27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 12:48:00

Buonasera Sud

Ripensare i rapporti tra centro e periferie del Paese

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In una recente intervista su “Il Mattino” il Prof. Cassese ha evidenziato gli effetti negativi dell’attività delle Regioni e dello Stato sui “divari economici e sociali tra Nord e Sud del Paese”. È necessaria una riflessione profonda sulla attività delle singole Regioni nel mezzo secolo di vita. La pluralità di enti titolari del potere di rappresentanza e di gestione degli interessi delle collettività locali è fondata sulla scelta compiuta dai principi fondamentali della Corte e segnatamente dell’articolo5.

La previsione delle Regioni e l’attribuzione delle stesse di potestà legislativa nei limiti fissati dall’art. 117 della Costituzione è scelta volta a istituire enti dotati di un rilevante potere di indirizzo politico. Non sono enti titolari solo di poteri amministrativi ma destinati, nell’ottica del pluralismo autonomistico e in relazione alla dimensione territoriale all’esercizio in netta prevalenza di poteri di natura politica. Ciò spiega l’attribuzione della potestà legislativa. L’esperienza dei primi cinquant’anni ha rivelato i limiti profondi dell’attività regionale. Scarsa la produzione legislativa, ridotta, se non quasi inesistente, l’attività di programmazione. Le Regioni hanno finito e per limitare l’esercizio delle proprie funzioni allo svolgimento prevalente di compiti di amministrazione concreta. Si è assistito, poi, in contrasto con il progetto costituzionale che promuove il “più ampio decentramento amministrativo” ad una rilevante accentramento regionale di funzioni amministrative. È paradossale che all’accentramento regionale si sia sostituito a quello statale.

La presenza di un elevato livello politico dell’attività delle Regioni è scelta essenziale alla rivitalizzazione delle stesse e alla effettiva e positiva dialettica delle stesse con lo Stato e l’Unione Europea. È il caso di ripensare i rapporti tra centro e periferie del Paese. Siamo in presenza di un processo di polarizzazione tra Regioni del Nord e del Sud con aumento dei divari nei servizi essenziali – scuola, sanità e nei processi di sviluppo – con le conseguenti, inevitabili ricadute sulla condizione umana dei meridionali. La riforma del 2001, tra i tanti limiti, ha eliminato il riferimento alla questione meridionale. Tanto si spiega con le temperie politica dell’epoca. È pertanto necessaria una riflessione sulle gravi problematiche collegate alla crisi del regionalismo che incidono sul Mezzogiorno di Italia. È di certo questione di enorme rilievo che impone la rinnovazione dei rapporti tra Stato e Regioni e tra queste l’Unione Europea. La questione meridionale non è infatti solo un problema nazionale, è problema anche dell’Europa, se manterrà l’attenzione ai valori solidaristici e problemi delle comunità meridionali. La dimensione degli interessi pubblici coinvolti da recupero di attenzione e l’attivazione di interventi efficaci per, quanto meno, attenuare i divari tra Nord e Sud, e rende inidoneo l’attuale assetto nelle competenze delle singole Regioni.

È un dato acquisito alla esperienza che la dimensione degli interessi pubblici impone per esigenze di adeguatezza di correlare agli stessi competenze di gestione idonee alla soddisfazione degli stessi. Sulla base di tale criterio di organizzazione occorre ripensare il ruolo attuale delle singole Regioni. Ritorna la attuale antica e mai risolta questione meridionale e le esigenze concrete di riavvio di un’azione politica idonea ad avviare la ripresa di interventi in un’ottica degli ostacoli di natura economica e sociale, funzionale allo sviluppo delle realtà del Mezziogiorno. È pertanto necessario progettare un rapporto di federazione delle Regioni meridionali, creare una dimensione di ampio respiro politico, che supera le insostenibili angustie e le conseguenti inidoneità di un regionalismo ridotto a mero, insignificante localismo. Il progetto di un Mezzogiorno Federato è idoneo a rendere vitale la politica delle regioni meridionali, a creare un livello di interlocuzione e leale cooperazione con lo Stato asl quale va attribuito il ruolo di tramite tra la Commissione Europea e le Regioni.

Prof. Avv. Felice LAUDADIO

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