28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 07:09:00

Buonasera Sud

Verso il Consiglio Nazionale: riflessioni e proposte

Per un Piano di Sviluppo per il Sud

Piano di investimento infrastrutturale che renda possibile una logistica veloce e snella
Piano di investimento infrastrutturale che renda possibile una logistica veloce e snella

La grave crisi che attraversa il movimento 5 stelle, la cui lista elettorale nelle ultime elezioni nazionali ha raccolto la maggioranza dei voti dei cittadini del Mezzogiorno, rende indispensabile una riflessione attenta che dovrebbe partire dall’esame incrociato tra il tipo di proposta politica fatta dai grillini nel 2018 e la domanda prevalente presente in quei territori: l’incontro tra queste posizioni ha determinato quell’eclatante risultato elettorale. In quel periodo i cittadini principalmente chiedevano alla politica un superamento dalla crisi economica del Mezzogiorno dalla quale derivava una disoccupazione record, ma parallelamente molto alta era la richiesta di presenza attiva dello Stato in tutte le sue funzioni a cominciare dai servizi per sanità, scuola e giustizia. Questa crisi in questi territori è una costante che negli ultimi decenni si era aggravata portando la grande maggioranza dei cittadini ad una sfiducia verso le rappresentanze politiche tradizionali, tutte, inutilmente scelte alternativamente più volte nella speranza di un mutamento. Cambiavano gli attori ma il copione restava lo stesso.
Oggi, a tre anni dall’ultimo evento elettorale, la domanda dei cittadini del Mezzogiorno alla politica è cambiata? Come? Questo è l’esame più importante da fare perché va considerato che il movimento 5 stelle nel parlamento attualmente in carica ha sempre governato e nei primi due governi a guida Conte ha anche dettato le scelte non solo legislative, ma anche quelle amministrative che attengono al Governo. Infatti è in vigore la legge sul reddito di cittadinanza, bandiera principale dei 5 stelle come risposta all’emergenza occupazionale, sono inoltre state compiute scelte in vari settori, a volte di grande impatto, ma quali ì risultati? I cittadini del Mezzogiorno percepiscono un Paese cambiato o comunque avviato a cambiare? Le emergenze nella sanità, nella scuola, nella giustizia, nella burocrazia sono superate o in via di supermento? La sete di maggiore trasparenza, quella di avere a fianco lo Stato, è stata appagata anche parzialmente?
La risposta è certamente negativa e il segnale più eclatante ci viene dal fatto che è stato chiamato il dott. Draghi, manager finanziario di livello internazionale, a sostituire Conte e a guidare un Governo per metà tecnico e per metà rappresentativo di quasi tutte le forze politiche. Gli indicatori statistici ci raccontano come la condizione del Mezzogiorno sia addirittura peggiorata e come le regole vigenti nel pubblico impiego, negli appalti, nella selezione dei concorsi e comunque delle acquisizioni di collaborazioni siano rimaste cristallizzate, mai sfiorate da una riforma. Del resto assistiamo in queste ore ad una inaudita crisi della stessa indiscussa leadership del comico Beppe Grillo, evento che è la risultante della caduta rovinosa del gradimento dei 5 stelle in tutti i sondaggi.
Ma se per il cittadino tutto è drammaticamente rimasto eguale o addirittura si sente maggiore peso e condizionamento da parte della organizzazione deficitaria dello Stato, quale dovrebbe essere l’offerta politica capace di candidarsi ad intercettare l’attuale domanda? Quali sono stati gli errori della gestione grillina di questi anni?
Questo il percorso culturale che occorre fare preliminarmente, ricordando che ad ogni delusione il cittadino matura con maggiore forza la convinzione che le crisi siano irrisolvibili e viene spinto verso un bivio: o adattarsi e sopravvivere all’interno del sistema che lo circonda o fuggire dal territorio ricercando altri luoghi dove vivere la propria vita.
