02 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 02 Agosto 2021 alle 16:55:00

Buonasera Sud

Storie d’ordinaria ingiustizia. Il caso di Turi Lombardo

foto di Turi Lombardo
Turi Lombardo

Vogliamo spiegarvi i sei quesiti referendari raccontandovi le storie d’ordinaria malagiustizia di chi n’è stato vittima in prima persona. Tra le principali cause l’insufficienza e incompetenza di chi amministra la giustizia, mancanza di fondi e strutture adeguate, non imparzialità politico-ideologica di giudici e magistrati.

I referendum per una giustizia giusta possono rappresentare la spinta popolare per una riforma di merito e di metodo che riscriva le regole e rivisiti l’applicazione dei principi costituzionali i quali, manifestamente, sono stati violati. Il potere dell’uomo sull’uomo, capace di rovinare la vita delle persone. Quanto più questo potere diventa rilevante, tanto più si richiede una sua soggezione alla legge e al principio di imparzialità. Un obbligo che è a sua volta fonte di legittimazione del potere giudiziario oggi fortemente delegittimato.

“’STO TURI È COLPEVOLE SICURO!”
“Caro Giovanni, ti rimetto le argomentazioni svolte dal difensore di Lombardo avverso la richiesta di proroga delle indagini, non per un parere che proceduralmente non è previsto, ma perché argomentare in senso contrario comporta l’attento esame del fascicolo che è ponderoso. Mi pare poi opportuno che voi ne abbiate
conoscenza al fine di paralizzare future eccezioni di nullità. Ti sarei grato se volessi scrivermi informalmente due righe in modo da evitarmi una noiosa camera di consiglio”.

Un biglietto dimenticato tra le carte del processo che rivela con chiarezza quale sia la tempra e la professionalità di un magistrato, che osava definire “noia” quello che era un suo preciso obbligo. A scriverlo è il G.I.P. Sergio La Commare rivolgendosi al collega della Procura Giovanni Ilarda. La ”pigrizia” professionale del G.I.P. che non voleva leggere le voluminose carte processuali, costò al giudice La Commare un procedimento disciplinare da parte del Csm che gli inflisse una censura e lo trasferì al Tribunale di Trapani, come riporta l’Adn Kronos del 15 novembre 1996, per “avere mancato ai propri doveri di imparzialità, violando gli obblighi di correttezza e compromettendo il prestigio dell’ordine giudiziario”. Provvedimento, poi confermato dalla Cassazione.

A Turi Lombardo costò molto di più. Fu arrestato nel 1993 con l’accusa di presunta associazione a delinquere non di tipo mafioso. Da sempre socialista. A quindici anni entrò nella federazione giovanile del partito. E’ stato componente della direzione nazionale del Psi, assessore al Comune di Palermo e più volte assessore della Regione Sicilia e deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana. Quando gli concessero gli arresti domiciliari, restituito alla famiglia dopo 4 mesi di detenzione, Turi volle leggere tutti i giornali che avevano parlato di lui e delle accuse che venivano rivolte al docente universitario incensurato e concluse: “’Sto Turi è colpevole sicuro!” Ma lui non era quel Lombardo lì, quello raccontato in quel modo dai giornali, quello che filtrava dalle stanze della Procura. Forse un giudice veramente terzo avrebbe potuto capirlo. In ogni caso aveva l’obbligo di verificare la “condizione di procedibilità” per accogliere la richiesta d’arresto del PM. Il suo giudice terzo, si fa per dire, non aveva tempo da perdere in “una noiosa camera di consiglio”… Turi Lombardo si dimise da Assessore Regionale dedicandosi alla sua difesa insieme ai suoi legali. E’ stato processato per 10 anni, infine è stato assolto perché «il fatto non sussiste».

Ma persino l’assoluzione con formula piena ed il risarcimento dallo Stato per l’ingiusta detenzione non sono stati sufficienti a cancellare i veti contro la sua ricandidatura. Segno evidente che il giustizialismo non arretra neppure di fronte alle sentenze! “Sia nella mia che in altre circostanze ho sempre sostenuto, adesso come allora, che se la magistratura avesse semplicemente fatto il suo dovere, ovviamente esercitando i diritti che competono al magistrato, io per primo mi sarei schierato dalla loro parte”. Pensate che il caso di Turi Lombardo sia un eccezione? Vi sbagliate. Purtroppo, per la nostra giustizia, è la regola. . Il dato emerge con chiarezza dalle statistiche dell’ufficio Gup e Gip. Davanti alle richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura, i casi in cui un giudice dell’udienza preliminare disponga l’archiviazione con sentenza di non luogo a procedere sono infatti rarissimi. E sapete quale è la percentuale di accoglimento delle richieste di proroga delle indagini avanzate dai P.M.? Pressoché il cento per cento. E di rinvii a giudizio da parte dei GUP? 97%. Dunque, è la terzietà del Giudice, soprattutto del Giudice designato al controllo giurisdizionale delle indagini e dell’esercizio dell’azione penale, il cuore del problema. E c’è un solo modo per assicurare questa terzietà: separando le carriere di Giudici e PP.MM., separando i CSM, separandone reclutamento, formazione e se possibile gli stessi organismi di rappresentanza associativa. L’idea che la terzietà del giudice possa essere garantita dalla famosa “cultura della giurisdizione” ha dato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: un Paese, le sue istituzioni politiche e la sua economia, totalmente nelle mani degli Uffici di Procura.

Alfredo VENTURINI

1 Commento
  1. Lucio Domizio Enobarbo 2 settimane ago
    Reply

    dove sta scritto che con la separazione delle carriere questo non avviene? Che forse dove i procuratori sono eletti gli errori giudiziari non ci sono? il GIP in questione è stato punito, quindi un controllo c’è. La separazione delle carriere serve solo a un controllo politico dell’azione giudiziaria, in modo da salvaguardare i potenti, che il paese sia nelle mani delle procure sta solo nella fantasia di chi scrive e mentre è una realtà dimostrabile il fatto che qui le opere pubbliche costino di più che negli altri paesi occidentali e che buona parte di responsabilità in questo l’ha avuta, proprio in quegli anni, il partito del dott Lombardo.

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