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La Giustizia

Era il 15 febbraio del 1994 a mezzanotte circa, rientravo a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Trovai ad attendermi davanti al portone di casa una persona che si qualificò come sottufficiale della Guardia di Finanza. Mi disse di accompagnarlo in casa. Lì trovai altri due finanzieri che stavano effettuando una perquisizione nel mio studio, nel salotto, in cucina, in camera da letto. Mia moglie era terrorizzata. Alle due mi dissero che dovevano entrare nella stanza dei miei bambini.

Erano molto piccoli. Con mia moglie li svegliammo, erano spaventati dalla presenza di estranei che mettevano mani sotto i loro lettini, fra i loro giochi… Alle 3,00 del mattino finita la perquisizione, il sottufficiale della GF mi notificò un’ordinanza di custodia cautelare. Dovevo seguirlo in carcere. Cercai inutilmente di tranquillizzare mia moglie e i miei figli. Uscii da casa avviandomi verso il penitenziario dove trascorsi un mese di detenzione. Due giorni dopo fui interrogato dal GIP e dal PM in presenza del mio avvocato. Mi contestavano i reati di Falso e Corruzione. Inutilmente protestai la mia innocenza, fornendo tutti gli elementi utili ad accertare i fatti che mi erano contestati. Resi una deposizione esaustiva su tutti gli elementi. L’avevo già fatto un mese prima quando, dallo stesso PM, ero stato sentito come persona informata sui fatti. Alla fine dell’interrogatorio chiesi di conoscere come, quando e da chi sarei stato corrotto.

Mi risposero che stavano indagando e che avrebbero meglio precisato nel corso delle indagini. Ebbi la conferma che il mio arresto era avvenuto sul nulla! Non venni mai più interrogato in carcere e dopo un mese appresi che il GIP aveva firmato un’ordinanza di scarcerazione. Tornai a casa. Nel frattempo giornali e TV nazionali e locali avevano fatto scempio della mia persona. Ancora nessuno rispondeva alla mia domanda: come quando e da chi sarei stato corrotto. Venni rinviato a giudizio, ma la mia domanda restò inevasa. Certi PM hanno la cattiva abitudine di depositare le carte processuali in edicola… Quando un cittadino viene indagato, arrestato e carcerato con l’applicazione delle misure cautelari, non deve vedersela solo con i Tribunali. Diventa carne da macello, offerta in dono ad un “sistema sanguinario” dell’informazione. Esiste una garanzia costituzionale, sancita dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che prevede, per ogni cittadino, la presunzione d’innocenza fino a quando una sentenza, in via definitiva, non abbia stabilito il contrario. Ma di questa garanzia, concretamente non si tiene conto nell’amministrare la giustizia anche se formalmente non la si può negare. Sul fronte giornalistico, la prassi è quella dello “sbatti il mostro in prima pagina”. L’innocenza non fa notizia…, l’unico spettacolo che viene messo in scena è quello della colpevolezza.

Un “meccanismo sanguinario” che calpesta tutta una vita in un’unica e ancora non dimostrata vicenda. Nel dibattimento processuale chiesi di chiarire in cosa consistesse il falso. Il PM disse che avevo falsificato la firma del Sindaco e mi mostrò una notifica della Commissione Edilizia. Feci notare ai giudici, che la firma era la mia, e lui mi contestò che avevo firmato sotto la dicitura, “il Sindaco”. Dovetti chiarire che, la dicitura “il Sindaco”, sugli stampati predisposti per la notifica dei pareri, era barrata, e sotto di essa, compariva il timbro e la firma dell’assessore delegato, la mia. Mi sentii rispondere che dovevo smetterla di usare quel “tono saccente”… “Non è uno scienziato” è l’opinione che di lui compare in Magistropoli (di Antonio Massari edito dalla Feltrinelli 2019) una mappa “dei corridoi nelle segrete del castello, là dove agisce il potere nascosto, e vanno in scena l’umana e la disumana commedia”. Da quanto emerge dal trojan dello smartphone di Palamara, Cesare Sirignano, ex sostituto Procuratore nazionale antimafia trasferito lo scorso luglio alla Procura di Napoli per incompatibilità ambientale, sembra in preda ad una sorta di flusso di coscienza rispetto alle scelte di Unicost: “Ora si scatenerà il putiferio”.

E noi ancora non potremo parlare (perché, ndr) anche ieri abbiamo votato gente impresentabile”. “Io apprezzo lo sforzo ma se non cambiamo, non avremo da dire nulla” risponde Sirignano prima di fare il nome dell’impresentabile “Argentino”. Parlano di Pietro Argentino procuratore capo di Matera. Sulla nomina del quale, sarebbe intervenuto il funzionario dell’Interno, Filippo Paradiso (inquisito a Roma e a Potenza per traffico di influenze illecite e con buone entrature nel Csm di Palamara) il quale riferì a un altro magistrato pugliese: “È stata durissima ma ce l’abbiamo fatta a fare diventare Argentino procuratore di Matera”. Incuriosito dalle parole di Sirignano, Palamara, chiede conto della nomina di Argentino: “Mi giungono notizie pessime di Argentino” scrive a Farciniti, “abbiamo sbagliato?” “No”, gli risponde Farciniti, ex membro del CSM e presidente del Tribunale di Salerno, “lascia stare…non è uno scienziato ma un lavoratore…non amato dai politici…”».

