21 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Ottobre 2021 alle 16:57:00

Buonasera Sud

Unire il Sud attraverso lo strumento federativo

La strategia per dare forza al Mezzogiorno
La strategia per dare forza al Mezzogiorno

La pandemia ha gonfiato il deficit pubblico e ha frenato le produzioni. Il FMI stima che dal 4% del 2019 sia cresciuto sopra il 10% nel 2020 e del 9% nel 2021, portando i debiti pubblici, rapportati al Pil mondiale, a crescere di 15 punti sfiorando il 100%. E’ maggiore nei Paesi avanzati, dove le politiche di protezione dalle conseguenze del Covid, sulle famiglie e imprese, sono state più intense. Negli States il rapporto debito/Pil era al 108% nel 2019, è previsto al 133% quest’anno, e al 135% nel 2026. Per l’Italia, negli stessi anni le stime vanno da 135% a 157% del 2021, nell’insieme dell’area euro da 84% a 98%, con un prevedibile leggero calo a 151% nel prossimo quinquennio.
Dopo la fine della pandemia, quando finirà continua a rappresentare un’incognita, oltre l’arresto delle spese eccezionali, la crescita dei Pil, incoraggiata dalle politiche anti-crisi e dalle loro conseguenze sulla produttività, porteranno a contenere la proporzione degli indebitamenti rendendoli “sostenibili”, tali da poter essere rifinanziati e remunerati senza provvedimenti eccezionali.
La sostenibilità dei debiti dipende comunque molto dalle aspettative. Dati e parametri sono importanti ma è l’opinione dei mercati sulla capacità e volontà dei governi che tende ad autorealizzarsi. Anche per questo, conviene monitorare la qualità delle spese che alimentano ed è cruciale che le politiche di bilancio convoglino risorse verso investimenti produttivi e innovativi. La gara sulla qualità della spesa è la vera garanzia di una prolungata sostenibilità dei debiti. Il campo su quale dovrebbe misurarsi la capacità di macroeconomisti e analisti finanziari di valutare tale qualità, quella degli elettori di pretenderla, quella della politica e delle Istituzioni di realizzarla.
Nell’Unione Europea continua il confronto/scontro sul debito e sul Patto di Stabilità e Crescita. La riforma delle regole è controversa, sia perché alcuni Paesi vorrebbero una disciplina più severa, nuova ‘Lega Anseatica’ (Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Repubbliche Baltiche), altri meno rigida.
Paschal Donohoe, presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze irlandese, pur non volendo alimentare le tensioni tra Paesi, ha condiviso la posizione di Italia, Francia e Spagna sugli investimenti verdi, sostenendo che “ripensare il patto di stabilità e crescita dell’Ue è il compito di tutti i 27 ministri delle finanze dell’Ue e il come investiamo in un futuro a basse emissioni di carbonio deve essere considerato in questo dibattito sulle regole del patto di stabilità.
La partita sugli investimenti diventa la chiave di volta di una nuova politica economica. Il Mezzogiorno, cuore dell’Europa unita nel Mediterraneo, con le sue risorse umane, culturali ed economiche potrebbe dare un forte contributo al rilancio dei fondamentali economici del Paese a partire dal Pil. Grandi opere e manutenzioni e risanamento del territori, formazione ad ogni livello, sanità territoriale, ZES, transizione ecologica, miglioramento produttivo e qualitativo dell’agroindustria, sostegno fattivo alla ripresa turistica, concentrando gli interventi in questa grande piattaforma economica e logistica euro-mediterranea, protagonista del nuovo modello di sviluppo. Espandere lavoro e servizi produttivi, anche integrando, assorbendo, alternando le forme di reddito spesso assistenzialistiche, utilizzando tutte le possibilità per creare lavoro stabile e produttivo in tutti i settori, pubblici e privati.
La Siderurgia italiana per reggere la concorrenza internazionale va sostenuta soprattutto al Sud facendo coesistere produzione, lavoro, ambiente. Con la ricostruzione che prima o poi dovrà partire in Siria, Iraq e Libia e con lo sviluppo che dovrà rafforzarsi in altri Paesi petroliferi mediorientali, impegnati a diversificare le proprie economie, l’acciaieria di Taranto potrà fornire grandi quantità di materiali utili ai quei processi.
Il Nuovo Polo tecnologico e ambientale di Taranto, Il ponte sullo stretto, il sistema portuale del Mezzogiorno, la riqualificazione dell’area metropolitana di Napoli, le Zone Economiche Speciali (ZES) come veicolo di penetrazione dei porti verso l’interno delle specificità territoriale, sono i capisaldi dai quali siamo partiti mettendo i piedi nel piatto del PNRR e più in generale della Next Generation EU, interpretando il civismo federativo delle comunità. Uno spazio che si misuri con il senso concreto della democrazia governante, definisce i suoi interessi, non li fa condizionare da scelte ideologizzate e da convenienze di parte. Comunità che si uniscono per comuni interessi, funzioni, identità, bisogni, ed attraverso le istituzioni riformate ed esprimono strategia di Governo e funzioni amministrative che rispondono alle esigenze locali e globali.
Nel Sud, la vecchia politica arranca e a mala pena riesce a mettere intorno ad un tavolo il tornaconto delle ambizioni personali. C’è un’ambizione collettiva che non riesce ad interpretare: unire il Mezzogiorno per dargli voce e forza attraverso lo strumento federativo assuma un ruolo di rinascita e protagonismo strategico del Mezzogiorno centrale nella formazione del nuovo Continente euro Mediterraneo.
Uno spazio che si misura con il senso concreto della democrazia governante, definisce i suoi interessi, non li fa condizionare da scelte ideologizzate e da convenienze di parte. Comunità che si uniscono per comuni interessi, funzioni, identità, bisogni, ed attraverso le istituzioni riformate ed esprimono strategia di Governo e funzioni amministrative che rispondono alle esigenze locali e globali. Se i Presidenti delle Regioni Meridionali continueranno a mostrarsi indifferenti al nostro appello saranno i referendum a dare consapevolezza e voce agli elettori.
E’ fondamentale e decisivo che il Mezzogiorno si dia una nuova classe dirigente che sappia dare sostanza di contenuti e freschezza di innovazione alle scelte civili e culturali, economiche e politiche; che sia consapevole dei processi degenerativi da combattere e dei fattori di risanamento e sviluppo da avviare come espressione del popolo attivo, della sua volontà di rinascita, del suo orgoglio identitario; per il lavoro, la giustizia sociale, l’eguaglianza delle opportunità, il risanamento del territorio, l’uso onesto ed efficiente delle risorse umane, fisiche, finanziarie, che pure sono presenti nel nostro Mezzogiorno.
Nella crisi del sistema politico, Mezzogiorno federato è nato per questo: dare alle Regioni del Sud una strategia comune, una capacità nuova di sviluppo, un risanamento della comunità e del territorio, un nuovo protagonismo economico e civile in un contesto diverso di crescita dell’Europa mediterranea.
Non più rivendicazioni, lamentele, vittimismo: ma affermazione dei diritti insieme a proposte forti per la crescita, con il Sud che pensa per sistemi e governa per progetti attraverso lo strumento federativo.
In questo numero di buonasera Sud abbiamo voluto dare prevalente spazio ad alcuni temi di cui ci siamo occupati e che riteniamo fondamentali per il dibattito elettorale sulla Calabria che purtropposi mostra più interessato alle ambizioni personali che agli interessi oggettivi dei calabresi.

Mezzogiorno Federato

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