31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 13:54:00

Buonasera Sud

Mezzogiorno Federato: la governance per l’attuazione del PNRR

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Come Mezzogiorno Federato siamo persuasi che il funzionamento del sistema sanitario possa essere anche fonte di equo sviluppo sociale ed economico dei territori. Stretta è infatti la correlazione tra le più generali condizioni sociali ed i livelli di prestazioni sanitarie. Una prima riflessione che appare necessaria riguarda il problema della governance per l’attuazione del PNRR che, in questo delicato settore, coinvolgerà la filiera istituzionale in uno schema multilivello. Molti degli interventi previsti, infatti, vedono coinvolte in misura maggiore, rispetto alle altre missioni, le Regioni, e ciò pone anche il delicato problema della modalità di riparto dei fondi fra le stesse.

Sul punto riteniamo di peculiare importanza che i criteri di suddivisione non si fondino strettamente su percentuali prestabilite, ma valutino anche le convergenze infrastrutturali, la rispondenza a piani di programmazione più ampia, le modalità di verifica ed implementazione dei risultati raggiunti nelle diverse fasi ed anche la sussistenza di quella sinergia interregionale che, per Mezzogiorno Federato, soprattutto nel meridione, deve essere il tratto identificativo e distintivo di un nuovo modello di sviluppo. La pandemia ha funzionato da lente d’ingrandimento delle tante falle della nostra sanità e quella che, più delle altre, è stata pagata a caro prezzo, è stata la mancanza di assistenza medica territoriale. Non avremo un tempo lungo per incidere su questa, come sulle altre numerose criticità, perché per farlo il PNRR prevede che gli investimenti debbano garantire valore entro cinque anni. Abbiamo, dunque, un tempo molto breve, per realizzare un obiettivo ambizioso ma necessario, e ciò rende fondamentale l’intervento di competenze adeguate a realizzare una pianificazione regionale idonea a riflettersi positivamente sull’operato delle aziende sanitarie locali.

Occorre anche riscrivere contorni e confini del concetto di sanità, che non può più essere inteso come mero diritto alla cura in caso di malattia, bensì nel senso più ampio di diritto a restare sani e godere pienamente delle individuali peculiarità psicofisiche e delle opportunità di idonea prevenzione. La sanità deve essere ricompresa nel più generale concetto di salubrità, nel quale giocano un ruolo importante le condizioni di vita, le pratiche eco sostenibili, il rispetto del territorio, il vedere riconosciuti pienamente i diritti individuali ed alla personale realizzazione. Un concetto olistico, dunque, che metta al centro delle future scelte operative, la persona, restituendole dignità e doverosa attenzione.

Considerato che l’Italia sarà il beneficiario principale del recovery fund, il problema non sarà più quello della mancanza di risorse, sarà, invece, garantirne un utilizzo adeguato. A nostro avviso sono due i prioritari obiettivi a cui tendere, uno è il potenziamento della medicina territoriale attraverso la creazione e l’ampliamento di strutture idonee, diverse dai classici ospedali, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e lo sviluppo della telemedicina; l’altro è la digitalizzazione ed il rafforzamento del capitale umano attraverso ricerca e formazione. Torna in gioco, dunque, il ruolo delle Regioni e la necessità di competenze specifiche a livello regionale, perché il futuro del Servizio Sanitario Nazionale dipende dalla capacità di rendere interattivi tre fattori strategici: ricerca ed innovazione, trasformazione digitale e, soprattutto, capacity building, ovvero sviluppo di quelle capacità atte a garantire il raggiungimento degli obiettivi.

La medicina territoriale dovrà essere assicurata dalla dotazione di avanzate tecnologie di diagnosi, da competenza clinica anche nella rete dei piccoli ospedali, dalla possibilità di poter usufruire di equipe ultra specialistiche itineranti e dallo stabile confronto e la sinergia delle specializzazioni, quando non accorpate in una unica struttura. Sarà necessario operare logiche di riconversione delle strutture inutilizzate o sottoutilizzate, ridurre i costi di gestione per economie di scala e prevedere interventi di ristrutturazione infrastrutturale sulla base di una nuova logistica e di una diversa e più ampia flessibilità.

Sarà ancora opportuno costituire un adeguato supporto a tutte le forme di patologie croniche e potenziare gli interventi domiciliari nei casi di non autosufficienza. Occorrerà rafforzare la rete di ambulatori, potenziare la medicina generale, assicurare un numero adeguato di operatori sanitari a tutti i livelli e, soprattutto, garantire Skill mix change, ovvero lo scambio di abilità tra medici, infermieri ed operatori di supporto. La pandemia in atto ci ha, infatti, dimostrato che le nuove emergenze in ambito sanitario possono essere soddisfatte con modalità diverse che prevedano un cambio di ruoli nella presa in carico dei pazienti. Non è più ipotizzabile che il personale sanitario sia costretto a lavorare con turni massacranti e finire in condizioni di born out, con pregiudizio personale e per i pazienti. Queste sono solo le questioni che ci appaiono prioritarie senza pretesa di esaustività, ma costituiscono quelle necessità da adeguare alle giuste e legittime aspettative della popolazione, di uscire da quel bisogno di risposte determinato da decenni di colposa incuranza. Siamo in un momento cruciale che potrebbe garantirci il superamento di gravissimi ritardi e la soluzione di atavici problemi, ma l’erogazione dei fondi previsti, pur essendo una condizione necessaria, non è da sola sufficiente.

Per riformare adeguatamente il nostro sistema sanitario occorre progettualità concreta e, soprattutto, il concorso di capacità e competenze, due parole magiche queste che, anche da sole, sarebbero in grado di generare quell’indispensabile fiducia della quale, oggi più che mai, abbiamo tutti un gran bisogno.

Francesca STRATICÒ

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