28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 09:59:00

Buonasera Sud

In lotta per raccogliere firme ai quesiti referendari

La Riforma della Giustizia

Andiamo a dare forza, con milioni di firme, ai quesiti, anche per difenderli dal giudizio della Consulta
Andiamo a dare forza, con milioni di firme, ai quesiti, anche per difenderli dal giudizio della Consulta

Più volte nella vita ho incrociato le giurisdizioni penali, civili, amministrative o tributarie, per fatti personali oppure osservando la sorte di familiari, parenti o amici, più spesso di persone o aziende che seguivo professionalmente: è sempre stata una esperienza traumatica dove prevaleva l’incertezza, l’amarezza, la sensazione di impotenza e, soprattutto, la certezza che la questione non fosse legata al fatto di avere ragione, ma di essere fortunati. La costante che rende questo incontro particolarmente traumatizzante sta nella differenza del clima che si crea quando ricorri ad un medico, un ingegnere, un avvocato, un commercialista, un tecnico agrario, un idraulico ecc. ai quali chiedi che esprimano la loro competenza e professionalità su un questione che ti riguarda e quando invece chiedi o subisci un giudizio dalla giurisdizione.
Nei primi casi citati sai che i tuoi interlocutori terranno conto del fatto che, se ti arrecano danno, potresti agire contro di loro, nei secondi, quando i tuoi interlocutori divengono giudici o magistrati inquirenti, questi sanno che, anche se sarai soggetto ad una decisione ingiusta che ti porterà come conseguenza la privazione della libertà oppure verrai danneggiato negli interessi, l’autore di questo fatto non risponderà a nessuno e nessuno potrà imputargli superficialità, ignoranza, mancato studio della vicenda: il giudizio diviene “divino”, dovrai fartene una ragione.
Ti rispondono, i chierici, che esiste il C.S.M. che vigila sulla correttezza dei magistrati; a questo dire devi solo evitare di rispondere per non essere additato come complice dei mafiosi: tieniti per te la naturale considerazione che se i medici o gli ingegneri dovessero rispondere dei loro errori sulla base di un giudizio di un organismo formato solamente di loro colleghi, eviteremmo di citarli in giudizio perché cane non mangia cane: questo è nella natura.
Questa verità elementare la compresero gli Italiani votando a favore del quesito posto dai Radicali, secoli fa: un plebiscito di buon senso. Ma il parlamento negò questo giudizio popolare votando una normativa truffa che tradì la costituzione. A margine ricordo, per evitare di essere considerato partigiano nei ricordi, che il ministro che propose questa soluzione fu Vassalli, socialista, il governo era guidato da Craxi, la maggioranza parlamentare era democristiana e socialista: la cronaca successiva ha dimostrato come commisero uno sbaglio gravissimo.
La responsabilità civile personale è un minimo sindacale per evitare errori dipendenti da superficialità o da scarso impegno sulla questione, ma anche il giudizio di merito sul lavoro svolto assume grande importanza è ha ragione l’ordine degli avvocati a gridare, in queste ore, alla ministra in carica, spesso incensata con generosità, di fermarsi nelle riforme del rito civile che guardano ai tempi ma ignorano l’accertamento della verità e la difesa delle ragioni dei cittadini: per condannare subito, per darti torto subito non occorre fantasia, soprattutto se sarà l’ordinamento ad imporlo ai giudici. Più che la velocità del rito servono più magistrati, magari presi dai ruoli degli avvocati che abbiano in maniera accertata svolto un notevole lavoro professionale (per gli Inglesi questa è la via maestra per divenire magistrati), più segretari e personale addetto e così verranno evitati i rinvii “sine die” che non dipendono dalle leggi ma dal funzionamento della giustizia.
Oggi la mobilitazione referendaria consente un grande dibattito nel quale i cittadini hanno molto da dire su fatti ormai maturi nella convinzione generale, primo tra tutti la separazione netta tra inquirenti e giudicanti, ma ogni altro quesito presenta una occasione di approfondimento e di confronto, anche se già si avvertono i richiami alla sacralità della funzione del giudice, verso la quale è blasfemo ogni giudizio che non sia di lode, unito ad un atteggiamento referenziale.
Nonostante i Palamara e gli Amara, recenti protagonisti di una vergogna inusitata, tutto sembra volersi perpetuare come accade con le religioni che non tramontano a causa del prete peccatore, ne c’è da credere che i referendum faranno bene alla Cartabia perché non le faciliteranno il compito con un parlamento dove la maggioranza assoluta è detenuta da 5 stelle, che sono cresciuti con il mito del magistrato con il fulmine in mano, assieme al PD che deve la sua stessa esistenza alla trasversalità con una parte organizzata della magistratura.
Andiamo a dare forza, con milioni di firme, ai quesiti, anche per difenderli dal giudizio della Consulta e prepariamoci ad eleggere un parlamento che in maggioranza sia composto da persone che abbiano giurato di confermarli con leggi opportune.

Salvatore GRILLO

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