28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 08:42:00


Sviluppo economico

La burocrazia italiana è sempre più lenta, farraginosa, costosa e prigioniera di un sistema normativo privo di un’adeguata visione generale dello Stato e delle esigenze dei cittadini e delle imprese, che ne pagano l’inefficienza in termini di lavoro e di sviluppo. Sembra una frase fatta, una sorta di luogo comune buono solo a giustificare la logica del lamento, ma purtroppo, a sostenerne la sostanza, vi sono i dati puntualmente elaborati da diversi centri studi, che da anni monitorano questo ed altri settori strategici del nostro Paese. Le cifre che emergono, però, trovano supporto anche nelle rilevazioni effettuate dalla Banca Mondiale attraverso il calcolo dell’indice Doing Business, che offre una misura quantitativa del contesto imprenditoriale, sulla base della disciplina normativa e fiscale che si applica alle piccole e medie imprese. In particolare, lo studio rileva le procedure, i tempi, i costi ed il capitale minimo versato per avviare una società, la flessibilità nella disciplina del mercato del lavoro, le procedure, i tempi ed i costi per completare le formalità per la costruzione di un’azienda, i meccanismi di controllo della qualità e della sicurezza. I parametri che vengono, inoltre, presi in considerazione riguardano i tempi, i costi e le procedure per la connessione alla rete elettrica e telematica, l’affidabilità nella fornitura, la trasparenza delle tariffe, le procedure, i tempi e i costi per l’effettuazione del trasferimento di una proprietà, le leggi sulle garanzie mobili e sui sistemi di informazione creditizia, i diritti degli azionisti di minoranza nelle operazioni di amministrazione societaria, i tempi ed i costi per importare ed esportare i prodotti ed i ricambi necessari a non interrompere i cicli produttivi. Nella elaborazione dei parametri necessari alla ricerca vanno inoltre presi in considerazione i pagamenti, i tempi e le aliquote fiscali totali e contributive di un’azienda, al fine di conformarsi a tutte le normative fiscali, i tempi ed i costi per risolvere le controversie commerciali, la qualità dei processi giudiziari ed infine i tempi, i costi, i risultati ed il tasso di recupero di un’insolvenza commerciale.

Sulla base di questi indicatori, risulta che in Italia servano oltre 7 mesi, esattamente 228 giorni, per ottenere tutti i documenti necessari a costruire il classico “capannone” per uso produttivo, mentre nell’area Euro la media è di poco più di 6 mesi, vale a dire 186 giorni, con uno svantaggio di 42 giorni a danno del nostro Paese. I maggiori aggravi burocratici per le imprese che operano in Italia si estendono, anche ad altri settori. Ad esempio, un’impresa con 60 dipendenti, al secondo anno di vita, per preparare, presentare e pagare i tre tipi principali di forniture o imposte (sul reddito, sul lavoro e sui contributi obbligatori, sui consumi) impiega una media di 238 ore, mentre nei rimanenti paesi dell’area Euro ne bastano 147. Per la risoluzione di una controversia commerciale presso un Tribunale italiano si richiedono circa 1200 giorni, al Sud quasi il doppio, contro la media europea che è di 661 giorni, partendo dal momento in cui si intenta la causa fino ad arrivare al pagamento della somma da versare o da ricevere. Anche per i cittadini le cose non vanno affatto bene. In particolare, mentre nel 1997 era il 33,8% ad aver atteso più di venti minuti allo sportello di una Asl, nel 2007 il dato cresceva al 43,7% e nel 2017 diventava del 52,7% e nel 2020 si aggirava intorno al 55,1%, con un incremento complessivo, rispetto al dato iniziale, di oltre il 163%. Lo stesso andamento è rilevabile nel caso degli uffici dell’anagrafe dove, venti anni addietro, attendeva più di 20 minuti il 10,5% dei cittadini, nel 2007 il 15,1%, nel 2017 il 23,8% e nel 2020 il 24,2%, con un aumento complessivo, rispetto al dato iniziale, del 229,5%.

