04 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:24:25

Buonasera Sud

Sviluppo ed innovazione negli anni del Recovery

Europa
Europa

L’opinione ricorrente ammette che l’agricoltura e l’agroalimentare copre una fetta minoritaria nella creazione di ricchezza, ma contemporaneamente assume un importanza strategica dal punto di vista ambientale e nutrizionale. Proprio in questa fase storica così delicata e densa di cambiamenti, l’agricoltura si scopre in crescita e bacino occupazionale, nonché serbatoio di valori e tradizioni radicati nel territorio, che rendono i suoi prodotti inimitabili e altamente richiesti nel mercato globale.

L’agricoltura ed i settori ad esso legati lungo la filiera svolgono un ruolo economico e contemporaneamente, senza contrasti apparenti, è custode del buon vivere, della salute alimentare e della tutela e salvaguardia ambientale. Anche se molti sono i punti di forza di questo settore, permangono delle debolezze che ne rallentano e minano lo sviluppo. Vi è un problema di produttività da recuperare soprattutto nel settore primario, nel lungo periodo la questione può trasformarsi in un arretramento della competitività di tutto il sistema agroalimentare. L’imprenditore agricolo spesso si è concentrato a raggiungere elevate quantità e meno frequentemente si è avvicinato al mercato con un approccio manageriale.

Qualità, redditività, equilibrio tra prezzi-quantità e richieste di nicchia del mercato sono variabili raramente considerate dalle imprese agroindustriali. Anche le scelte di più lungo periodo sono coerenti con questo schema imprenditoriale. La maggior parte del valore degli investimenti sono materiali e mirati alla meccanizzazione, minori sono le innovazioni di prodotto, pochi gli investimenti immateriali che hanno lo scopo di creare marchi o gestire il mercato e la distribuzione. In una competizione globale questi elementi possono giocare un ruolo determinante nel successo aziendale e di tutto il sistema del mezzogiorno. Lo sviluppo del sistema agroalimentare è una reale possibilità per il Sud di crescere in Pil ed occupazione in grado di trainare l’intera economia di molti territori del mezzogiorno a vocazione agricola in grado di sopportare i recenti e sempre più frequenti shock climatici. Certo sarà necessario rivedere l’intero processo produttivo nella ottica della innovazione/ ricerca applicata ad aziende di media e piccola dimensione.

Le parole chiave saranno pertanto: – Agricoltura di precisione; – Sostenibilità e tecnologia; – Integrazione di filiere (turismo sanitario); – Vendita, commercializzazione ed internazionalizzazione; – Formazione ed assistenza tecnica virtuale ed in rete. I progetti strategici fino ad ora sviluppati per le regioni del Sud ad eccezione di quelli riguardanti le grandi aziende non hanno prodotto rilevanti risultati nonostante i grossi investimenti. Troppo spesso nel Sud flussi di aiuti economici in aree depresse finiscono a grandi imprese che non creano indotto nell’aree in cui operano (prenditori di imprese). Può esistere un modello nuovo di sviluppo? Certamente si, sarà fondamentale per il settore agricolo non fermarsi alla sola produzione del primario ma pensare a sistemi di trasformazione anche in rete (distretti).Le produzioni primarie troppo spesso risentono della concorrenza internazionale che non permette il mantenimento dei prezzi salvo di costosi sistemi di conservazione, l’unica possibilità pertanto sarà quella di poter trasformare con tecnologia ed in reti le produzioni.

Le strutture economiche, istituzionali e culturali del sud non favoriscono la crescita di piattaforme di trasformazione comuni e tecnologicamente avanzate. L’università e la ricerca risultano troppo distanti dalle problematiche di commercializzazione dei prodotti agroalimentari. L’intero mondo agricolo si muove per emulazione e troppo spesso l’informazione e le tecnologie non sono veicolate dalle associazioni /istituzioni territoriali presenti. Il dopo COVID pone con drammaticità un cambiamento nella strategia delle regioni del sud dove le filiere più forti dovranno trainare quelle più deboli con meccanismi territoriali da sviluppare. Anche la formazione (quella vera non fatta per i formatori!) dovrà avere un ruolo di preparazione di tecnici e commerciali, ricordiamo come al sud la vocazione alla vendita sia culturalmente non matura. Saranno necessari modelli di sviluppo in microaree con distretti e reti d’imprese anche con estensione mediterranea. Incubatori ed acceleratori d’imprese dovranno rendere sistemico il processo creativo delle nuove imprese fornendo un’ampia gamma di servizi, opportunità di integrazione e network.

