26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 14:46:00

Buonasera Sud

La semplificazione amministrativa nella Pubblica Amministrazione

Trasformazione digitale
Trasformazione digitale

È un concetto molto elementare, ovvero eliminare i passaggi inutili o troppo onerosi delle pratiche in modo da evitare al cittadino od all’impresa di dover compiere azioni che comportino perdita di tempo o spese inutili.
Dagli anni ’80 del secolo scorso, ovvero da quando i computer hanno iniziato a compiere operazioni che sino a non molto tempo prima richiedevano l’acquisto di molte, costose e differenti, apparecchiature specializzate, le industrie prima e le pubbliche amministrazioni successivamente hanno iniziato processi di automazione e riorganizzazione trasformando radicalmente il lavoro, fino ad allora prevalentemente manuale. Erano i primi approcci alla trasformazione digitale, il processo attraverso il quale l’uso della tecnologia migliora radicalmente le prestazioni di un’organizzazione.
Ma la trasformazione digitale è un processo articolato nel quale non basta conoscere le tecnologie, ma dove è fondamentale avere una chiara strategia digitale per poter plasmare il futuro di un’organizzazione reinventando e semplificando uno o più aspetti di un’organizzazione .
Oggi, dopo oltre quarant’anni, le tecnologie hanno avuto evoluzioni inimmaginabili modificando radicalmente i modelli di lavoro, migliorando i processi, eliminando molti lavori ma allo stesso tempo creandone di nuovi, tuttavia, mentre fino alla metà degli anni ’90 del secolo scorso le pubbliche amministrazioni hanno avuto una funzione trainante, negli ultimi 25 anni è successo poco sul fronte della semplificazione reale (non quella annunciata dai diversi governi della Repubblica).
L’Amministrazione digitale, così come definita dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e da altre norme più recenti, è divenuta il nuovo archetipo delle burocrazie moderne che devono rispettare i seguenti requisiti:
• Trasparenza ed accessibilità totale (dlgs 33/2013);
• Semplificazione amministrativa (legge 241/90; legge 150/2000; legge 183/2011,art. 15; DL 90/2014; piano del governo sulla semplificazione (2015-2017);
• Formazione dei dati e dei documenti “esclusivamente” e “nativamente” digitali e nel rispetto dei requisiti di cui agli artt. 50 e ss del CAD e dell’art. 6 del dlgs 33/2013;
• Dati aperti e condivisione dei dati;
• Erogare servizi in rete e rispondere alle istanze digitali dei cittadini e delle imprese.
Con questi requisiti si poteva (CAD 2005-2015-2021) e si può ancora transitare verso l’amministrazione digitale con risparmi a livello nazionale (per ridondanza di dati, di procedure, processi, di istanze, di documentazione allegata, per tempo dedicato alla burocrazia da parte di cittadini e imprese, per uso limitato di carta, per conservazione dei dati in modalità digitale in sostituzione di archivi fisici costosi ed inutili perché non funzionali, ecc.) pari a 20 miliardi di euro/anno(dato Confindustria)
L’art. 12 del CAD indica nella dirigenza l’attuazione del CAD con una valutazione proprio per l’attuazione in questione. Tuttavia se il criterio di valutazione non è chiaro e semplice (come potrebbe essere una chiara direttiva che dica che ogni dirigente “deve” semplificare almeno un processo amministrativo all’anno, altrimenti la parte variabile della retribuzione non verrà corrisposta) è difficile scardinare il modello attuale per il quale un dirigente è importante tanto quanto il numero di persone che ha alle proprie dipendenze.
Eppure la norma prevede che, oltre alla responsabilità amministrativa, il dirigente è responsabile per il danno economico arrecato all’amministrazione (allo Stato e ai cittadini) per i costi rilevanti a causa della mancata semplificazione e digitalizzazione, per la ridondanza dei dati/documenti, per la gestione doppia (analogica e digitale) delle procedure e degli archivi e dei servizi, per la gestione delle risorse umane utilizzate su sistemi documentali e procedimentali inutilmente complessi, lunghi, costosi. Tuttavia non mi risulta alcuna causa in tal senso intentata
da cittadini o imprese.
La Trasformazione Digitale della Pubblica Amministrazione oggi: Senza entrare nel dettaglio del piano “Riprogettiamo il rilancio”, una frase presa dall’ultima relazione al Parlamento sintetizza la strategia per la trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione: «Offrire una visione per il futuro. Ideare una strategia digitale chiara e coerente è il primo passo verso una riuscita trasformazione digitale. Enunciare le caratteristiche di un’organizzazione dell’era digitale: governance focalizzata sull’utente a tutti i livelli organizzativi, processi che sfruttano il potenziale dei dati e collaboratori entusiasti e ambiziosi. Comunicare chiaramente quella visione al personale».
Cosa non ha funzionato sino ad oggi nella Pubblica Amministrazione?
La Pubblica Amministrazione si basa su cinque basi dati, di cui semplifico i nomi per maggior comprensione:
• Anagrafe dei cittadini (ANPR);
• Anagrafe delle imprese (Registro imprese);
• Archivio degli immobili (catasto e urbanistica comunale);
• Anagrafe dei veicoli;
• Anagrafe tributaria (Agenzia entrate);
• Casellario giudiziario;
• Archivio delle infrastrutture (strade, ponti, etc.);
• Archivio del territorio (rischi idrogeologici, sismici, etc.).
Queste basi dati fondamentali si declinano poi in ulteriori banche dati utili per servizi specifici (es. sanità, protezione civile, immigrazione, censimento dei ponti o delle zone a rischio), ma tutte queste basi dati sono utili se interconnesse ed al servizio di tutte le Amministrazioni che devono utilizzare questi dati. Una cosa che non ha funzionato è certamente l’assenza di condivisione. In assenza di una reale cabina di regia permanente tra il Ministro dell’Innovazione e gli altri Ministri è difficile garantire una strategia partecipata che porti a norme condivise, chiare, semplici che fungano da linea guida per tutti. Eppure l’art. 117 comma r garantirebbe allo Stato proprio il coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale.
È altrettanto evidente che senza che ogni singolo ministero abbia una cabina di regia, che coinvolga tutti gli Enti controllati o le aziende di servizio pubblico che operano sulla base di norme nazionali, è complicato semplificare i processi (basta vedere la difficoltà ad ottenere la conformità urbanistica per il superbonus 110% dai Comuni nonostante il catasto dell’Agenzia delle Entrate abbia i dati, ma non utili e sufficienti sulla base dalla normativa vigente).
Stesso ragionamento per gli EE.LL. senza una forte regia da parte del Ministero competente e delle Regioni è difficile ridurre il numero di sistemi informativi locali e rendere omogenei e digitali i servizi resi ai cittadini ed alle imprese. È di questi giorni il grido di allarme di alcuni giornalisti specializzati in merito al piano sul “Cluod nazionale” promosso dal Ministro Vittorio Colao. Nonostante stavolta, dopo
innumerevoli anni in cui le norme hanno previsto la trasformazione digitale senza ulteriori oneri per lo Stato, i soldi per gli investimenti ci siano, sembrerebbe che i progetti non arrivino.
È tempo che la “politica”, a tutti i livelli dia un forte impulso alla dirigenze. È per ilbene delle generazioni future.

Prof. Enzo CHILELLI
Docente Unitelma Sapienza

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