27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 12:48:00

Buonasera Sud

I princìpi guida della Governance Ambientale

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ex ArcelorMittal

Riproponiamo un contributo del prof. Giorgio Assennato pubblicato sulla rivista Ecosocial di qualche anno fa e ancora oggi di grande attualità

Al termine della mia esperienza decennale come direttore generale di Arpa Puglia, anche sulla base della mia esperienza come presidente di AssoArpa nel triennio 2011-2013, ritengo doveroso esternare quattro punti fondamentali della mia visione strategica: autonomia, autorevolezza, trasparenza e inclusività, nella convinzione che soltanto realizzando in modo ottimale tutti i criteri sotto elencati sarà possibile una governance ambientale veramente efficace.

AUTONOMIA
Qualche anno fa, un giornalista del Corriere della sera bollava l’Arpa come lo strumento musicale che suona la musica gradita ai governatori di turno nelle singole regioni. In tutto il mio mandato, ho voluto dimostrare, con alterne fortune, che è possibile essere nel contempo un ente strumentale della Regione e un ente di controllo totalmente autonomo, anche a rischio di entrare in rotta di collisione. Per me, oltre l’Ilva, contrasti anche più accesi si sono manifestati sull’autorizzazione di impianti fotovoltaici su terreno agricolo, sui rumori notturni prodotti dai cantieri edili e, più recentemente, sulla procedura di VIA per i grandi ospedali e sulla proroga della legge regionale per le emissioni odorigene. Analoga autonomia occorre dimostrare anche nei confronti dell’autorità giudiziaria che a volte considera l’Arpa come un corpo di polizia giudiziaria. In tal modo, si rischia addirittura, alla faccia della rivendicata terzietà, di apparire come Arlecchino servitore di due padroni!

AUTOREVOLEZZA
Un Sistema nazionale di protezione ambientale che non sia fondato sulla collaborazione di enti scientificamente e tecnicamente autorevoli non è affidabile. In Puglia abbiamo potenziato e valorizzato l’esistente e creato strutture ex novo come il Polo microinquinanti organici del Dipartimento di Taranto, Giorgio Assennato ha lasciato in marzo la direzione di Arpa Puglia. al termine di un’esperienza pluriennale anche come presidente di Assoarpa, nel triennio 2011- 2013, Assennato illustra i principi fondamentali che lo hanno guidato nell’affrontare situazioni molto complesse, prima tra tutte la vicenda Ilva. Attualmente dotato di accreditamento presso Accredia. Dovendo gestire problematiche estremamente complesse come quella di Taranto, abbiamo stabilito collaborazioni molto efficaci con le istituzioni di ricerca (Università e Cnr) e definito una strategia comune con i Dipartimenti di prevenzione, ricostituendo una filiera ambiente-salute la cui criticità è stata una causa non secondaria dell’intervento di supplenza della magistratura nella governance ambientale. Abbiamo potuto così sviluppare prodotti innovativi come la Valutazione di danno sanitario, l’identificazione di giorni critici per l’inquinamento industriale (i cosiddetti winddays), il sistema Odortel fondato sulla partecipazione di cittadini impegnati attivamente (recentemente oggetto di una pubblicazione scientifica a livello internazionale).

TRASPARENZA
Il rapporto con gli stakeholder, in particolare con i media e con le associazioni ambientaliste, non può essere evitato, ma deve essere accettato e gestito secondo i princìpi della massima trasparenza; una scelta che può creare problemi a breve termine ma è sempre pagante a medio-lungo termine. Ad esempio, quando purtroppo solo dopo l’intervento della magistratura tarantina, abbiamo deciso di andare al di là del mero principio del rispetto dei limiti ambientali (spesso non fondati su sicuri princìpi di prevenzione) inventandoci la cosiddetta valutazione di danno sanitario, abbiamo sentito il dovere di spiegare il senso della procedura in arroventate riunioni con associazioni ambientaliste chiuse a ogni confronto sui contenuti, arrivando a sostenere che anche la produzione di una sola tonnellata d’acciaio sarebbe stata insostenibile a Taranto.

