata e di sistema”. Il cuore pulsante del nuovo insediamento sarà il grande parco urbano di circa 120 ettari: un attrattore che al suo interno ospiterà manufatti di archeologia industriale, spazi per la ricerca, attività per lo sport e il tempo libero e che, attraverso i suoi 2 km di waterfront, sarà destinato a funzionare da collegamento con il mare del golfo di Napoli. Sarebbe auspicabile a tal proposito, l’interramento della ferrovia per Salerno, restituendo così alla città l’affaccio a mare. È prevista inoltre l’integrazione tra le nuove funzioni (residenze, aree verdi, attività ricettive, commerciali, infrastrutture, ecc.) e il parco urbano fino a realizzare un luogo innovativo e sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

  • – IL LOGO vedere#sentire#capire#comunicare
    Il logo va spiegato con alcun accorgimenti. L’immagine prevalente resta l’Italia capovolta con la quale saremo identificati perché rappresenta e sintetizza la nostra mission. Il colore è l’approccio sensoriale immediato. Nella comunicazione riesce ad andare oltre la forma, evocando emozioni e sentimenti. Il colore prevalente deve essere l’azzurro europeo. L’azzurro simboleggia la ricerca che apre gli orizzonti. Il mare come via di comunicazione, il mare della convergenza e dello sviluppo . Il cerchio arancio, che delimita l’Italia capovolta, simboleggia l’ambizione, la creatività, l’espansione e l’armonia. La scritta Mezzogiornofederato, va posta in alto con estensione circolare, da sinistra verso destra. va scritta per esteso(simboleggia immediatamente l’unione del Mezzogiorno), in bianco. È il colore associato a luce, qualità, perfezione. Ha solitamente una connotazione positiva e può rappresentare un inizio riuscito. Sul web i font più leggibili sono Arial, Courier e Verdana. Il meno leggibile è il Comic Sans, font che comunque sconsiglio per qualsiasi progetto grafico perché troppo abusato. E’ consigliato utilizzare solo font standard, in modo che le nostre pagine possano essere lette senza problemi da tutti gli utenti.

Il nostro leader è il Mezzogiorno
La crisi della politica sta anche nella sconfitta del leaderismo o meglio dei leaders nei quali si identifica e nella vulnerabilità della personificazione: l’elettore che non si riconosce più in un partito o nelle sue proposte politiche, ma si lascia piuttosto sedurre da un personaggio carismatico. John Kennedy fu fra i primi ad esprimere il potere della le aderizzazione. Esempi italiani eloquenti vanno da Silvio Berlusconi a Beppe Grillo, Matteo Salvi, Matteo Renzi. Al di la dei diversi livelli di qualità e competenza sono buoni a formare tifoserie che prescindono dal merito della proposta politica e sono vulnerabili perché legati al personal issue, alla vita privata e personale del singolo personaggio politico. La nostra issue politiche è rappresentata dalle nostre storie di diversi e molteplici percorsi che contribuiscono a formare e arricchire la nostra storia. Dai bagagli di esperienze politiche, sociali, economiche, del mondo del lavoro, imprenditoriale e sindacale, di rappresentanza istituzionale a vari livelli. Messe insieme dal, e per, il Mezzogiorno, che rappresenta il nostro leader. Costituiscono il carattere distintivo di un riformismo meridionalista che non prescinde mai dall’analisi del contesto e della prospettiva degli scenari internazionali: “La politica economica che utilizza la conoscenza teorica come guida nell’azione pratica”. Le policy issue che impattano sulla vita di tutti i giorni di una popolazione di 20 milioni di meridionali, che no devono essere intese come uno schieramento ideologico da contrapporre al Nord del Paese

  • – LA RETE CIVICA L’obiettivo è quello di creare, anche attraverso l’uso di Internet, uno spazio moderno di iniziativa politica, che consenta di formare una rete capillare di persone aderenti a Mezzogiorno Federato. Uno spazio di civismo federativo che metta assieme persone, portatrici di storie uniche ed irripetibili e di differenze preziose. Nei valori civici la comunità trova il senso concreto della democrazia governante, definisce i suoi interessi, non li fa condizionare da scelte ideologizzate e da convenienze di parte. Federativo, perché più comunità si uniscono per comuni interessi, funzioni, identità, bisogni, ed attraverso le istituzioni riformate, esprimono nel foedus quella strategia di Governo e quelle funzioni amministrative che rispondono alle esigenze locali e globali di una entità storicamente compiuta e definita.

I Gruppi d’Iniziativa Civica (GIC) si riconoscono nella cultura meridionalista della società, delle istituzioni, della politica, che ha sempre saputo coniugare il senso dello Stato come unità generale, con la pluralità dei soggetti politici e culturali, sociali ed economici, che rappresentano la complessa realtà del nostro Paese. Il meridionalismo si è intrecciato con il federalismo perché la sua storia è fondata sul riconoscimento della propria identità, della propria autonomia, ma nel contempo vive nella interdipendenza con le altre realtà italiane ed europee e in quanto previsto dall’art. 2 dello Statuto di Mezzogiornofederato. Ogni singolo partecipante può aderire ad un Gruppo, semplicemente andando sul sito Internet e, da qui, alla pagina “Gruppi d’Iniziativa Civica”, dove si trovano tutte le indicazioni. Per partecipare ad un GIC ed iscriversi a Mezzogiornofederato è richiesta una quota associativa che parte da un minimo da definire, mentre per rimanere in contatto con le iniziative dei CIG è sufficiente iscriversi alle newsletter del sito Mezzogiornofederato o andare alla pagina Facebook dei “Gruppi d’Iniziativa Civica di Mezzogiornofederato”. Chiunque può costituire un CIG.

È sufficiente creare un gruppo di almeno cinque persone e non più di trenta. Sarebbe auspicabile poi avere un luogo fisico dove incontrarsi; è sufficiente anche la casa privata e/o lo studio di un partecipante. Chiaramente, l’utilizzo dei Social Media facilita la partecipazione ad una rete di interazione con i partecipanti degli altri GIC del proprio territorio che hanno scelto il medesimo settore preferenziale di azione. Ogni GIC viene denominato in base al tema e alla città scelta come sede a cui viene aggiunto il logo di Mezzogiornofederato. Ovviamente, i GIC non sono obbligati a lavorare soltanto sul tema prescelto, ma è appunto il tema prescelto che consente al Gruppo di essere messo in rete, sulla base non soltanto territoriale ma anche tematica, allargando così il proprio raggio di azione al di fuori del luogo di appartenenza.

L’intento è quello di costruire in rete una presenza diffusa, e in tempi brevi, attraverso una partecipazione attiva, ed un collegamento continuo che il gruppo dirigente (esecutivo nazione e consiglio nazionale) deve garantire attraverso la presenza alle riunioni e ai dibattiti promossi svolgendo un ruolo di formazione, informazione e reciproco arricchimento. A questo proposito il “protagonismo” dei singoli e “la competitività” fra gli stessi vanno utilizzati attraverso i GIC perchè favoriscono l’ampliamento della platea degli iscritti, veicolano e amplificano in rete logo e temi di Mezzogiornofederato. I GIC possono rappresentare l’avvio di una ramificazione locale e territoriale diffusa e sopratutto attiva.

Alfredo VENTURINI

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