Ovviamente, la situazione è anche peggiore al Sud dove spiccano in negativo le attese alle Asl di Calabria, Basilicata e Puglia, regioni nelle quali, nel 2020, si registrano variazioni in negativo rispettivamente del 52,4%, del 57,3% e del 62,4% circa rispetto al 1997. Per gli uffici anagrafe il fondo della classifica spetta a quelli dei comuni del Lazio, della Sicilia e ancora della Puglia, con variazioni in negativo rispettivamente del 117%, del 106% e del 160%. Al contrario, la regione più efficiente è il Trentino Alto Adige, che presenta una variazione in negativo di “appena” il 17,9%. Nonostante il processo di informatizzazione abbia interessato tutta la PA, la fila agli sportelli non è cresciuta solo per colpa di chi ci lavora. La responsabilità, infatti, va ricercata negli effetti che caratterizzano moltissime leggi, decreti e circolari adottate negli anni, spesso in contraddizione tra loro. Si tratta di disposizioni che hanno aumentato a dismisura la burocrazia, complicando non solo la vita dei cittadini e delle imprese, ma anche quella degli impiegati pubblici che sono diminuiti di 165mila unità e che hanno un’età media superiore ai 53 anni. Insomma, in Italia, al netto di qualche patologica sacca di corruzione, abbiamo meno lavoratori e più anziani, presumibilmente stanchi, poco valorizzati, demotivati, sommersi da una normativa sulla quale non vengono aggiornati, ed in forte disagio con le nuove tecnologie. In questa situazione il peso della burocrazia sul fatturato tocca il 4% per le piccole imprese ed il 2,1% per le medie, con un costo, in termini assoluti, che viene stimato tra i 108 mila euro per una piccola impresa ed i 710 mila euro per un’azienda di medie dimensioni. In termini di tempo, gli adempimenti burocratici, come già accennato, oscillano tra i 45 ed i 190 giorni da parte del dipendente a ciò impiegato.

Tra le procedure più lunghe sono da annoverare quelle riguardanti l’ambiente, che richiedono circa 50 ore/uomo, mentre per la compilazione delle domande e degli allegati servono da 40 a 120 ore/uomo. Altre 200 ore circa si impiegano, inoltre, a causa della disomogeneità delle disposizioni e le lungaggini riguardanti i controlli. L’esame ed il rilascio delle autorizzazioni richiedono da 1 a 5 anni. La sommaria analisi appena condotta mette in evidenza le difficoltà delle imprese, italiane e meridionali in particolare, di fronte ad una burocrazia lenta e complessa. La questione, però, non riguarda tanto l’eccessivo carico temporale e procedurale, quanto le complicazioni che ne derivano: confusione tra norme, discrezionalità nella loro applicazione, disomogeneità dei procedimenti, difficoltà di comunicazione tra imprese e PA, ecc. Non è un caso, infatti, se il 58% degli operatori finanziari internazionali ritiene che la prima causa del mancato investimento in Italia sia proprio il carico normativo e burocratico, il cui alleggerimento incentiverebbe le imprese e contribuirebbe ad attrarre capitali esteri sul territorio, specie in una fase di ripresa come quella attuale. In questo momento, secondo il Government Effectiveness Index della Banca Mondiale, l’Italia si colloca 20 punti al di sotto (67/100) della media OCSE (87/100) e 30 punti al di sotto della Germania (96/100). A giudizio dei maggiori esperti del settore, l’incremento dell’1% dell’efficienza della Pubblica Amministrazione determinerebbe un aumento del PIL dello 0,9%, una cifra che non può certamente essere trascurata, soprattutto per le regioni del Mezzogiorno. Insomma, secondo i dati o illustrati, al Sud, la mancata adozione di adeguate misure di semplificazione burocratica peserebbe più che altrove e rischierebbe di far venire meno i vantaggi legati ai numerosi, anche se non del tutto risolutivi, interventi che strano per compiersi in virtù del Recovery Plan.

Salvo FLERES

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