INCLUSIVITÀ
La trasparenza da sola non è sufficiente a definire un governo delle problematiche ambientali partecipato e basato sull’evidenza. Occorre attivamente promuovere la partecipazione di tutti al tavolo della conoscenza e delle decisioni. Ricordo sempre come esempio di grande successo dell’approccio evidence based il convegno organizzato da Arpa e da Asl di Taranto sulle diossine, all’indomani dell’identificazione di valori elevati negli allevamenti ovi-caprini intorno a Ilva. Invitammo dei tecnici suggeriti dalle associazioni ambientaliste e Ilva fece partecipare suoi consulenti autorevoli, docenti dell’Università di Milano, così si riuscì a entrare nel dettaglio di una materia complessa, ascoltando tutti i punti di vista e trovando concreti elementi di sintesi. Poi si abbandonò (non da parte di Asl e Arpa) la retta via e successe l’irreparabile, nonostante avessi avvertito che l’equilibrio raggiunto non era acquisito per sempre. Bisogna saper gestire tematiche del sapere molto complesse, con portatori d’interessi molto agguerriti e grande incertezza. Accettare le sfide in mare aperto Se si riesce a seguire i quattro princìpi sopra esposti, si potranno superare ostacoli apparentemente insormontabili.

Ma non bisogna nascondere la polvere sotto il tappeto, bisogna accettare la sfida in mare aperto. Un esempio: quando ricercatori del Cnr, in una pubblicazione su rivista internazionale, hanno stimato in 0.38 microgrammi/mc il massimo impatto delle emissioni di una megacentrale a carbone (cosa perfettamente ragionevole) e poi hanno calcolato un numero di morti atteso oscillante tra 16 e 44 all’anno si è scatenato uno tsunami mediatico. I presupposti teorici del calcolo delle morti attese sono assolutamente discutibili. Ho provato ad avviare anche una riflessione pubblica sul caso che ha portato a un convegno a Brindisi, ma non è stato sufficiente. Occorre uno sforzo consapevole delle istituzioni ambientali e sanitarie, con una chiara definizione dei limiti nella valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario. All’interno del Consiglio federale, abbiamo elaborato e prodotto le linee-guida della VIIAS. Ma occorre fare di più, interfacciandoci non solo con le istituzioni sanitarie gemelle (Iss e Dipartimenti di prevenzione), ma coinvolgendo le principali società scientifiche sia in ambito ambientale che sanitario.

Potenziare la comunicazione delle Agenzie ambientali E poi occorre potenziare la comunicazione che è il terreno delle nostre Waterloo quotidiane, dove siamo dominati dalla schiacciante superiorità delle forze avversarie. Se le autorità politiche (ministeri in primis) continueranno a ignorare la tematica ambiente-salute e continueranno ostinatamente a basarsi sul mero rispetto dei limiti emissivi autorizzati, si realizzerà ancor di più il ruolo di supplenza della magistratura, ulteriormente rafforzato dalla recente legislazione sugli ecoreati. Bisogna sempre tener presente che l’intervento della magistratura tarantina sull’Ilva si realizzò nell’estate 2012 a seguito di un incidente probatorio fondato sulle evidenze di due perizie epidemiologiche, nonostante l’azienda avesse un titolo autorizzativo valido (l’AIA statale) rilasciato da pochi mesi che non risulta essere stato violato.

Ero convinto che i quattro princìpi a cui mi sono ispirato nel corso della mia esperienza in Arpa Puglia fossero farina del mio sacco, frutto solo della mia personale elaborazione. Non è così. Quei princìpi sono chiaramente espressi nell’enciclica Laudato si’ 1 di papa Francesco. Mi limito a riportare il paragrafo 183: “Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente ed indipendente da ogni pressione economica o politica. Dev’essere connesso con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza. I risultati economici si potranno così prevedere in modo più realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessità di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti. È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato. Bisogna abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate.

La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo e di monitoraggio costante. C’è bisogno di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione”.

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