Nuove forme giuridiche come le S.a.p.A. potrebbero essere funzionali al processo di crescita delle start up con la possibilità di recuperare capitali privati internazionali molto attenti all’agroalimentare italiano ed in particolare alle aree del mezzogiorno. Oltre alla logistica mediterranea, le risorse umane di cui il sud dispone ma non utilizza e che troppo spesso costrette ad emigrare per poter crescere e prosperare e mi riferisco non solo ai laureati ma a tutti quadri intermedi che ormai mancano nelle strutture industriali. La Politica agricola comune (Pac). Che cosa non funziona? La maggior parte dei trasferimenti di reddito che la Pac convoglia dai cittadini al settore agricolo è ancora direttamente o indirettamente associata alla produzione di merci che non trovano uno sbocco sul mercato. I prezzi sul mercato comunitario sono fissati ogni anno a Bruxelles dal Consiglio dei ministri agricoli a un livello più alto di quello che si avrebbe in una economia di libero mercato.

Di conseguenza, si riduce la domanda interna e si aumenta l’offerta, creando eccedenze invendute che sono costate molti miliardi di euro ai cittadini europei. Ricordiamo tutti le così dette “montagne di burro” e di “latte in polvere” dei decenni passati, che venivano vendute all’allora Unione Sovietica a un prezzo che spesso non pagava i costi di trasporto. Questo costo di bilancio era ben visibile ai contribuenti. Meno percepito era invece il maggior prezzo di molti prodotti agricoli pagati dai consumatori, in quanto nessuno sapeva quale sarebbe stato il prezzo di mercato senza la Pac. Gli olivicoltori dell’Albania e di alcuni paesi del Nord Africa, per esempio, non raccolgono parte delle olive nonostante i loro bassi redditi e il basso costo del lavoro: ciò è molto probabilmente dovuto anche alla nostra Pac. Gli effetti della distorsione dei mercati internazionali sono molteplici e, di solito, si traducono in minor benessere e minor ricchezza per tutti. Si partirà il 1° gennaio 2023 con la nuova Pac, ma alcuni punti chiave sono già abbastanza chiari e gli agricoltori ne devono tenere conto sin da oggi.

Dal confronto tra la Pac attuale e quella futura, il pagamento di base dal 2023 viene confermato con un valore leggermente più alto dell’attuale perché ingloba il pagamento greening. Seguono il “sostegno ridistributivo al reddito” destinato alle piccole aziende e ancora da definire nei dettagli; il “sostegno ai giovani agricoltori”; i “regimi per il clima e l’ambiente”, anche detti “eco-schemi” e il “pagamento accoppiato”. Una simulazione ci fa capire le percentuali, sul massimale assegnato all’Italia (pari a oltre 3 miliardi e mezzo di euro), che potranno avere i diversi sostegni. Un altro aspetto da sottolineare è che sarà rafforzata la condizionalità e vedremo quali saranno le misure pratiche adottate dal nostro paese sulla base delle seguenti indicazioni dell’Unione europea.

Non c’è dubbio che le linee guida operative che consentiranno agli agricoltori di accedere a tutti i contributi del primo e del secondo pilastro della nuova Pac saranno l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e anche un nuovo sistema di gestione dei raccolti attraverso accordi integrati di filiera con gli altri attori dell’agroalimentare made in Italy. Ma la domanda da porsi sarà se i micro territori saranno attrezzati al ricevimento di questi benefici. Un coordinamento ed una seria programmazione delle aree omogene dei micro territori saranno una premessa fondamentale per l’ottenimento di risultati duraturi e consolidati.

 

Giancarlo PEPE
Tecnico agroindustriale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche