27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 13:59:00

Buonasera Sud

L’agricoltura, nell’ambito del bacino del Mar Piccolo

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L’agricoltura, nell’ambito del bacino del Mar Piccolo

Più volte abbiamo affermato che le radici della nostra Città sono da ritrovare nelle acque del Mar Piccolo. Ma a mio avviso altrettanto importante e denso di storia plurimillenaria è il suo bacino topografico, esteso per oltre 50.000 ettari, interessando nelle parti periferiche i territori di Martina Franca e di Villa Castelli nel brindisino. Dal Punto di vista agricolo, argomento delle presenti considerazioni e di cui per la verità poco si parla, si riscontra nel citato bacino del Mar Piccolo una notevole diversità di ambienti, tutti potenzialmente di grande interesse economico per le attività primarie che andrebbero guidate, sostenute ed implementate.

Le colture maggiormente presenti sono quelle tradizionali della vite, dell’ulivo e dei seminativi; negli ultimi anni ha preso avvio anche l’attività di coltivazione industriale dei fruttiferi destinati principalmente alla grande distribuzione ed ai mercati del nord; tali investimenti, che hanno interessato i Comuni di Montemesola, Grottaglie e Taranto a nord del Secondo Seno, sono tuttavia parzialmente avulsi dal contesto. Nel bacino del Mar Piccolo ritroviamo anche un’agricoltura relativamente marginale, di tipo tradizionale, realizzata su terreni calcarei, privi di falde acquifere superficiali, coltivati secondo i collaudati metodi di aridocoltura; occupa prevalentemente la fascia collinare ed interessa in toto l’isola amministrativa di Taranto ubicata tra i comuni di Martina e Villa Castelli. E’ questa la zona delle pietre, dei muretti a secco e dei Trulli; qui si coltivano l’olivo , gli erbai misti per la zootecnia e nei terreni più profondi il grano duro, l’avena e l’ orzo.

Tale tipo di agricoltura, basata ancora sulla concimazione organica e la rotazione, se opportunamente guidata, può divenire una eccellenza per le produzioni biologiche e naturali, anche dei prodotti trasformati come i derivati del latte che qui hanno consolidate tradizioni; tutta la zona è ricca di boschi dove gli animali pascolano liberamente e forniscono per tale motivo prodotti di elevata qualità purtroppo sconosciuti al mercato per mancanza di pubblicità ed organizzazione. Infine gli agricoltori di queste zone risiedono tutto l’anno in campagna con le loro famiglie e potrebbero offrire ospitalità in qualità di masserie didattiche ed agrituristiche. Agli antipodi rispetto al tipo di agricoltura tradizionale sopra descritto troviamo le aree di pianura caratterizzate da terreni profondi, fertili e dotati di risorse idriche. Sono i suoli prossimi alla Città, quelli pertinenziali la Salina Grande, compreso il vasto pianoro in direzione di San Giorgio Jonico. Terra eletta per i vigneti da vino di grande qualità, incontra attualmente alcuni ostacoli alla piena utilizzazione a causa dell’espansione edilizia che a Taranto sembra incontenibile: ultimo scempio, la localizzazione dell’Ospedale San Cataldo su terreni fertili e ricchi nel sottosuolo di ritrovamenti archeologici.

Sono andati perduti in modo irreversibile decine di ettari di suoli agricoli, è stato snaturato il paesaggio (il cemento sostituisce i vigneti allevati a spalliera che caratterizzano l’intero comprensorio) e sono state create le premesse per una ulteriore espansione “policentrica” della Città, dando origine all’ennesima metastasi nel tessuto urbano. Poi, in ossequio alla tradizione che vuole San Cataldo protettore dei forestieri, le imprese che vi lavorano non sono appunto locali. Tornando all’agricoltura, la crisi dei mercati e la globalizzazione rendono difficili le colture specializzate, per cui la grande e media proprietà preferisce portare avanti coltivazioni semplici che non richiedono grandi investimento, come ad esempio, i seminativi. A volte il lavoro viene svolto da contoterzisti venuti da fuori provincia che organizzano il ciclo della produzione e della vendita. Questi terreni viceversa potrebbero rendere ricco il territorio, se solo vi fosse una reale politica pubblica di sviluppo, attenta alle produzioni di qualità da destinare al mercato locale e nazionale ma anche alla trasformazione e commercializzazione del prodotto. Questi terreni consentono molti tipi di colture, anche di tipo intensivo e ad alto reddito, in grado di creare lavoro e ricchezza per il territorio. Inoltre, siamo nell’ambito del Parco Naturale Regionale del Mar Piccolo, una sigla importante qualora si riesca a dare contenuti all’area protetta che a settembre celebra il suo primo anno di vita. L’agricoltura, nell’ambito del bacino del Mar Piccolo comprendente anche il Parco omonimo, è un settore importante che insieme agli aspetti ambientali, naturalistici e culturali, può senza dubbio contribuire ad una diversificazione economica della città, superando quella che da molti, non a torto, è stata definita la “monocoltura dell’acciaio”.

Vito CRISANTI
Dottore in scienze forestali

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