Fra quei politici ci sono anch’io. Con la sentenza del 5 novembre 1999 fui assolto dal reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici perché il fatto non sussiste, e condannato a tre anni di reclusione per il reato di corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Le attenuanti generiche furono ritenute equivalenti all’aggravante del reato. Interdetto dai pubblici uffici per cinque anni, incapace di contrattare con la Pubblica Amministrazione, al risarcimento del danno e delle spese legali nei confronti del Comune di Taranto. Tutto si basava sul sospetto che i dirigenti della Sme avessero approfittato dei finanziamenti della reindustrializzazione per lucrare illecitamente: avrebbero acquistato un suolo a prezzo maggiorato, ottenendo, con la mediazione della dirigenza Ascom, le licenze da parte del Comune a tempo di record grazie al pagamento di tangenti miliardarie. “Perno dell’affare sarebbe stato l’assessore Alfredo Venturini, “reo” di aver provocato una seduta lampo della commissione edilizia”.

Quel parere la Commissione Edilizia l’aveva espresso a tutela dell’Amministrazione rilevando che il progetto era in variante allo strumento urbanistico e che pertanto doveva esprimersi il Consiglio Comunale. In sostanza non era favorevole e non avevo rilasciato alcuna concessione edilizia. Una tesi, questa, riconosciuta in primo grado che mi aveva condannato solo per corruzione. Ma se non avevo commesso il falso e non avevo rilasciato nessuna concessione perché avrei dovuto essere corrotto e da chi? In appello la Procura Generale chiese in parziale riforma della sentenza di primo grado di non doversi procedere nei miei confronti per estinzione del reato per intervenuta prescrizione escludendo l’aggravante. Rifiutai la prescrizione pretendendo un giudizio di merito: espressi il diritto di sapere con una sentenza se potevo considerarmi colpevole o innocente! I giudici della Corte d’appello, forse infastiditi dal mio comportamento di sfida, decisero di aprire le carte contenute nei faldoni che non erano mai stati aperti e che pure erano agli atti del processo.

Lì c’erano le prove della mia innocenza. Il 22 giugno del 2002 la sentenza: La corte di Appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, visto l’art. 605 c.p.p. in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Taranto, letto l’art. 530 cpv. c.p.p. assolve Venturini Alfredo dal reato di corruzione per atto di ufficio, perché il fatto non sussiste.

La mia “umana e la disumana commedia non era finita”. La Procura decise di impugnare la Sentenza in Cassazione, ricorso che la Suprema Corte con Ordinanza del 7 ottobre 2005 respinse ritenendolo infondato e inammissibile. Che io non abbia motivi per “amarlo” me lo riconosce implicitamente una sentenza della Corte di Appello di Lecce – Sez. dist. Di Taranto del 7 giugno 2010 che accoglie la domanda di riparazione per ingiusta detenzione: “Sussistono le condizioni e i presupposti per il riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione nei confronti di Venturini Alfredo, atteso che dagli atti processuali non possono ritenersi acquisiti elementi tali da far ritenere che il ricorrente abbia in alcun modo dato o concorso a dare causa per dolo o colpa grave all’emissione o al mantenimento restrittivo nei suoi confronti, mentre le accuse contro di lui sono risultate, al vaglio dibattimentale, del tutto prive di fondamento; che nel caso in esame…sotto il profilo professionale e patrimoniale… lo stesso ricopriva, all’interno del mondo politico tarantino, un ruolo di primo piano sia come Assessore del Comune di Taranto che come esponente del partito socialista e la contestazione dei delitti ne aveva danneggiato in maniera irreversibile l’immagine sociale, screditandolo come uomo politico e impedendogli di consolidare la brillante carriera politica avviata, procurandogli una particolare sofferenza psichica durante tutto il periodo della carcerazione anche per le sofferenze ingiustamente subite dai familiari e dalle persone a lui più vicine” “derivante dal fatto di essere stato coinvolto in una grave vicenda giudiziaria amplificata dal rilievo mediatico assunto fino a quando non è stata pronunciata la sentenza assolutoria di secondo grado, oltre ai danni materiali derivanti dall’impossibilità di lavorare e/o cercare un’occupazione nel periodo di detenzione”.

