03 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 22:56:00

Buonasera Sud

Taranto e siderurgia: il futuro non si decida nei tribunali

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ex ArcelorMittal

Il futuro di Taranto e della Siderurgia italiana non si decida nei Tribunali Non lo consentiremo! La politica ha il dovere di governare i processi di cambiamento, di governare la transizione. Mezzogiorno Federato con chiarezza ha espresso questa inequivocabile volontà. Lo abbiamo fatto piegandoci sulla difficile, ma non impossibile, compatibilità economica, produttiva, ambientale e occupazionale di un settore strategico al quale il paese non può rinunciare. Lo abbiamo sostenuto con argomentazioni tecniche ed economiche. E’ giunto il momento di “iniziare a parlare delle cose per quello che sono davvero, mettendo da parte i fatti emotivi”.

L’area a caldo è tuttora sotto sequestro con facoltà d’uso stabilita da una legge che classificava l’impianto di Taranto come “sito di interesse strategico nazionale”. “Acciaierie d’Italia Holding Spa” ha programmato, per maggio 2022, un ulteriore aumento di capitale, per diventare l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale. L’accordo siglato dalle parti prevede un piano industriale con investimenti in tecnologie per la produzione di acciaio a basso tenore di carbonio, compresa la costruzione di un forno elettrico ad arco da 2,5 milioni di tonnellate. Un bene di proprietà pubblica sarebbe confiscato e acquisito al patrimonio statale da una sentenza di un organo giurisdizionale dello Stato è la sintesi del paradosso contenuto in quella sentenza.

Nel contempo emerge una contraddizione in termini. La confisca con facoltà d’uso consentirebbe, di fatto, all’impianto di marciare e produrre. Ma il Ministro Cingolani, nelle more della decisione del Consiglio di Stato si è fatto interprete della prevalente incertezza: “Io ho fatto un piano per togliere il carbone all’altoforno, elettrificarlo e passare subito al gas per abbattere la CO2 del 30%, sperando di essere velocissimi sull’ulteriore passaggio all’idrogeno. Io questo intervento lo voglio fare se ha senso farlo” “devo rendicontare alla Commissione europea se ho speso un miliardo su un forno di un’azienda su cui peseranno sentenze o altre decisioni”. È il rischio insito nell’attivismo giudiziario che si spinge verso un’ingiustificata estensione di principi, a discapito del riconoscimento di regole precise, con conseguente ribaltamento della gerarchia delle fonti nella ponderazione d’interessi costituzionali, e invasione di competenze di altri poteri.

La gestione giudiziaria del caso Ilva, comunque la si valuti nel merito, si è fatta carico di una situazione grave e difficile, mediante l’esercizio di poteri previsti dal codice di procedura penale, muovendosi sul confine, e spesso sconfinandolo, ed innescando un groviglio di incertezze che pregiudica piani industriali e ambientali. Il Nuovo Polo tecnologico e ambientale di Taranto rappresenta uno dei capisaldi della proposta programmatica e progettuale di Mezzogiorno Federato per garantire una produzione dell’acciaio, strategica per l’industria italiana, con un processo di modernizzazione complesso e articolato che attraverso una transizione certa, assicuri un compromesso tra ambiente e sostenibilità sociale. Immediatamente dopo la sentenza del Consiglio di Stato che oggi ha annullato l’ordinanza del Sindaco Melucci, Acciaierie d’Italia si dichiara pronta a presentare già dalla prossima settimana, insieme con i suoi partner industriali Fincantieri e Paul Wurth (ex Italimpianti), la “proposta di piano per la transizione ecologica dell’intera area a caldo dello stabilimento di Taranto, tramite l’applicazione di tecnologie innovative ambientalmente compatibili e con l’obiettivo di una progressiva e costante riduzione delle quote emissive, che vada anche oltre le attuali prescrizioni.

Un progetto di durata pluriennale allineato agli obiettivi di compatibilità ecologica stabiliti dall’Unione Europea per i target di impatto climatico ed energetico ed è suddiviso in più fasi, tali da consentire, la puntuale rilevazione dei risultati raggiunti. La fabbrica di Taranto sarebbe tra le prime Green Steel in Europa a operare questa scelta per raggiungere gli obiettivi di una completa decarbonizzazione e l’abbattimento totale degli inquinanti legati al ciclo integrale. Il primo passo della conversione della fabbrica verso ricerche e sperimentazioni che prefigurino il passaggio all’idrogeno verde con tecnologie rinnovabili che non producono anidride carbonica. Mezzogiorno Federato torna a ribadirlo con chiarezza: Se si vuole garantire un settore strategico per il paese e il processo di transizione tecnologica dell’acciaieria di Taranto, contenuto nel PNRR, è necessario che il Governo lo assuma con la sua forza e il suo prestigio.

Mezzogiorno Federato

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