27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 17:56:00

Buonasera Sud

Molti “Capo” e nessun “Maestro”

Il Mezzogiorno come risorsa e opportunità

Foto di repertorio
Foto di repertorio

Se è vero che in tempi di sofferenza sociale le masse scelgono emotivamente leader “di polso”, grazie alla pandemia sappiamo che la leadership necessita, invece, di empatia e competenza. Il rischio di azioni politiche fallimentari può rapidamente trasformarsi in crisi dell’ordine pubblico quando, la maggior parte della politica, pensa solo a consolidare il potere e la cittadinanza diventa inerte per rassegnata avversione. Se si vuole scongiurare questo pericolo è necessario cambiare strategie. Il governo Draghi ha seminato un vento che può diventare tempesta sulle sorti dei partiti classicamente intesi, e se è già evidente l’impatto su quelli del precedente governo Conte-bis, l’effetto sugli altri non tarderà ad arrivare. Draghi è la risposta alla inadeguatezza culturale ed alla incapacità decisionale della nostra rappresentanza. Per avere un governo con il compito di ricostruire la struttura economica, sociale ed istituzionale del Paese ed un nuovo rapporto con l’Europa, si è resa necessaria la figura di un “tecnico”. Anche l’incuranza verso il mezzogiorno, praticata per anni da politici orbi e superficiali, è dimostrativa d’incapacità, tanto che, per far comprendere quanto i margini di sviluppo dell’Italia siano legati a quelli del Sud, è stato necessario l’intervento della Ue. Se oggi molti sanno che il Sud non è un problema ma un’opportunità, lo dobbiamo all’Europa, malgrado Mezzogiorno Federato, già prima della pandemia, abbia indicato la strada. Il difetto d’intuizione può essere suddiviso equamente tra una destra ed una sinistra confuse, disorientate e prigioniere del passato. La sinistra rilancia il ruolo della centralità dello Stato, rilevando le necessità di sostegni, di consolidamento del settore pubblico, di disciplina della collettività e ripropone la politicizzazione del mercato. La destra, invece, rilancia l’antagonismo tra mercato e Stato, la necessità di deregolamentare e suggerisce l’utilizzo degli aiuti europei per ridurre le tasse e limitare le ingerenze. Entrambe le posizioni sono decontestualizzate. Lo Stato, infatti, non è solo espressione dell’interesse pubblico ma è un sistema di sviluppo, ed il mercato, sebbene fonte di ricchezza sociale, è anche fautore di particolarismi e generatore di disuguaglianze da correggere. La contrapposizione ideologica di destra e sinistra, inoltre, non considera che la globalizzazione e l’integrazione con l’Europa, hanno radicalmente mutato il concetto di Stato e mercato. Il governo Draghi, in questo scenario, diventa testimonianza non già della fine della politica, ma di quella politica divenuta inadeguata. Oggi più che mai all’Italia e, soprattutto, alle regioni del Sud, serve vero riformismo, competente e coraggioso. In Calabria, a nulla varrebbe accogliere i tanti accorati appelli alla fittizia unità di un centrosinistra, per lo più, smembrato nella sostanza e passivo negli intenti. Un centrosinistra sempre troppo uguale a se stesso, che ha necessità di epurarsi e mondarsi dalla colpa di avere sacrificato molti talenti sull’altare di egoismi ed avidità. C’è bisogno di proposte innovative caratterizzate da generosa interazione, anche eterogenea. Serve coltivare le affinità ed estirpare la logica dei personalismi. Occorre un progetto che unisca pragmaticamente civismo associativo, riformisti, forze cattoliche, moderati, ambientalisti e liberaldemocratici. E’ necessario agire sui sistemi e garantire semplificazioni ed operatività al servizio di obiettivi chiari. Manca una leadership che comprenda la trasformazione strutturale in atto, quella nei rapporti tra territori, tra Stato e mercati e quella sovranazionale. La sinistra e la destra, non hanno bisogno solo di idee e programmi innovativi, hanno bisogno di cambiare la loro geografia e di sfumare i confini. La contrapposizione retorica dovrà essere sostituita da sinergie funzionali. Il futuro ha bisogno di riformismo europeista che spinga alla sovranazionalizzazione ed integrazione, ma anche di attenzione alle peculiarità locali e nazionali ed a quelle risorse che garantiscano dialogo paritario con interlocutori strategici. Deve cambiare, dunque, il paradigma dell’offerta politica e servono leader dotati di lungimiranza. In questo la Calabria, può e deve avere un ruolo fondamentale, cominciando dalla scelta di leader dotati di accountability che intercettino le richieste della società e rendano conto dell’operato svolto, oltre che di “talento politico”, visione, discernimento e passione. Come ci ricorda Weber “Il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile”. La Calabria non ha bisogno di “capi” che generino sudditanza, ma di Maestri che generino talenti. D’altro canto, una delle più esatte ed affascinanti definizioni di leader è: “inventore di sogni” e qual è il miglior antidoto agli incubi del nostro tempo se non la capacità di sognare?

Francesca STRATICO’

 

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