18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 11:54:00

Buonasera Sud

Il Pnrr per una riforma della sanità calabrese

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Un laboratorio di analisi

E’ oggi più che mai ragionevole auspicare che, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, possa avere un impatto positivo sulla nostra sanità regionale, sostenendone un radicale processo di riforma. Una aspettativa che oggi appartiene all’intera comunità regionale, sulla base delle drammatiche criticità patite nel corso di oltre un decennio di fallimentare gestione commissariale della sanità calabrese, espressivo di torti subiti e diritti negati, lungo un processo di progressiva lacerazione sociale senza precedenti.

Le cause sono essenzialmente da imputare a tre ordini di fattori:

1) – Deficit strutturali consolidatosi negli anni per i vistosi tagli inferti all’ospedalità (una diminuzione dei posti letto del 40% tra il 2000 e il 2013), e al personale sanitario nel suo complesso (di oltre il 17% fra medici, infermieri, operatori sanitari tra il 2011 e il 2017);

2) – Profonda disparità socioassistenziali: nella nostra regione gli anni di vita in buona salute sono in media 52.9 raffrontati ai 67.7 del Trentino mentre i livelli essenziali di assistenza (LEA) sono ritornati a occupare l’ultima posizione a livello nazionale;

3) – Le diffuse diseconomie gestionale alimentate dall’illegalità pervasiva.

A ciò si aggiunge l’incapacità di utilizzare in quest’arco di tempo le enormi risorse che avrebbero potuto segnare un cambio di passo decisivo per il nostro servizio sanitario regionale e che cercheremo brevemente di ripercorrere. Ancora oggi, dopo tredici anni, attendiamo la realizzazione dell’ospedale di Vibo, Gioia Tauro, e della piana Sibaritide la cui realizzazione era già presente nel protocollo d’intesa del 6-12-2007 tra il Ministero della Salute e la regione Calabria, realizzazione confermata dall’accordo sul piano di rientro del debito del settore sanitario della Regione sottoscritto il 17-12-2009, con un impegno finanziario di 438.021.456 milioni di euro. Da ben oltre10 anni si attende la realizzazione delle case della salute, di cui sono stati determinati con DPGR135 del 2011, rettificando parzialmente il DGR n.740 /2009 per Trebisacce, Praia a Mare, San Marco Argentano, Cariati, Mesoraca, Chiaravalle, Scilla e Siderno e di cui risultano già ratificati gli studi di fattibilità approvati dalle ASP competenti con una disponibilità complessiva di euro 49.315.529,20. Occorre rilevare come il 20% del finanziamento totale, inclusivi dei nuovi tre ospedali e delle case della salute, risulta dedicato all’acquisto di macchinari e tecnologie sanitarie a supporto delle strutture summenzionate.

In data 30.4.2016 è stato sottoscritto un accordo di programma tra il presidente del Consiglio dei Ministri e il presidente della Regione Calabria, comprendente il nuovo ospedale di Catanzaro, il nuovo ospedale di Cosenza, il completamento del Morelli di Reggio Calabria, l’adeguamento e potenziamento degli ospedali di Crotone e di Lamezia. A riguardo, come strumento propedeutico alla realizzazione delle strutture ospedaliere summenzionate, sono stati decisi sin dal Giugno 2018, d’intesa con il Ministero della salute, gli obiettivi dell’APQ attivando i rispettivi studi di fattibilità.

Con delibera n 115 del 2.4.2019 della giunta regionale, si trasmetteva al ministero della Salute un documento programmatorio definitivo. Lo stesso atto era trasmesso con DCA 124 del 20-9-2029 con un impegno complessivo di risorse tra il primo e il secondo stralcio pari a 788 milioni. Sono ancore da annoverati gli interventi INAIL in materia di edilizia sanitaria e sociale attraverso cui con DPCM del 24-12-2018 sono stati assegnati alla Calabria 300 milioni di Euro: mentre sono ancora in fase di progettazione i lavori che dovrebbero portare al completamento dell’ospedale Morelli di RC sulla base di un intervento INAIL pari a 180 milioni di Euro. A seguire vanno menzionate le risorse inerenti il potenziamento del comparto strumentale /tecnologico: Quale il potenziamento dei reparti di radioterapia pari a dieci milioni (Legge De Vincenti) la somma pari a euro 86.488.000 inerente il programma di ammodernamento tecnologico trasmesso con DCA n.183 del 19-12-2018 al Ministero della salute.

