26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 15:57:00

Buonasera Sud

La Calabria tra fallimento del Pd e nuovi Masaniello

elezioni
Le elezioni regionali e comunali

Avventurarsi in un’analisi del sistema politico e delle alleanze in Calabria, in vista delle elezioni regionali e di quelle comunali a Cosenza, l’unica città capoluogo in cui si vota, è impresa ardua. Due certezze da cui partire, però, sussistono: in primo luogo, l’unità tra le forze politiche di centrodestra, che magari fibrillano nei mesi precedenti per poi ricomporsi al momento elettorale; in secondo luogo, la balcanizzazione dei partiti (si fa per dire!) e movimenti di centrosinistra, che si presentano al vaglio dell’elettorato fatalmente divisi, addirittura con tre candidati presidenti nella competizione regionale. Come accade a livello nazionale, e quasi sempre nelle regioni, le coalizioni di centrodestra non esprimono un programma e contenuti progettuali condivisi tra i partiti che le compongono, ma, quando si tratta di conquistare postazioni di potere, miracolosamente si aggregano, mettendo spesso in campo compagini eterogenee ricche di personalità discutibili per spessore politico, per coerenza, per visione e per competenza.
Nel centrosinistra, invece, si assiste a guerre intestine per bande, causate da inguaribili personalismi e si registra, soprattutto, il fallimento del Partito Democratico, la cui dirigenza nazionale è distante dai territori, che pensa di poter dirigere politicamente con l’invio di pro-consoli che, assolutamente incapaci di leggere le realtà locali ignorandone spesso l’articolazione e la storia, finiscono per affidarsi a qualche sopravvissuto gerarca delle organizzazioni della ex sinistra.
Del resto, che pensare di un soggetto politico, l’unico che in Italia si definisce partito, il cui segretario si candida ad elezioni suppletive senza utilizzare
il proprio simbolo?
Non essendo interessati ad analizzare la coalizione di centrodestra, come riformisti ci fermiamo a riflettere su quanto sta avvenendo in Calabria nel centrosinistra, che dovrebbe essere, in condizioni di normalità, il nostro campo d’azione. Ictu oculi, l’analisi evidenzia l’incapacità del Partito Democratico di governare i processi politici, il suo inesistente rapporto con i territori e con i soggetti collettivi da sempre vicini alla sinistra, il suo approccio referenziale e centralista, la sua incapacità di favorire il rinnovamento delle classi dirigenti, con la conseguenza ineluttabile di doversi affidare ad antichi gestori di tessere, protagonisti di politiche trasversali, che non si preoccupano certo dell’annunciata sconfitta, sapendo che l’avversario vincitore, preferibile a pericolosi competitor interni, li assocerà in modo occulto nella gestione del potere.
Questo stato di cose ha annullato la naturale centralità del PD per formare e guidare coalizioni autenticamente riformiste ed ha determinato la frantumazione del centrosinistra, che si presenta con tre candidati alle elezioni regionali e tre candidati a sindaco di Cosenza, favorendo così il sicuro successo del centrodestra a livello regionale, dove si vota a turno unico, ed il probabile successo dell’alleanza conservatrice per la guida della città bruzia. A nostro modesto avviso, la vera ragione di questi disastri annunciati sta nella scelta operata da Letta, e dal suo pro-console Boccia, di appoggiarsi ad una parte del PD calabrese, in sella da quasi trent’anni e protagonista delle politiche trasversali di cui si diceva, con la conseguenza di allarmare la pubblica opinione e di causare la divisione di forze e movimenti progressisti. Il grave errore della dirigenza nazionale del PD ha allontanato dall’alleanza personalità, movimenti, associazioni e semplici elettori delusi dalle scelte imposte da Roma.
Il vuoto politico che così si è determinato è stato prontamente occupato dal messaggio populistico e demagogico del sindaco di Napoli, De Magistris, moderno “Masaniello” di estrazione non popolare ma castale. La gestione proconsolare del PD, inoltre, ha indotto l’ex presidente della regione Oliverio ed i suoi seguaci a combattere una solitaria battaglia. Pur non condividendo tante cose della gestione Oliverio, dobbiamo dire che un approccio autonomista e civico, portatore di contenuti programmatici e progettuali innovativi, avrebbe potuto rappresentare in Calabria, e nella città di Cosenza, una necessaria sollecitazione per la realizzazione, in futuro, di un’alleanza di centrosinistra costruita all’insegna del rinnovamento dei metodi e delle classi dirigenti. Un’iniziativa di questo tipo, però, andava preparata per tempo coinvolgendo associazioni culturali, corpi sociali progressisti, personalità della società civile, giovani, donne e dirigenti politici autenticamente riformisti.
Uguale iniziativa andava costruita per la città di Cosenza, non lasciando sola, anche se sostenuta da tante espressioni qualificate e volenterose della società civile, una coraggiosa e capace dirigente, espressione del riformismo cattolico-democratico che tanto ha dato a Cosenza insieme alla cultura ed alla pratica di governo socialista. Con una decisione calata dall’alto, si è preferito puntare, invece, su figure indicate dai campioni del trasversalismo calabrese, figure che pretendono di rappresentare culture che si sono sempre distinte per l’autonomia decisionale di chi le ha rappresentate e non certo per subalternità. È del tutto evidente, che stando così le cose, dalla classe dirigente che uscirà dalle elezioni è arduo sperare un impegno serio per definire, a livello istituzionale, un patto federativo a costituzione invariata tra le regioni meridionali, per programmare e gestire insieme utili politiche per colmare i ritardi calabresi nel settore delle infrastrutture e della logistica, per potenziare scuole ed università, per la ricerca e per l’innovazione tecnologica, per una sanità realmente al servizio del cittadino e del territorio e per il rilancio dei settori industriale e dei servizi, in grado di favorire la creazioni di posti di lavoro per dare una speranza di futuro a tante donne ed a tanti giovani.

Sandro PRINCIPE
già deputato e sottosegretario al Ministero del lavoro e della previdenza sociale

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