18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 11:54:00

Buonasera Sud

Quale sinistra, quale futuro per il Mezzogiorno

elezioni
Le elezioni regionali e comunali in Calabria

Le elezioni in Calabria, specie quelle regionali, si presentano sempre come un rito un po’ antico, già visto, quasi stantio, che le connotano con una vena a metà fra lo sconcerto e il farsesco. Pare siano un appuntamento che piomba giù sulla testa di cittadini ed elettori, imprevisto e fastidioso, cogliendo tutti di di sorpresa, soprattutto i dirigenti e responsabili politici, segnatamente del centrosinistra.

Nel centrodestra, infatti, i cacicchi di sempre, forti di un consenso che continua ad arridergli con assiduità tranne brevi parentesi, riescono sempre a trovare la quadra giusta con una fitta e indiscussa interlocuzione con le centrali romane. Nel Pd e nella galassia di partiti, movimenti, raggruppamenti ascrivibili all’area democraticoprogressista si procede invece fra mille difficoltà. Fra 5Stelle che vagola fra le diverse anime al suo interno: quelle movimentiste e quelle affiliate alla sistema e con più d’un gallo a beccarsi vicendevolmente; la sinistra così detta antagonista che è contro tutto e tutti, sempre; gruppi di cittadini afferenti ai sindacati e associazioni varie che scelgono il papa venuto da lontano; qualche coraggioso tentativo di iscriversi nell’albo delle novità, non si velleitario ne’ ingenuo, si deve dire, e il Pd. Forse qualcuno si è perso per strada, in questa disamina, ma il quadro è questo, essenzialmente.

Un quadro in cui il Pd brilla per più d’un motivo: intanto essere commissariato dal partito romano da mesi, da anni, quindi e di conseguenza non poter esercitare un adeguato ruolo attrattivo: centrale e di riferimento nei confronti di potenziali alleati; ancora: la paradossale quanto insostenibile sopravvivenza di quadri e esponenti ‘padrini’ e ‘padroni’ che inossidabilmente riescono ad orientare se non condizionare scelte e politiche; infine, di diceva, cadere dalle nuvole in prossimità delle scadenze elettorali e, senza il necessario rapporto di interlocuzione al suo interno così come con la società calabrese, non sapere che pesci prendere e chi e perché candidare.

L’ultima volta il commissario di turno scelse un imprenditore dell’agroalimentare, in precedenza, anni fa, spesse volte ricorse a personalità esterne e indipendenti, questa volta dopo aver ‘bruciato’ un giovane dirigente grazie a lotte interne romane ma con la complicità dei sempiterni capetti locali, cui si accennava, ha vagolato nel buio fra imprenditrici e scienziate (il verbo e’ stato: ha da essere donna) fino a fissare l’asticella su un nome gradito, c’è chi dice suggerito, dai sempiterni padrini e padroni. Quel che resta di un partito che fu, ma che forse mai neanche fu, si accampa fra le tende dell’exex presidente Oliverio, personaggio di lungo corso e uomo per tutte le stagioni che non riesce a farsi una ragione dello scorrere del tempo e vuole correre, da solo. Con un partito di cui s’e’ perduta una traccia se pur minima di insediamento territoriale e di rapporto col reale era in qualche modo inevitabile nascessero e moltiplicassero germi di dissoluzione in cerca di riferimenti altrove: ecco così che nasce la candidatura di un magistrato che operò in Calabria, sindaco di Napoli uscente, intorno al quale si coagulano personalità multiformi e afferenti a galassie che mai prima s’era supposto potessero condividere fra loro qualcosa: in nome del cambiamento e del rinnovamento si può dire tutto, è noto, poi alla prova dei fatti occorre che sia dimostrato, dalle urne e dai fatti.

Il ‘tentativo coraggioso che potrebbe iscriversi nell’albo delle novità’, guidato da una giovane donna e sorretto da importanti segmenti della società calabrese-lo accennavamo prima- fa parte di altro scenario: se finora abbiamo trattato di quello delle elezioni regionali, quest’ultimo appartiene alle consultazioni comunali di Cosenza, importante e storico termometro della realtà calabrese, un tempo ahimè passato denominata ampollosamente l’Atene della Calabria. Ebbene, nessuna novità rispetto alla designazione, anche qui, dei soliti padrini e padroni di un candidato di area laica, professionista borghese, fortemente connotato da battaglie di lungo corso, calato e imposto di botto su un tavolo intorno al quale si cercava una quadra condivisa. Qualcuno, qualcuna più precisamente, non c’è stata, con questi metodi, con i soliti padrini e padroni, e si è fatta avanti. Ha raccolto consensi e adesioni importanti e vasti ma al momento, praticamente a un mese dal voto, non è dato sapere se i tentativi di destabilizzarla e farla mettere da parte sono andati a buon fine. Guardandosi in giro ci si rende conto che quello che un tempo era connotabile come una ‘anomalia’ calabrese, ora è diffuso da per tutto e restando nel Mezzogiorno: in Campania come in Puglia, in Sicilia come in Basilicata il quadro pervenuto non consola ne’ induce a sperare, nel deserto desolato di proposta complessiva e di prospettiva. Come si fa a parlare di Questione Meridionale, così stando le cose; quale sinistra, quale movimento democratico, quale futuro per le nostre genti?

Massimo VELTRI
professore nell’Università, è stato senatore della Repubblica

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