15 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 17:29:48

Buonasera Sud

Processo Ambiente Svenduto, in genere le sentenze dei giudici non si commentano. Si impugnano

foto di La lettura della sentenza del Processo Ambiente Svenduto
La lettura della sentenza del Processo Ambiente Svenduto

Capita, però, che il contenuto delle stesse per la rilevanza delle problematiche e per i riflessi che possono determinare nel tessuto sociale, suscitino particolare interesse mass mediatico, specialmente nel contesto di una realtà territoriale e non soltanto. È il caso delle 83 pagine di dispositivo con il quale un certo gruppo di imprenditori, amministratori ed esponenti politici è stato condannato a considerevoli pene detentive e pecuniarie a conclusione del processo durato diversi anni dinanzi alla Corte di Assise di Taranto, denominato con il suggestivo titolo “ambiente svenduto”.

Taranto è stata solcata da diversi rivoli di accusatori ed innocentisti, dinanzi al drammatico dilemma fra difesa dell’ambiente e tutela del posto di lavoro, nell’ambito del percorso politico economico che esaltò i tarantini nel contesto di quella che lo storico Roberto Nistri ha definito “l’età dell’acciaio” che coinvolse la sonnolenta Taranto negli anni ’70, in un processo di industrializzazione che i più accolsero come un grande miracolo. Pochi non coltivarono l’illusione del progresso economico e pochi si interrogarono sulla durata dell’appropriazione e dello stravolgimento del territorio attraverso progressivi passaggi di deresposabilizzazione anche del ceto politico. Ora che una Corte ha ritenuto di segnare il confine fra il lecito e l’illecito forse i cittadini si chiederanno finalmente e responsabilmente se Taranto ha davvero ancora una “vocazione industriale” (se mai l’ha avuta) o se con una batosta giudiziaria, è stata definitivamente scritta la parola fine della connivenza, a tutti i livelli, col gigante d’acciaio e con tutti gli interessi, a tutti i livelli, nessuno escluso, che hanno ruotato intorno ad esso. Ci sarà una impugnazione “liberatoria” che lenirà in parte le piaghe di chi è stato -giudiziariamente, si intende- ferito a morte da una sentenza di primo grado che ha decretato che sono (o siamo?) tutti colpevoli.

Ma la giustizia non è solo questo. È anche ed ancora speranza che tutto cambi, anche se il passato non ha dato i frutti sperati. Ho difeso, come altri, l’ambiente tarantino, la comunità, nei primi processi instaurati ai tempi della “Italsider” e credo di conoscere quali possano essere i margini di operatività amministrativa ed anche politica, nell’ambito di un territorio ostaggio della macro industria, perché tutto non resti come prima. Con tale corredo, ho affrontato anche “ambiente svenduto” con la convinzione, documentata, di difendere Giovanni Florido, ex Presidente della Provincia, nella certezza della sua posizione processuale di estraneità ad ogni ipotesi delittuosa. È per questo che mi riprometto ancora di attendere una risposta esauriente. Perché, quando Stato e cittadino si incontrano in Tribunale ed i giudici vengono chiamati ad affrontare situazioni riguardanti interessi della collettività, la soluzione del conflitto viene data solo mettendo in corretta e meditata evidenza il contrasto tra autorità e libertà, tra l’organizzazione statale e la persona, nei diversi ruoli e nelle diverse soggettive esigenze. Se il pendolo appare o risulta quanto meno sbilanciato, qualcosa non funziona o non ha funzionato.

Avv. Carlo PETRONE

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