22 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 18:53:00

Buonasera Sud

Centralità alla Scuola nella visione di futuro

C’è bisogno di una riforma complessiva
C’è bisogno di una riforma complessiva

A gennaio 2020 il Ministero per la Pubblica Istruzione ha presentato un piano di interventi per la riduzione dei “divari territoriali”, relativamente all’istruzione. Il piano è rivolto alle scuole in difficoltà nelle Regioni meridionali: Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia. Parte dalle informazioni acquisite dallo stesso Ministero, in collaborazione con gli Enti di ricerca Invalsi e Indire, integrato dai dati forniti dagli Enti territoriali. Si rivolge a due gruppi di scuole: quelle in “forte difficoltà”, in cui mediamente il 45% degli allievi non raggiunge livelli adeguati di alfabetizzazione di base in tutte le materie; scuole”in difficoltà “in cui mediamente il 30% della popolazione scolastica non raggiunge i traguardi indicati dai programmi nazionali per l’italiano, la matematica, inglese ascolto-inglese-lettura. Tali carenze sono da riportare a disfunzioni della stessa scuola che non si dimostra capace di esprimere risposte adeguate; a disagio economico della famiglia; a disadattamento sociale del minore. Comunque è da considerare che in gran parte delle scuole italiane, al Sud più che al Nord, gli standard di competenza riferiti alla lingua italiana, ma soprattutto alla matematica e alla logica sono al di sotto della media europea. Le conseguenze, immediate, di questo stato di fatto, sono che una larga fascia dei nostri laureati mostra difficoltà nella comprensione adeguata di un testo, nella elaborazione di un testo. Solitamente, gli errori sono di sintassi, di grammatica, di ortografia, manca l’uso appropriato e funzionale del lessico. Altro limite, riscontrato nella nostra scuola, è da riportare alla scelta, dei ragazzi e delle loro famiglie, nel passaggio dalla scuola superiore di primo grado, a quella superiore di secondo grado.
Nell’anno scolastico 2020-21 c’è stato un trend in crescita verso i licei, soprattutto scientifici e classici. Le iscrizioni sono state del 56,3%, contro un 30,8% di preferenza per gli Istituti Tecnici, solo un 12,6% di ragazzi ha scelto gli Istituti Professionali. Responsabile è da ritenersi una carente informazione? Mancanza di adeguato orientamento da parte delle scuole? O forse una scelta determinata dal comune sentire? È convinzione diffusa che solo i licei garantiscono una formazione adeguata al conseguimento di una laurea e, di conseguenza, ad un buon posto di lavoro. Gli Istituti Tecnici sono considerati di serie B, rispetto ai licei, di serie A. Per onestà intellettuale, bisogna dire che la Scuola italiana, tutta, ha ampiamente dimostrato di saper esprimere grandi eccellenze, riconosciute tali anche a livello internazionale.
La complessità dei problemi, da affrontare e risolvere, nasce nella scuola di massa che soffre della mancanza di opportunità e progettualità adeguata, di relative risorse economiche per rimuovere gli ostacoli, così come prescrive la nostra Costituzione. Il Ministro della Pubblica Istruzione, Patrizio Bianchi, sta affrontando situazioni di grande problematicità per consentire un normale avvio di anno scolastico. Ci sono gli ostacoli provocati dal Covid; la mancanza di personale da reperire, così come, “fatalmente” avviene da anni, questa faccenda è divenuta materia di studio nei libri di storia contemporanea.
L’Europa avanza sollecitazioni, pressanti, per una scuola italiana che sia di qualità, in grado di essere determinante per il nostro sviluppo economico e sociale. Questo è il tempo giusto per avviare riforme epocali. Alla Scuola si deve assegnare centralità nella visione di futuro. La pretesa sociale è che gli interventi siano incisivi, di Riforma seria non approssimativa, non determinata dai desiderata di fazioni, interessate solo alle individuali convenienze. Un primo, importante cambio di prospettiva è stato delineato per gli Istituti Tecnici Superiori. Dal Recovery Fund arriverà un investimento per 1,5 miliardi di euro in 5 anni. La Confindustria mostra grande interesse per tale investimento e chiede si dia l’avvio ad un progetto di collaborazione tra privato ( mondo del lavoro) e pubblico (Istruzione, Ministero del lavoro, Ministero dello sviluppo economico). Questo avviene in altre realtà dell’Europa, soprattutto in Germania dove tale rapporto è prassi consolidata già da parecchi anni. Le imprese italiane, in un terzo dei casi non riescono a trovare il personale di cui hanno bisogno. La nostra scuola non è ancora in grado di supportare il processo di trasformazione tecnologica in atto, con un numero di tecnici adeguato alla domanda, che abbia competenze relative alle nuove esigenze di lavoro. Il sistema Italia ha bisogno di figure professionali nuove ed evolute, tecnici che sappiano intervenire in ambito automobilistico; addetti alla promozione e gestione del patrimonio culturale, per lo sviluppo del turismo; tecnici da impiegare nel settore della produzione agro-alimentare; in campo elettronico, informatico, meccanico. Con gli atenei si deve ragionare su lauree industriali, manifatturiere, partendo da una co-progettazione che non può non coinvolgere le imprese. È d’obbligo una ampia e corretta informazione, per consentire una inversione di tendenza nelle iscrizioni scolastiche, anche di quei ragazzi inclusi nel numero delle scuole denominate “in difficoltà”. Al Ministro Bianchi si chiede un atto di grande coraggio: alla scuola non bastano interventi tampone. Si deve intervenire con un progetto di insieme, di riforma complessiva, realmente incisiva per qualità, garantendo pieno diritto a tutti nella scuola di Massa. La riforma parta dalla scuola dell’infanzia fino all’università.
Siano punti qualificanti:
– obbligo scolastico fino a18 anni;
– riordino dei cicli;
– revisione dei programmi;
– formazione degli insegnanti in ingresso nella scuola;
– aggiornamento degli insegnanti, svolto in presenza, e in itinere durante tutti gli anni di servizio;
– verifica delle competenze e degli apprendimenti acquisiti dagli alunni;
– verifica della progettualità complessiva della scuola; in un rapporto di collaborazione con gli Enti preposti, e con esperti esterni alla scuola, in presenza sui territori. Tempo addietro c’erano gli ispettori scolastici, a loro era affidato anche l’aggiornamento;
– garanzie di nuova centralità per gli insegnanti nel processo educativo. La presenza dei genitori negli organismi collegiali della scuola, spesso si è tradotto in prevaricazione, talvolta lesivo della autorevolezza dei docenti;
– coordinamento reale, produttivo, tra le scuole di ogni ordine e grado e l’università;
– verifica oggettiva degli standard di qualità raggiunti dalle università con l’introduzione di un sistema di premialità;
– valorizzazione delle università del Sud, per arginare la fuga degli studenti del Sud verso il Nord che ha come conseguenza la fuga dei cervelli verso sedi universitarie di prestigio, al xNord, con partenze, spesso definitive.
Le nostre Università diventino attrattive per studenti del territorio nazionale e non solo, per studiosi di grande valenza internazionale. Il progresso di questo tempo contemporaneo, è in continuo divenire, è veloce, vincere la sfida di precederlo, costruisce futuro.

Libera FALCONE

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