Le particolari sofferenze ingiustamente subite” insieme alla mia famiglia non tardarono a manifestarsi. Avevo tenuto psicologicamente ma il cuore, per lo stress subito cedette. Fui sottoposto ad un intervento “a cuore aperto”. Rimasi in coma per qualche giorno. Quando mi risvegliai giurai ai miei figli che avrei continuato a battermi per una giustizia giusta! La pubblicazione del contenuto dei verbali sull’affaire Amara, ideatore del cosiddetto Sistema Siracusa che, come afferma il sostituto procuratore generale di Messina Felice Lima, è “una delle più gravi, estese e spudorate corruzioni sistemiche mai realizzate”, impone di riscrivere in modo radicale e definitivo l’assetto degli uffici di procura che sono divenuti la principale meta carrieristica di tanti e, a volte, luoghi per feroci regolamenti di conti.

La mia storia di malagiustizia è lontana dagli ambienti che l’avvocato Amara è solito frequentare, ma come spesso capita, bisogna solo avere pazienza e aspettare perché, com’è noto, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Nell’ordinanza d’arresto dell’avv. Amara, firmato dal gip del Tribunale di Roma Daniela Caramico D’Auria, sono emerse tutte le società finite sotto la lente d’ingrandimento, comprese le tre dislocate a Martina Franca con nomi di professionisti, consulenti e collaboratori, alcuni dei quali tarantini. Nello studio di Amara a Roma, stando all’inchiesta a carico dell’avvocato siciliano, lavorerebbe, o avrebbe lavorato, come legale il figlio del procuratore Pietro Argentino. Davanti ai magistrati di Potenza, come riportato da la Repubblica del 4 luglio u.s. con un articolo di Chiara Spagnolo su “il sistema che avrebbe influenzato le nomine dei vertici giudiziari”, Amara ha aperto il capitolo Matera con il racconto della richiesta che gli avrebbe fatto il procuratore Pietro Argentino, fino al 2017 procuratore aggiunto di Taranto, dove si era occupato della vicenda Ilva.

L’avvocato siciliano ha affermato che, pressioni per assumere il figlio avvocato di Argentino, gli sarebbero arrivate sia dal poliziotto Filippo Paradiso sia dall’avvocato Angelo Loreto e che a quelle aveva cercato di non dare seguito: “Ne parlavo con Peppe Calafiore (suo socio), ma per noi sarebbe stato un costo». La richiesta, però, a un certo punto sarebbe arrivata dal procuratore in persona: “Argentino me lo ha chiesto in Procura di assumere suo figlio e io l’ho assunto. Ma secondo lei l’ho assunto per fare un favore all’Ilva? Come si fa a dire no a un procuratore…”. Su questa vicenda, sia il gip Amodeo sia il procuratore Curcio non sono andati a fondo. L’attuale incarico rivestito dal magistrato a Matera, semmai venissero ravvisate a suo carico ipotesi di reato, imporrebbe la trasmissione degli atti alla Procura di Catanzaro. Ma non ho dubbi: quand’anche venissero ravvisate, sarei garantista anche con lui. Ho fatto del garantismo un principio fondante della mia vita e del mio impegno civile e politico, un principio che mi consente di considerare innocente ogni indagato, fino a sentenza definitiva. Il garantismo è il mio vaccino, l’antivirus per combattere il “giustizialismo.

Chi ha scelto di non vaccinarsi inesorabilmente n’è stato colpito. Un “principio attivo” che sono fiero e orgoglioso di aver trasferirlo ai miei figli. Altri hanno scelto di essere “garantiti” e di garantire i propri … Quando Peppino Caldarola, seppe della mia vicenda giudiziaria, mi scrisse un messaggio, suggerendomi che avevo il dovere di raccontarla in un libro, offrendosi di farmi la prefazione. Purtroppo non ne abbiamo avuto il tempo. Il povero Peppino ci ha lasciati. Ammetto che mi è mancato il coraggio. Il timore che potessero provare a farmela pagare ancora una volta. Ancora di più. Quando ne esci, comunque malconcio, hai solo voglia di dimenticare. E’ un’illusione! L’angoscia che conosci nel carcere e il peso dell’ingiustizia subita, continua a costringerti, sempre. Anche da libero e assolto, te la porti dentro per tutta la vita. A volte ti assale nel sonno. Sarà per questo che dormo poco e male… Il tempo passa, cancella il rancore, ma non sana la ferita. Il trojan di Palamara e le indagini correlate hanno fatto emergere una realtà che è peggiore di quanto si potesse immaginare. La Magistratura italiana conta circa 9000 magistrati. La maggior parte pensano soltanto a portare avanti la giustizia “in nome del popolo italiano” tra mille difficoltà. Quelli come me hanno il dovere di esporsi per una giustizia giusta, in nome di un Popolo tradito. Mi riconosco in ciascuno dei sei quesiti referendari. Li firmerò come dovrebbe fare ogni cittadino che difende lo Stato di diritto. L’Europa ci chiede di riformare la giustizia italiana, gli italiani hanno il dovere di sostenere la riforma su cui sta lavorando il governo Draghi e la Ministra Cartabia. Firmare i referendum può rappresentare la spinta popolare per sconfiggere il partito delle procure, i 5 stelle di Grillo e Conte, che vanno contro Draghi e Cartabia e chi a loro si accoda per indecente opportunismo.

Alfredo VENTURINI

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