Si è determinato un accumulo di risorse finanziarie in materia di edilizia e tecnologie sanitarie che non ha precedenti nella storia della regione la prima voce per disponibilità dell’intero bilancio regionale che ammonta complessivamente a circa 2 miliardi di Euro. Ci si rende conto di come il non aver utilizzato tali ingenti risorse abbia, di fatto, negato per l’intera comunità regionale un’enorme opportunità di crescita, con ricadute importanti di assoluta rilevanza macroeconomica.

E’ necessario, quindi, recuperare i ritardi colposi che si sono registrati in questi anni e accelerare l’utilizzo di tali risorse avviando i cantieri, semplificando e sburocratizzando l’iter operativo, così come è stato fatto per esempio in altre drammatiche emergenze territoriali (vedi Ponte di Genova). La realizzazione dei tre grandi ospedali e delle strutture sanitarie intermedie poteva in parte compensare la chiusura degli ospedali di Locri, Cariati. Giovanni in fiore, Polistena, insieme ad altri piccoli ospedali depotenziati o semi abbandonati. Né vi è stata, da parte della gestione commissariale, nessuna iniziativa compensatoria tendente a riorganizzare il lavoro delle diverse figure professionali. Avrebbe dovuto precedere la chiusura dei posti letto e tendere a riorganizzare e rafforzare nel territorio, dove necessario, un tessuto professionale incrementato anche dai colleghi provenienti dalle strutture ospedaliere dismesse, “anticipando” il percorso di transizione, una rete di strutture parallele a quelle ospedaliere capaci anche di prefigurare il percorso, la transizione dalle cure ospedaliere acute a quelle intermedie, riabilitative e domiciliari, in ambito territoriale.

Tali carenze territoriali sono coincise, in questi anni, con un processo di predazione e colonizzazione della nostra sanità. In tutta la regione, ma soprattutto nella provincia di Reggio Calabria, diversi professionisti provenienti da altre regioni (Lazio e Lombardia) hanno aperto studi privati guadagnando clienti e riscuotendo elevati onorari a causa delle lunghe liste di attesa presso i pochi ospedali disponibili. E’ bene rilevare che gli stessi professionisti usano inviare ai propri ospedali extraregionali di appartenenza i pazienti calabresi che hanno bisogno di ricovero. Gli oneri fiscali di tali prestazioni professionali sono versati alle regioni di provenienza presso i cui ospedali gli stessi professionisti inviano i pazienti calabresi che hanno bisogno di ricovero.

Il risultato e stato che attraverso “dinamiche professionali sospette” e la frequente mercificazione dei propri malati, la Calabria ha raggiunto, secondo le rilevazioni più recenti, un saldo passivo della migrazione sanitaria di oltre 320 milioni. Il disavanzo, cristallizzato nel piano di rientro, si è ridotto in questi anni in modo irrisorio, passando da 104,304 milioni di euro iniziali a 98,013 milioni, diventando pertanto una componente strutturalmente inerte in quanto incapace di determinare alcun cambio di passo nella perfomance complessiva del nostro sistema sanitario. Ciò a fronte di un sacrificio finanziario irragionevole sostenuto dai cittadini calabresi attraverso una addizionale sanitaria IRPEF e IRAP di oltre 100 milioni di Euro l’anno, quando i loro livelli essenziali di assistenza regrediscono ai livelli più bassi.

A ciò si aggiunge, da parte dei diversi presidi sanitari, il ricorrente ricorso a procedure gestionali spesso discrezionali e abusive. In una regione in cui oltre il 70% del bilancio regionale riguarda la sanità e in cui la criminalità organizzata esercita ancora un marcato controllo del territorio, la gestione del sistema sanitario richiama certamente in modo cruciale diversi interessi malavitosi. Nel parere con cui nel 2018 la prefettura della regione Calabria chiedeva al governo di sciogliere l’azienda sanitaria provinciale per infiltrazione della criminalità organizzata, si legge come quest’ultima faccia affari soprattutto grazie agli acquisti e alle forniture di beni e servizi a mezzo di reiterate proroghe, rinnovi e acquisti fiduciari a favore di imprenditori contigui alla consorteria criminale. Questo significa che la criminalità organizzata riesce a pilotare imprenditori, appalti e forniture a favore di imprenditori fidati, a volte per anni, intascando milioni di euro senza che lo Stato riesca a farci nulla.

Negli ultimi tre anni, all’ASP di Reggio Calabria, sono stati segnalati da parte della Corte dei Conti, 136milioni di euro di danni erariali. A riguardo, nel 2018, la prefettura di Reggio Calabria, nel suo parere, aggiungeva che l’infiltrazione della criminalità organizzata era resa possibile grazie alla presenza di soggetti che hanno messo a disposizione delle cosche di riferimento il ruolo istituzionale ricoperto in una ottica di totale asservimento della funzione pubblica.

L’ASP di Cosenza, d’altra parte, continua a rimanere senza bilanci perché rimangono ancora da approvare i bilanci consuntivi 2018,2019,2020 esibendo masse debitorie impressionanti, mentre l’ammontare del contenzioso arriverebbe ormai a oltre un miliardo di euro. Pertanto, durante tutti questi anni, la gestione commissariale ha determinato: una drammatica riduzione del personale sanitario; un saldo passivo di migrazione sanitaria senza precedenti; un disavanzo patito dall’intera comunità regionale attraverso una addizionale vessazione tributaria; un drammatica regressione dei livelli essenziali di assistenza giunti ai livelli più bassi nella graduatoria nazionale; la colposa non utilizzazione di ingenti risorse destinate all’edilizia sanitaria e all’avanzamento tecnologico delle stesse strutture assistenziali, e continua a restare impotente dinanzi a gravi diseconomie gestionali di oscuro e inquietante profilo.

Inseguire la riduzione del debito in questo scenario senza mai avere una visione di come correggere alcuni deficitstrutturali preesistentiè stato il gravelimite culturale e politico dei commissari ad actanominati dai diversi esecutiviche via via si sono alternati realizzando a turno un processo di progressiva alienazione espoliativa dell’intera sanità calabrese. Facciamo un esempio nel 2019 nella provincia di Cosenza sono andati in quiescenza diversi medici di famiglia con un risparmio annuo da parte dell’ASP di circa mezzo milione di euro. La somma risparmiata però è stata utilizzata per il risanamento del debito e non per ulteriori investimenti. Come si fa a mettere insieme un nuovo sistema sanitario se ogni euro risparmiato non è investito ma semplicemente tagliato!

Del resto la recente sentenza della consulta n.168 del 27-7- 2021 rileva come la ratio del potere sostitutivo dello Stato con l’istituto del commissariamento è richiesto nella fattispecie dalla tutela delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali che devono essere posseduti in tutto il territorio nazionale (art.117della Costituzione) e in cui rientrano i livelli essenziali di assistenza. Tuttavia constatata la legittimità dell’intervento sostitutivo statale nella gestione sanitaria calabrese non risulta chiaro il lungo protrarsi di tale sostituzione. Più di un decennio di commissariamento non ha risolto ma addirittura peggiorato la performance del sistema regionale sanitario che si traduce in termini concreti in una grave violazione dei diritti dei cittadini/contribuenti calabresi.

Ecco quindi che l’uso legittimo del poter sostitutivo dello Stato va affermato ma a condizione del suo corretto funzionamento e la consulta non esita a definire la vicenda calabrese come ”un unicum nel panorama nazionale” facendo emergere responsabilità dello Stato nella cronicizzazione della crisi sanitaria. E’ l’unico caso, infatti, in cui il commissariamento è proseguito nel tempo senza aver dato un benché minimo risultato positivo determinando una “doppia negatività’” imponendo ai cittadini calabresi pesanti sacrifici finanziari a fronte di un progressivo scadimento delle prestazioni sanitarie a loro erogate. Oltretutto, una azione di risanamento non può essere realizzata da un commissario che continua a servirsi di una pubblica amministrazione territoriale gravemente inadempiente per diversi aspetti. Questo modo di procedere ha portato dopo l’adozione del D: L. 150/2020 al paradosso per cui il Commissario, ancora oggi non dispone di una adeguata ed efficace struttura di supporto poiché alcuni settori di strategica importanza dell’amministrazione regionale sono del tutto privi di personale né è’ stata prevista la possibilità che il commissario fosse affiancato da una struttura extraregionale ricadendo in tal modo nell’inefficienza e nell’inquietante condizionamento ambientale che aveva a suo tempo richiamato il potere sostitutivo dello Stato.

L’assenza di una efficace struttura di supporto si è soprattutto fatta sentire nel modo con cui i vertici della nostra sanità regionale hanno affrontato l’impatto con la prima ondata pandemica producendo una grottesca aneddotica di corale incapacità organizzativa spesso oggetto di una riprovevole gogna mediatica a sfregio dell’immagine di una intera regione.

In mezzo a tutto questo ci sono stati comunque esempi di eroismo professionale durante la pandemia. Medici ospedalieri sotto organico hanno continuato a fare il proprio lavoro tra mille difficoltà senza mai fermarsi consapevoli di essere veicolo di contagio, anche per i parenti più cari aspettando per giorni di isolamento l’esito del tampone molecolare. Tecnici di laboratori che processavano i tamponi molecolari per Covid 19 hanno svolto turni di oltre venti ore. Cosenza una provincia di oltre 700.000 abitanti si appoggiava, di fatto, a un solo laboratorio quale quello dell’Annunziata per la processazione del tampone molecolare. Molti di questi problemi si potevano evitare se si fosse approvata per tempo la riforma dei cosiddetti ospedali di comunità.

Alla luce di queste considerazioni come possiamo al meglio realizzare le legittime aspettative degli investimenti di cui potrà essere destinataria la nostra regione nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza? Ereditiamo, infatti, un recente passato contraddistinto da una serie di colpe omissive nel segno dell’immobilismo e dell’inadeguatezza da parte di chi in questi anni ha governato le sorti della sanità calabrese.

Tutto questo ce lo chiediamo perché la realizzazione del piano nazionale di ripresa e resilienza in tutte le sue declinazioni dovrà esitare da un intreccio tra una iniziative di riforma che segna tangibile discontinuità rispetto al preesistente e misure di investimento dalla stessa motivate. Questa concomitanza binomiale tra riforme e investimenti correlati vale per l’attuazione e la concreta fattibilità e progressiva finanziabilità (a livello UE) del piano nazionale di ripresa e che dovrà giovarsi successivamente per la sua realizzazione operativa di ulteriori norme e provvedimenti attuativi. Occorre individuare pertanto obiettivi strategicamente prioritari che delineino un profonda riforma della nostra sanità regionale che l’attuale gestione commissariale renderebbe impraticabile intralciando sia la spinta riformatrice del PNRR che il possibile reclutamento di risorse a essa collegate.

Un processo non più canalizzato e mediato come una volta dai partiti largamente radicati nella società, ma che deve conoscere altri luoghi di dibattito e di responsabilità, quali le università, il mondo delle imprese motivate dalla conoscenza e dalla ricerca innovativa, dalle amministrazioni locali, dall’associazionismo laico, dal terzo settore, delineando l’occasione perché una nuova classe dirigente possa acquistare la voglia e la determinazione di assumersi anche oneri istituzionali facendo definitamente capire che in politica la fase populistica incompetente o somara sta per esaurirsi. La malasanità come fattore di permanente lacerazione sociale nella nostra regione, per essere sconfitta richiede soprattutto autorevolezza morale, competenza, cultura politica che consenta di individuarne la temporalità, gradualità ed equità dei rimedi.

Sebastiano ANDÒ
Prof. emerito Dipartimentodi Farmacia e SSN,
Università della Calabria

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