Nel primo caso egli entra nel numero maggioritario di chi non ci pensa neppure ad andare a votare e subisce in silenzio sperando in tempi migliori, oppure diviene parte della sparuta minoranza di chi sostiene brandelli del “sistema”, cercando di sopravvivere con essi.
Nel secondo caso, con la fuga, si sarà realizzata una ferita sociale e un indebolimento del sistema sociale del territorio a cui verranno a mancare moltitudini di giovani.
Quindi chi vuole proporsi a rappresentare una svolta ed a scrivere una pagina storica per la comunità meridionale non può non partire dai dati dell’emergenza, primo tra tutti quello della disoccupazione, proponendo un correttivo che, nella diversità fondamentale rispetto a quello dei 5 stelle, rappresenti una inversione di rotta ma non la fuga da questo problema drammatico.
Occorre battersi per garantire a tutti il “lavoro di cittadinanza”, quindi l’inclusione sociale che rafforza il territorio e diviene un investimento, non una parentesi assistenziale.
Capovolgere l’impostazione della scelta grillina comporta da un lato il raggiungimento dell’obiettivo di dare una risposta ad una emergenza sociale, ma contemporaneamente realizza una inclusione oggettiva dei cittadini esclusi dal sistema economico, senza il rischio di coprire situazioni di illegalità o favorire il rifiuto al lavoro.
Rimane ovviamente da affrontare il fenomeno del ritardo strutturale del Mezzogiorno attraverso la realizzazione delle opere indispensabili ad ogni sviluppo produttivo e di quelle atte a garantire dignitosi livelli di istruzione e cura, ma occorre principalmente effettuare la sostituzione delle classi dirigenti attuali con nuovi protagonisti, figli della visione di un Mezzogiorno protagonista in un’Italia che riassume ruolo centrale nel Mediterraneo, trascinandosi anche l’Europa a cui tocca divenire nuovamente protagonista, in un bacino dove si confronteranno tre diversi continenti e dove si formerà il nuovo equilibrio mondiale.
Quindi proporsi come soggetto politico che chiede: 1 – lavoro di cittadinanza; 2 – infrastrutture e servizi; 3 – un piano di sviluppo di sistema che superi i confini delle singole regioni per divenire una offerta coordinata e forte al servizio del Mezzogiorno e, quindi, dell’intero Paese; una lotta serrata alle classi dominanti per una sostituzione radicale.
Lavoro di cittadinanza come risposta operativa e non assistenziale, nella quale i cittadini inoccupati siano chiamati a rafforzare i servizi e le produzioni, collaborando con strutture pubbliche e private attraverso un impegno reale.
Piano di investimento infrastrutturale che renda possibile una logistica veloce e snella e consenta la circolazione di persone e merci in tempi economicamente accettabili, rendendo l’intera rete portuale meridionale una piattaforma europea del Mediterraneo. Realizzazione di una sanità e di una offerta scolastica adeguata alle attuali esigenze di civiltà e di conoscenze, capace di offrirsi e divenire attrattiva anche per la domande dei Paesi che gravitano nel Mediterraneo.
Piano di sviluppo di sistema che unifichi la forza di un territorio, strategico per l’intera Europa, e parli a nome di 20 milioni di cittadini decisi a non continuare a subire il ruolo di secondo piano in una Nazione che si vuole rilanciare attraverso la utilizzazione delle uniche risorse economiche ed umane disponibili nell’intero Paese.
Lotta aperta a tutte le classi dirigenti che zavorrano il Mezzogiorno, cominciando da quelle politiche, smascherando la loro tattica di nascondere l’incapacità e la bramosia dietro le scelte penalizzanti dello Stato centrale, scelte contro cui si guardano bene dal lottare per limitarsi ad utilizzarle come alibi delle loro inefficienze.
Quindi Mezzogiorno Federato come soggetto politico che sceglie di occuparsi delle persone e delle “cose”, non ritenendo le diverse formazioni culturali dei singoli una discriminante, ma valutando principalmente come collante la volontà di battersi per lo sviluppo del territorio e delle popolazioni all’interno delle scelte di democrazia, di libertà e di tolleranza.

Mezzogiorno Federato

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