16 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Ottobre 2021 alle 16:30:00

foto di P ietro Massimo Busetta
Pietro Massimo Busetta

Pietro Massimo Busetta è uno studioso di statistica, materia che insegna all’università di Palermo; da anni ci osserva rilevando le nostre inclinazioni, i vizi, le sane passioni che, per opera sua, vengono rivelate, interpretate e commentate. Ma ben conosce il detto popolare secondo il quale la statistica recita che io ho consumato 5 polli all’anno anche se non mangio questa carne e la stessa sorte tocca a chi non ha la possibilità di acquistarla e per questo la sua indagine si è fatta sofisticata e mira a darci la misura di fatti dai quali dipende la qualità della nostra vita e la possibilità di crescere economicamente e socialmente.

L’ottocento e il novecento hanno avuto migliaia di titoli di opere che disegnavano, a tinte forti, gli scontri sociali identificando nel privilegio di appartenere ad una classe l’origine delle disuguaglianze: i bambini che crescono in case colme di libri, di attenzioni e di tutele di ogni tipo e i bambini la cui biblioteca è la strada e lo stimolo principale la fame. Ebbene Busetta (nella foto n.d.r.) indaga sull’ambiente nel quale sono cresciute generazioni di meridionali e ci racconta i volumi degli investimenti in opere pubbliche per infrastrutture come strade e autostrade, ferrovie, porti e aeroporti ma dietro questo ci sta il divario per le scuole di ogni ordine, gli ospedali e ogni tipo di servizio come gli asili nido o l’assistenza agli anziani. Le principali scelte che hanno comportato massicci investimenti vengono analizzate e localizzate e da questa raccolta di cifre viene fuori una realtà agghiacciante che combacia con la fotografia di due italie e dimostra come l’intera società meridionale e, ovviamente, i suoi giovani siano stati privati, ogni anno di più, delle possibilità di crescita, spesso anche di quella di mantenere i livelli esistenti di produzioni di beni e servizi. Il lupo arrogante ed insaziabile in questo libro viene raccontato in tutti i principali momenti nei quali ha fatto valere la sua prepotenza, da ciò ne esce giustamente colpita l’intera classe dirigente che ha guidato il paese, con una precisa individuazione delle principali scelte dalle quali non poteva che derivare il declino dei territori meridionali. Numeri terribili ed implacabili contro i quali impossibile contraddire, potranno, lor signori, scegliere solo il silenzio che minaccerà di colpire anche questo libro (non casuale non averne letto sui grandi quotidiani o visto nelle tv), libro che regala al dibattito le ragioni del Mezzogiorno a cui spetta una grande opera di perequazione.

Ma come potrà avvenire questa azione di redenzione? Busetta non si ferma ad indicare i colpevoli nella classe dirigente nazionale, la sua accusa, forse più dura, la riversa su quella meridionale, complice perché corrotta o perché incapace. Quindi l’autore pensa ad un ricambio generale di classi dirigenti, probabilmente con una nuova schiera di cittadini che scelgano la via dello sviluppo a cui i territori possono essere legati in un memento nel quale il Mediterraneo torna ad essere un luogo di incontro del commercio mondiale. Suggerisce un Mezzogiorno, con i suoi porti e i tanti fattori economici disponibili, protagonista di una fase di nuovo grande sviluppo, l’unico possibile in una Italia che ha il nord ormai intensamente utilizzato e in molti aspetti stanco e superato. E sulla indicazione delle molte cose da fare l’autore si sofferma dando indicazioni precise, tra le quali come accrescere il capitale umano, sulle ZES manifatturiere, sulla logistica, sul ponte sullo stretto e tanto ancora. Una occasione per tutti per salvare l’agnello e ricacciare il lupo nella foresta: questo libro sembra essere la colonna sonora di ciò che Mezzogiorno Federato vuole sostenere, un vangelo dal quale potere trarre tanti spunti capaci di dare forza alle nostre ragioni. Busetta conclude il libro, la cui presenza ritengo indispensabile in ogni casa, con questo grave avvertimento: “Il lupo potrà continuare a dire che l’agnello gli sporca l’acqua anche se sta sopra, ma forse qualcuno dovrà prima o poi ricordargli che potrebbe essere a rischio estinzione. E poiché è nella sua natura essere predatore, il Mezzogiorno deve attrezzarsi per difendersi. Evidentemente sin ora non lo ha fatto sufficientemente, dai nemici interni e da quelli esterni, non dimenticando che non si distribuiscono pasti gratis, ma anche che un vecchio proverbio siciliano dice: «A cù ti leva u pani, lèvaci a via»”.

Salvatore GRILLO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche