28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 00:27:00

Buonasera Sud

Consiglio Nazionale di Mezzogiorno Federato

foto di Napoli
Napoli

Si svolgerà in remoto. E’ prevalsa la “prudenza”, insieme alla scelta di garantire la partecipazione, sia pure in remoto, di tutti i suoi componenti. E’ fortemente avvertita nei territori, la necessità di un incontro “in presenza” che organizzeremo alla ripresa autunnale, anche per il prossimo turno elettorale, per i tanti comuni meridionali coinvolti a partire da Napoli e dalle regionali Calabresi.

La Calabria, oltre a possedere inestimabili valori identitari, gode di una felice posizione nell’area mediterranea e costituisce non solo un punto di collegamento con la Sicilia ma anche con il nord Africa ed un strategico accesso all’area marittima idonea a competere per le rotte commerciali indo-pacifiche. Potenzialità enormi per l’intero sud, per tutto il Paese che, per troppo tempo, sono state sacrificate da una rappresentanza politica inadeguata che ha pensato solo a conservare posizionamenti personali senza guardare ai reali bisogni e senza offrire soluzioni. Assistiamo allo spettacolo indecoroso di diatribe interne a partiti e coalizioni, celebrate a beneficio di pochi ed in danno della collettività, che meriterebbe adeguati interventi sulle problematiche più rilevanti quali la sanità e quella territoriale in primo luogo. Il rischio è che, anche nella prossima tornata elettorale, si impedisca, attraverso miopi accordi, di far emergere i tanti talenti di donne e uomini calabresi e che la Calabria perda l’ennesima occasione di cambiare volto e prospettive.

La Next Generation EU, Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il deficit progettuale delle regioni meridionali saranno i temi all’ordine del giorno dell’Assemblea Nazionale perché Mezzogiorno federato ha le sue radici nel meridionalismo riformista e progettuale. Siamo consapevoli che un nuovo sistema politico è il risultato di aggregati dei territori, di interessi forti, di valori vissuti, fortemente identitari e capaci di riconoscersi in un progetto condiviso: il Mezzogiorno federato come strumento di rinascita e protagonismo strategico del Mezzogiorno che assume un ruolo centrale nella formazione del nuovo Continente euro Mediterraneo.

Per questo è fondamentale e decisivo che il Mezzogiorno si dia una nuova classe dirigente che sappia dare sostanza di contenuti e freschezza di innovazione alle scelte civili e culturali, economiche e politiche; che sia consapevole dei processi degenerativi da combattere e dei fattori di risanamento e sviluppo da avviare come espressione del popolo attivo, della sua volontà di rinascita, del suo orgoglio identitario; per il lavoro, la giustizia sociale, l’eguaglianza delle opportunità, il risanamento del territorio, l’uso onesto ed efficiente delle risorse umane, fisiche, finanziarie, che pure sono presenti nel nostro Mezzogiorno. Gli ultimi venti anni sono stati un continuo declino politico, morale, economico, culturale che ha indebolito un sistema istituzionale inadeguato per essere autonomo e alternativo. Le crepe di funzionalità, efficienza e rappresentatività sono evidenti sia nei grandi corpi dello Stato, che nel sistema degli Enti territoriali e nelle funzioni amministrative e di servizio. Dal Parlamento alle Regioni, dalla amministrazione della Giustizia alla Scuola, dalla Sanità e Sicurezza Sociale all’Ambiente, dai Trasporti allo Sviluppo Produttivo, l’inefficienza delle Istituzioni è stato un motivo dominante nella coscienza negativa del popolo italiano verso lo Stato.

Il Civismo Federativo è la naturale ricomposizione delle comunità che si riconoscono per interessi, bisogni, funzioni, cultura. Il contenitore che viene modellato dal contenuto: il territorio e l’uomo sono le risorse primarie da cui partire; l’autonomia differenziata come opportunità Costituzionale per renderla conseguente alla realizzazione del livello essenziale delle prestazioni secondo il dettato costituzionale (Art. 117, comma 3, lettera m).

