19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Buonasera Sud

Con una giustizia lenta nessuno investirà al Sud

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Aula di Giustizia

L’inefficienza del sistema giudiziario italiano ha riflessi negativi sulla crescita economica, soprattutto al Sud, dove i tempi dei procedimenti civili, penali e tributari sono mediamente tra i più lunghi del Paese. Come appare ovvio, una tale situazione scoraggia gli investimenti nazionali ed esteri, disincentiva la nascita di nuove imprese e l’ammodernamento tecnologico di quelle esistenti, deprime il gettito fiscale, aumenta i costi del credito e, di conseguenza, riduce drammaticamente i tassi di occupazione, già tra i più bassi d’Europa. Ma c’è di più: quando le decisioni giudiziali non vengono adottate in tempi ragionevolmente certi e celeri, i diritti costituzionali dei cittadini vengono messi a dura prova e addirittura violati, con effetti devastanti anche nel campo dell’economia, che ne risente in maniera assai dolorosa. Di recente, una dettagliata relazione della Commissione per l’efficacia della giustizia, istituita in seno al Consiglio d’Europa, ha descritto le tendenze generali di 45 sistemi giudiziari del “Vecchio Continente”, Italia inclusa, collocando il nostro Paese tra quelli più lenti.

Infatti siamo gli ultimi nel terzo grado di giudizio e siamo penultimi sia nel primo sia nel secondo, rispettivamente davanti a Malta e Grecia. L’U.E. ha subordinato l’erogazione delle risorse del Recovery Plan all’adozione di una serie di riforme in grado di migliorare i tempi e la qualità della giustizia e della burocrazia. Come sarà possibile notare dai dati che emergono dalla citata relazione, ne ha ben d’onde. La claudicante condizione del nostro apparato giudiziario, infatti, rischia di rallentare drammaticamente la spinta verso la ripresa, insita nell’adozione delle recenti misure finanziarie volute dall’U.E., facendo venire meno parte degli effetti che esse si prefiggono di raggiungere, a partire dalla ripresa degli investimenti, dal contenimento del costo del credito e dalla riduzione del dramma della disoccupazione, soprattutto giovanile, femminile e meridionale. Il rapporto 2020 Doing Business della Banca Mondiale colloca l’Italia al 122esimo posto, su 190 paesi, per la categoria “tempo e costi delle controversie”. Nel 2018 eravamo al 111esimo posto, ciò significa che purtroppo si peggiora sempre di più. D’altra parte i dati sono sin troppo chiari. Secondo quanto si apprende dalla Commissione per l’efficacia della giustizia del Consiglio d’Europa, infatti, in Italia, il tempo necessario per arrivare al terzo grado di giurisdizione (Corte di Cassazione), di solito arriva a 2.656 giorni, vale a dire oltre sette anni, con punte che superano persino i 15 anni. In particolare, in media, servono 527 giorni per il primo grado, 863 giorni per il secondo grado e 1.266 giorni per il terzo grado.

In Francia, per arrivare al terzo grado di giudizio bastano 1.120 giorni, 1.240 in Spagna e 840 in Germania. Come già detto, in Europa solo la Grecia presenta una durata dei processi più elevata che in Italia per il primo grado, con 610 giorni, e Malta per il secondo grado, con 1.120 giorni, mentre la media degli altri stati si aggira sugli 790 giorni circa. Il Sud, anche in questo ambito, presenta le condizioni peggiori, che quindi contribuiscono a impaludare qualsiasi tentativo di rilancio degli investimenti, rallentando anche la realizzazione delle tanto agognate opere pubbliche, già di per sé in grave ritardo di esecuzione. A conferma di questo andazzo basta registrare il fatto che, nel Mezzogiorno, la durata media dei processi è pari a 518 giorni, al Centro è di 370 giorni ed al Nord di 305 giorni. Il tribunale più celere è quello di Aosta, con 160 giorni, seguito da Savona con 174 giorni e Gorizia, con 175, mentre il tribunale più lento è quello di Patti, in provincia di Messina, con 938 giorni. In penultima posizione si trova Vibo Valentia, con 912 giorni ed in terzultima Vallo della Lucania, con 749 giorni.

Insomma, tra le ultime cinque posizioni troviamo soprattutto Corti del Sud ed in particolare Taranto, Caltanissetta, Palermo e Napoli. In questo modo sarà difficile uscire dal guado! Una ulteriore valutazione va compiuta in merito alle cause di lavoro, dove i ritardi provocano danni economici enormi ai dipendenti di qualsiasi settore. La relativa Sezione del Tribunale di Catania, ad esempio, presenta tempi biblici, tra i più lunghi d’Italia. La durata media di un processo ordinario per differenze retributive, infatti, si aggira intorno ai 6 anni, con punte di 8, mentre i procedimenti urgenti riescono ad arrivare alla prima udienza dopo 10 mesi: assurdo! Questo infatti significa che se, ad esempio, un insegnante si oppone ad un trasferimento da Catania a Milano, dovrà rassegnarsi a vedere discutere il suo caso quando l’anno scolastico sarà già concluso e lui avrà già dovuto affrontare le spese di un provvedimento che potrebbe essere stato ingiusto.

Un altro dato assai eloquente riguarda la tempistica delle pratiche di recupero crediti, in cui, fortunatamente, il foro più virtuoso è Bari, con 211 giorni, tuttavia i tre i meno virtuosi sono Napoli, con 658 giorni, Taranto, con 622 giorni e Catania con 609 giorni. In questo quadro è molto interessante conoscere le opinioni espresse dai cittadini in merito alla qualità ed all’indipendenza del sistema giudiziario nazionale. Opinioni che collocano il nostro Paese al terzultimo posto in Europa. Ad essere considerati più influenzabili dei nostri giudici sono solo i magistrati croati. Secondo gli italiani, nella carenza di indipendenza del nostro sistema, pesa parecchio l’interferenza della politica e del governo ma, come si è potuto constatare dopo la pubblicazione del libro “Il Sistema”, scritto da Luca Palamara e Alessandro Sallusti, la questione è molto più complessa, dato che l’intero ordinamento sembrerebbe rispondere a dinamiche interne tutt’altro che trasparenti ed oggettive. Un ultimo elemento da prendere in considerazione riguarda i fenomeni di ingiusta o irregolare detenzione.

Anche in questo ambito il Sud balza in testa alle classifiche con Catania tra le sedi in cui è stato emesso il maggior numero di provvedimenti di indennizzo, ben 37 solo nel 2020, con un onere a carico dello Stato pari a 1,7 milioni di euro. “Il segreto della giustizia”, sosteneva in proposito il grande giurista Piero Calamandrei, “sta in una sempre maggiore umanità e in una sempre maggiore vicinanza tra avvocati e giudici nella lotta contro il dolore: infatti il processo, e non solo quello penale, è di per sé una pena, che giudici e avvocati devono abbreviare rendendo giustizia”. Nel caso dei processi economici di sviluppo e di perequazione sociale, culturale ed infrastrutturale che sono in corso in Italia, la vittima di un simile assurdo sistema, che purtroppo tarda ad essere riformato, è il Mezzogiorno, che non può attendere all’infinito che “giustizia sia fatta”, anche perché, fino ad oggi, non ha mai ricevuto alcun indennizzo, nonostante sconti una pena per delitti commessi da altri.

Salvo FLERES

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