La realizzazione del Governo Federato delle risorse e delle strategie delle città metropolitane e delle Regioni, riconducibili a comuni identità, interessi, bisogni. Passare da una gestione divisiva, autarchica, miope e senza prospettive, ad una proposta positiva e aggregante, che vedrebbe Nord e Sud legati dalla strategia comune del Civismo Federativo, e dalle nuove realtà delle macroregioni. Rimettere in funzione la politica come motore delle istituzioni. L’uomo ed il territorio sono le risorse sulle quali si fonda ogni strategia di riforma e di sviluppo. Un piano di infrastrutture (il progetto nel territorio) deve essere all’interno di un piano dei Trasporti (il sistema per l’uomo). Un piano di edilizia scolastica è interno ad un progetto di riforma della Scuola. Sono le funzioni a dare identità, prospettive ed opportunità al territorio. Il Mezzogiorno, oggi, appare diviso, chiuso all’interno di Enti Regionali con ampie autonomie ma con peso politico ed economico sempre più debole. Incapaci di mettere in campo le loro istanze con qualche possibilità di successo nel confronto nazionale ed europeo. Abbiamo indicato ai presidenti delle Regioni meridionali la necessità di definire una strategia condivisa su obiettivi comuni per affrontare il passaggio storico della NGEU, la stagione dei cambiamenti e dei riallineamenti nei quali le scelte potranno modificare il tipo di vita per milioni di cittadini.

Il Mezzogiorno deve Federare le proprie “ragioni”, i propri poteri, le proprie Regioni; costruendo un progetto organico che coinvolga tutto il territorio, l’intero spaccato della propria società civile, al fine di rendere utilizzabili i tanti fattori economici e morali inerti per mancanza di infrastrutture, per deficienza politica e organizzativa o per oppressione malavitosa. Si sono mostrati sordi, divisi e soprattutto progettualmente impreparati a cogliere la sfida delle linee guida e delle sei misure contenute nel PNRR. Segno evidente che l’anima delle Regioni è venuta meno perché le loro dimensioni, funzioni, obiettivi, sono al di sotto dei problemi e delle opportunità di loro competenza. Il Paese provato dalla condizione economica, sociale e sanitaria, è stato travolto da una crisi politica epocale che ha portato alla nomina di un Presidente del Consiglio scelto dal Presidente della Repubblica, secondo i suoi poteri costituzionali. La Repubblica, per la prima volta, dopo i Governi di unità nazionale del primo dopoguerra, riparte da zero politica, innanzi ad una emergenza che la pandemia ha accresciuto, ma che da decenni sgretolava lo Stato. Si tratta indubbiamente di un momento cruciale per la storia del nostro Paese, anche per la concomitante scelta fatta dall’Europa Comunitaria di autorizzare grandi quantità di debiti sovrani al fine di agevolare, con un approccio Keynesiano, la ripresa delle economie, con l’obiettivo, del riequilibrio degli standard di vita dei vari territori.

Il Programma Next Generation EU segna un cambiamento epocale per l’Unione Europea. I fondi del NGEU possono permettere al nostro Paese di rilanciare gli investimenti e far crescere l’occupazione, anche per riprendere il processo di convergenza verso i Paesi più ricchi dell’UE. Per l’Italia il programma Next Generation EU non rappresenta solo l’occasione per realizzare una Piena transizione ecologica e digitale, ma anche per recuperare i ritardi storici che penalizzano storicamente il Paese e che riguardano Il Mezzogiorno, i giovani, le donne e i più fragili. Il NGEU intende promuovere una robusta ripresa dell’economia europea all’insegna della transizione ecologica, della digitalizzazione, della competitività, della formazione e dell’inclusione sociale, territoriale e di genere. Il Regolamento RRF enuncia i sei grandi pilastri sui quali i PNRR si dovranno focalizzare: Transizione verde; Trasformazione digitale; Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; Coesione sociale e territoriale; Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale; Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani L’attuale crisi ha colpito ulteriormente il Mezzogiorno, toccando settori centrali per l’area come il turismo e i servizi e incidendo pesantemente sull’occupazione femminile e giovanile. Occorre dunque superare la debolezza strutturale del sistema produttivo del Sud, in corrispondenza alle raccomandazioni specifiche della Commissione europea.

Al Sud vive un terzo degli italiani, ma vi si produce soltanto un quarto del prodotto nazionale lordo. Ad oggi, è il territorio arretrato più esteso e popoloso dell’area euro. Il suo rilancio non è solo un tema italiano, è una questione europea. Dalla persistenza dei divari territoriali derivano scarse opportunità lavorative e la crescita dell’emigrazione, in particolare giovanile e qualificata, verso le aree più ricche del Paese e verso l’estero. Questo genera un ulteriore impoverimento del capitale umano residente al Sud e riduce le possibilità di uno sviluppo autonomo dell’area. Il PNRR costituisce un’occasione per il rilancio del Mezzogiorno e per la ripresa del processo di convergenza con le aree più sviluppate del Paese. Il Piano, in complementarità con la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 e al programma REACT-EU, mette a disposizione del Sud una capacità di spesa e di investimento straordinaria per puntare, in coerenza con le linee guida di Next Generation EU, al riequilibrio territoriale e al rilancio del suo sviluppo.

Questo è il momento nel quale il Mezzogiorno Federato dovrà dialogare su di uno sviluppo integrato dal quale può dipendere quello dell’intera collettività nazionale, alla quale un grande territorio sito al centro del Mediterraneo, se posto al centro del progetto del rilancio del Paese, potrebbe garantire nuove e importanti opportunità di crescita. Rivitalizzare la grande capacità di trasformazione agroalimentare ed industriale, intercettando i flussi di materie prime e di semi lavorati che giornalmente e massicciamente transitano a poche miglia dalla Sicilia e dal potenzialmente “forte” sistema portuale del Mezzogiorno. Sono le premesse della grande piattaforma economica e logistica euromediterranea in gestazione. Mezzogiorno Federato ha scelto di mettere “i piedi nel piatto” del PNRR misurandosi con obiettivi pragmatici ed attuali per rimettere in “marcia” il Paese: • la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, capace di unificare 5 milioni di cittadini siciliani, il loro sistema portuale e un grande territorio, legandola al resto del Mezzogiorno, rafforzandone l’offerta complessiva e rendendo economicamente e politicamente più forte l’intero sistema Paese nella patria europea. • la soluzione delle gravi crisi che riguardano le grandi aree industriali di Taranto, Gioia Tauro, Termini Imerese; aree strategiche servite da grandi porti e capaci di continuare ed ampliare la propria vocazione sino a divenire alfieri di una transizione ecologica e tecnologica e di una nuova economia circolare, dando così impulso a tutto il Mezzogiorno per una svolta collegata alla nuova domanda mondiale alla quale i territori sono vocati; Il Nuovo Polo tecnologico e ambientale di Taranto rappresenta uno dei capisaldi della proposta programmatica e progettuale di Mezzogiorno Federato per garantire una produzione dell’acciaio, strategica per l’industria italiana, con un processo di modernizzazione complesso e articolato che attraverso una transizione certa, assicuri un compromesso tra ambiente e sostenibilità sociale. • un intervento “forte” sulla città metropolitana di Napoli attraverso la riqualificazione dell’area orientale e del polo petrolchimico che preveda anche l’interramento della ferrovia per Salerno, facendo così riguadagnare alla città l’accesso al mare il tutta quella grande zona e restituendo a Napoli la capacità di ripartire con l’utilizzazione dell’intero territorio con il quale ha, per secoli, affascinato il mondo.

Nella crisi del sistema politico, Mezzogiorno federato è nato per questo: dare alle Regioni del Sud una strategia comune, una capacità nuova di sviluppo, un risanamento della comunità e del territorio, un nuovo protagonismo economico e civile in un contesto diverso di crescita dell’Europa mediterranea. Non più rivendicazioni, lamentele, vittimismo: ma affermazione dei diritti insieme a proposte forti per la crescita, con il Sud che pensa per sistemi e governa per progetti.

Mezzogiorno Federato

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